Waters e Isgrò – Il libero arbitrio

Musica

Dino Campana nei Canti Orfici chiamava semplicemente l’Elemento tutto ciò che era elemento naturale: quel che fa della Natura al contempo una bellissima, misteriosa madre e una matrigna pluriomicida.

Pochi sono invece gli elementi che al giorno d’oggi possono emozionare chi ama la musica da almeno una quarantina di anni. One of the few, che arriva proprio come uno tsunami emotivo, è la pubblicazione di un nuovo album di Roger Waters, a tanti anni di distanza dal capolavoro Amused to death. E ancora una volta proprio come l’elemento naturale, che ci può connettere alla bellezza dell’universo tanto quanto ucciderci in un secondo, tale notizia è gonfia sia di meraviglia che di paura. Proprio perché potrebbe essere un pezzo nuovo della nostra storia di appassionati (o almeno un elettroshock nostalgico rispetto a quanto questo artista ha saputo dare), ma potrebbe anche deluderci e lo si sa – chi ha scritto The final cut, Pigs on the wing, If, Perfect sense I & II o Shine on you crazy diamond, non dovrebbe farlo mai!

È il caso a farmi vedere in un negozio di dischi a Modena (negozi di dischi, resistete! Resistete! E voi, acquistate, maledetti!) la bella copertina di Is this the life we really want?. Lo guardo dalla vetrina, accanto a una persona cara alla quale spiego subito, tutto emozionato, che la copertina cita in un certo senso il mondo artistico di Sol Lewitt ma, in particolare, quello del nostro Emilio Isgrò.

Con la solita strategia della figura retorica della preterizione, non affermerò che se Isgrò  fosse stato francese, inglese, o americano, sarebbe noto quanto Jeff Koons o la Abramović. Il gol della sua vita artistica fu nel prendere testi e cancellarne la maggior parte attraverso la semplicità e l’originarietà di una riga nera, che valesse come una retta la quale, potenzialmente, continui verso l’infinito. Il destino delle poche parole su cui non scorre la linea nera, le parole salvate – riscattate all’oblio, come scriverebbe Benjamin – è denso di significati e si attorciglia attorno al bene e al male di tutto il nostro mondo:  i termini che rimangono sono i salvati.

E salvare è un verbo bellissimo, un verbo di rivolta, perché si oppone a un rifiuto della maggioranza. Ma salvati vuole anche dire selezionati; così come il nazismo voleva selezionare gli ariani. Poi: si tratta di una forma di spartito, di ritmo musicale in cui forse sta solo a noi decidere se le parole rimaste leggibili, siano le pause o le note. Ed è anche un alfabeto visivo, come quello di Haring: concettualmente a più dimensioni, perché utilizza non figure ma il mero alfabeto della lingua che è altrettanto – anche se non lo percepiamo come tale – puro segno visivo, pura forma, tanto quanto gli omini stilizzati del grande americano succitato. Parola che torna segno che torna a sua volta segno alfabetico: cioè, la parola, di nuovo! Ma ritornata vergine.

Facile desumere che sarebbe bello parlarne ancora per un po’. Come anche di Waters! Il fatto è che  sfogliando virtualmente il cellulare, leggo che le parti in causa italiote si sono rese conto del plagio/citazione o estrema somiglianza che sia (vedremo come andrà finire – io spero nell’eleganza). Diverrà una questione estetica e di copyright a livello internazionale? O una bolla d’aria all’italiana? Mentre fa chiaramente capolino, per noi piccole vedette lombarde di dispute inerenti alla bellezza, il dubbio se Roger Waters sapesse o non sapesse.

Egli è uomo di cultura variegata e se di certo non lo immaginiamo con la pipa, in un club d’alto borgo per soli uomini inglesi, leggersi per l’ennesima volta l’Hardy, altrettanto di certo è legittimo ipotizzare che la sua curiosità l’abbia potuto spingere a conoscere l’opera di Emilio Isgrò; qui, Piero Ciampi, la cui incredibile qualità poetica è contrassegnata da molti elementi inaspettati all’apparenza quanto fondativi (ad esempio, una forte dose di pragmatismo) ci chiederebbe cosa resta, di questa storia un po’ ambigua e ancora senza finale – per la cronaca, al momento il Tribunale di Milano ha bloccato le vendite dell’opera Watersiana.

Io gli risponderei che qualcosa di buono, in tali strane vicende per le quali prendere posizione non è facile – perché siamo stretti al cuore da cose a cui teniamo e che sembrano adesso doversi contrapporre – resta: l’averne io scritto e tu, lettore (spero!) letto. Come se per un attimo anche noi potessimo avere il potere di cancellare con nera matita tutte le notizie prezzolate sul ritorno di Belen da Stefano De Martino, su quelle spacciate per sconvolgenti dichiarazioni della Ventura o della Clerici o di Grillo Renzi Trump, sulla chiusura del programma della Perego (milfiga dalla ghigna a tagliola – come si direbbe a Livorno – la cui voce è urticante quanto un Everest di lavagna artigliato da 9 milioni di gatti selvaggi e la cui capacità empatica è alla stessa stregua di una trebbiatrice a riposo); per lasciar finalmente spazio alle parole e ai temi che amiamo.

Questo articolino, la querelle WatersIsgrò, la loro grandezza mescolata nello spazio di una copertina, la piega che prenderà la vicenda, ciò che davvero vorremmo cancellare o che almeno ci potrebbe essere risparmiato: da una sola immagine dell’ultimo album di Waters, ecco una piccola lezione su qualcosa che non smetterà mai di metterci di in difficoltà e che solo ufficialmente desideriamo tanto: il libero arbitrio. Quel concetto sventolatissimo in scioperi e rivolte e adolescenze ma dal quale nella realpolitik della vita fuggiamo spesso, poiché nella sua essenza più profonda il libero arbitrio è assunzione di responsabilità, necessità di selezione, di salvare qualche cosa al posto di qualche cos’altro:  esistere attraverso le proprie personali decisioni.

Ci mette le spalle al muro e ci chiede, in fondo, la stessa domanda che pone Waters, le stesse parole salvate dai Isgrò o dal suo plagio: IS THIS THE LIFE WE REALLY WANT? Laddove a parer mio, la parola da sottolineare della frase (stavolta non si cancella niente!) non è WANT – è  REALLY.

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone

Leave a Response