VETUSTI RUOLI SOCIALI SPIEGATI AI NATIVI DIGITALI: MUSICA & LICEO

Musica

Scribacchino Situation (sull’onda di The Bonnie Situation, uno dei capitoli di Pulp Fiction): un ufficio non mio, un computer non mio, un Io sfalsato in più Io, che mima (-no) un ruolo non mio ma, la pennetta, quella sì: è mia. Portata per trascinarci il precipitato Word di ciò che ho da scrivere, è ben farcita di brani che per più motivi la albergano; così, mi rilasso, ascoltando la serie prescelta affinché la scrittura scorra come un ammazzacaffè dopo l’altro in un placido fine serata. Prima, Ordinary day dei Curiosity Killed the Cat, subito dopo My ever changing moods: capite, l’atmosfera?! Con Weller, il termine atmosfera ha sempre qualche significato non banale, a cavallo fra una classe quasi snob, da club di golfisti, e il gusto mod più sfegatato, finito in uno dei peggiori bar di Caracas dopo ore di rombante motore. Terminata la magia welleriana, ecco che si presenta in tutta la sua molle newageità The Bonny swans di Loreena McKennitt. Riscaricata chissà perché, riapparsa dalla bocca fetida e fetente del non più-presente (altresì detto Passato), affiliata nella memoria a discordie plurime!

Allora, tutto si trasforma in una Bonny Situation: quale Passato? Per quanto riguarda lo scribacchino qui presente (-assente, aggiungerebbe Carmelo Bene: e lo ringrazio per la felice precisazione che gli attribuisco), si tratta di quel passato in cui si scopre la musica nel mondo, dopo l’apprendistato naturale che sboccia innanzitutto in famiglia ‒ o, comunque, a partire da ciò che ci si trova intorno, come accade per ogni cosa. E dopo l’apprendistato (innato, ambientale)? Dopo, è molto facile che la musica sia il grande veicolo sociale per entrare in un gruppo, in una comunità, in una delle migliaia di way of life a disposizione. Infine, chi amerà davvero la musica al di là del link relazionale, se la coltiverà finché vorrà, con la speranza che non s’inasprisca nei vari «Ai miei tempi…».

Ma soffermiamoci sulla musica come veicolo e, quindi, risvolto sociale di varie tipologie. Una ventina d’anni fa e più, quand’ero ancora liceale, ogni classe aveva i suoi bei borghesoni di provincia: cantavano Eskimo agli scioperi, si facevano le canne ma sapevano bene che, poi, avrebbero fatto giurisprudenza col corredo di un appartamentino, pagato, nella città universitaria (il loro repertorio spaziava perciò dalla connivenza con le sinistre liceali – Guccini, De André, De Gregori – ai brani del momento ai classici da pullman per la gita, come Notte prima degli esami di Venditti o la malefica in quanto onnipresente Albachiara). Poi, c’erano i darkoidi in molteplici forme, tutti comunque accomunati da un senso esistenzialista della durezza della vita, incarnata in accentuatissime sessioni di mascara attorno agli occhi, per le ragazze; e nell’indosso del chiodo, per i ragazzi. Questi giovani – figli dei proletari (sembra un termine di trecento anni fa, eppure…), o sensibili-simildepressi, o arrabbiati col mondo ‒ conoscono prima degli altri le novità musicali, hanno insegnato Eskimo alle suddette foulardate, sanno chi sono i CCCP e, avendo studiato in lingua madre dai Led Zeppelin ai Cure ai Depeche Mode, possono gabbare la professoressa d’Inglese scrivendo poesie meravigliose, intitolate ad esempio “Stairway to Heaven”.

E gli immancabili nerd, tutti caratterizzati dal giungere a scuola rigorosamente con un abbigliamento non casual ma casuale; talvolta, nerd veri e propri, talvolta semplicemente bravi ragazzi senza ancora una delimitazione precisa: se la famiglia ha concesso o trasferito loro un mondo musicale, possono sorprendere per la conoscenza di grandi classici, o per saper fischiettare – in un raro momento di serenità sociale – Who killed Bambi? dei Sex Pistols, pur vestendosi come la Sfortuna pret-à-porter; oppure, essere dei fissati di qualche micromondo (ero già pseudouniversitario quando imperversava, ad esempio, Dungeons & Dragons): se il micromondo di cui sopra è fornito di un corrispettivo musicale, il gioco è fatto. Potrebbero dunque essere adepti di Sanremo e saper cantare Buongiorno tristezza di Villa all’incontrario o lacrimare sotto il cuscino per Bella da morire degli Homo Sapiens (immaginateli mentre chiedono alla ragazza di cui sono segretamente innamorati ‒ segretamente, secondo loro, ovvio! ‒, basiti come l’uomo seicentesco dopo la scoperta dell’eliocentrismo: «Come puoi dire che la trovi melensa????!»). O avere la nonna amante del liscio e, mentre gli scorrono sopra i Dinosaur Jr., il Paolo Conte più maturo artisticamente, gli esordi del grunge come se appartenessero a un’altra dimensione, piccarsi d’essere gli agiografi della famiglia Casadei a partire da Secondo che, a dispetto del nome, fu il primo di quell’albero genealogico musicale.

A pensarci bene, il tipo senza una delimitazione (apparentemente) precisa non è per forza nerd friendly; sarebbe legittimo azzardare una somiglianza sulla piattaforma musicale, ma un particolare divide il non delimitato A dal non delimitato B in modo inesorabile e crudele: A, fa e ha fatto sesso. Magari, ha perso un anno ed è anche più grande anagraficamente; o ha la famiglia che si è trasferita in provincia, ma viene da una città; è lo smaliziato. Forse, la differenza musicale rispetto ai bravi ragazzi che usano per i loro sogni d’amore il bagno, sta in qualche brano da acchiappo: oltre ciò che ha ricevuto, A (alfa!) ascolta la musica opportuna al suo status. Se ha già la macchina, con gesto navigato poggerà lievemente il dito sulla costolina ancora in fuori della cassetta, perché possa entrare del tutto nell’autoradio e… klak!, si sentirà nel silenzio dell’auto, l’introduzione della cassettina – le chiavette d’oggi spoetizzano con la loro afasia in entrata anche questa piccola magia – e, gli smaliziati più smaliziati, come segugi dei sensi potranno udire un altro impercettibile suono, oltre a quel klak: il fremito, il brivido dietro la schiena della ragazza ancora poco esperta, che ha ampiamente studiato a Italiano cosa sia una metafora.

Solo così, nasce l’ultimo modello che vorrei narrare: la lei, o il lui che accordano il gusto musicale alle frequenze del cuore (il lui, molto probabilmente, non coadiuvato dalla scena in auto: la ragazza nave scuola, se si ha la ventura d’incontrarla, non è mica Fonzie in erba). Non è detto che sia una tipologia musicalmielosa, ma sarebbe scorretto non ricordare le statistiche a favore di questa ipotesi. E le cassette, invece di fare in auto dei bei klak! cui seguiranno umidi smack, saranno questi romanticoni a produrne in quantità industriale e, ogni volta, sembrerà loro d’aver messo insieme la tracklist definitiva, da consegnare all’amore della vita, quello unico, perfetto come… come qualsiasi cosa che ancora non è stata messa alla prova! Io considero questo tipo sociale un fortunato: la vita gli insegnerà al prezzo di frignate siderali, senza vergogna, che la perfezione non esiste ma – Giustizia divina – le splendide e sudate cassette che la perfezione l’hanno sfiorata, loro, sì, gli rimarranno.
Anche quella con The Bonny swans! (Lu Po).

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