Verità troppo scottanti per essere accettate – l’hit parade definitiva

Storia e attualità

10) Penso che nessuno ci sia cascato, giusto?! Quali potrebbero essere mai, al giorno d’oggi, delle verità indigeribili?! Al decimo posto, dunque – una volta stabilito che this is a game – pongo l’incredibile verità che non ci sono verità troppo scottanti per essere accettate. Però, chi di voi mi sta leggendo, è stato richiamato dal titolo, o dall’immagine, o da entrambe. Sapete infatti che Dirt deve trovare foto accattivanti perché voi clicchiate sull’articoletto: si tratta di un tacito patto fra offerta e utente. L’altro lato di tale verità, perciò, è che dal punto di vista squisitamente filosofico non c’è nessuna differenza fra questo patto bonario e altri, che forse bonari non lo sono ma, né più né meno con le stesse modalità, si basano su questa dialettica fra efficacia del richiamo e risposta dell’utente: la Boschi che, per fare clamore, ha dichiarato che i veri partigiani voteranno per la riforma della Costituzione; le Saucony che avete comprato e poi non comprerete più quando attecchiranno le Glaucony; La Amoroso che vi fa schifo perché è nata artisticamente ad Amici, anche se magari è brava (hey, non ho scritto che lo sia, eh!). Sono tutti clic che col nostro dito facciamo scattare. Siamo cliccatori di Pavlov. C’è qualcosa anche di erotico, in questa forma di risposta più o meno inconscia e di certo molto automatizzata, al claim: è simile alla masturbazione femminile. Clic, clic, clic, clic clic – – – – – hahahahaha!

9) Un corollario della decima: è vero che non esistono verità troppo scottanti oggettivamente; ma è vero l’esatto contrario contestualmente. Ogni micro o macrocosmo ha i suoi bei tabù, le sue belle verità inconfessabili, i suoi bei lutti mai elaborati. Perciò, ne segue che questo è un game ma, nello snocciolarsi della hit parade, può farsi serio, se si pongono le presunte verità di fronte al contesto di riferimento. Un esempio? Delimitiamo un determinato mondo musicale a livello di critica, di addetti ai lavori, fan e appassionati, esperti o studiosi: in tale mondo di idee condivise, di dogmi accettati i quali, si è intenditori, uno dei principali fra i vari dogmi sta nel fatto che Tim Buckley è un Dio e suo figlio Jeff, un ragazzo fragile che ha avuto il merito di aver pubblicato un ottimo album, non certo però paragonabile a Lorca etc. Ecco: a questo suddetto mondo, gli voglio dire che Buckley padre è stato un grande autore, ha scritto pezzi fantastici come Sweet surrender, Song to the siren, Moulin Rouge, Strange feelin’ e rimane uno dei cinque-dieci innovatori di rilievo degli anni Settanta (mica poco!); ma l’album di gran lunga più bello e ispirato della meritoria famiglia Buckley è senza ombra di dubbio Grace.

8) Un altro esempio: riacchiappiamo ancora un attimo per le mutande la sunnominata Maria Elena #Escile Boschi, che ha scatenato un putiferio nominando i partigiani: ecco, questo termine vi lascia tranquilli? Va tutto bene?! L’Italia è uscita da una cattiva e non equidistante comprensione  di un periodo storico difficile come quello fascista, seguito da quello della Resistenza? Per caso qualcuno si è scandalizzato, sapendo che oggi esiste grazie a Zucchero il partigiano DOP, ovvero il Partigiano reggiano?! Mi limito a scrivere che se qualcuno di noi ha o ha avuto il nonno partigiano, quel nonno NON è un blasone di famiglia; è una persona che si è ritrovata a camminare nelle mani aperte e ferite della Storia; è qualcosa che NON possiamo capire. E allora, lasciatela perdere, la difesa di ciò che non possiamo capire. Provate a studiare e studiare e studiare per elaborare, forse (e dopo tanti anni), una verità personale sull’essere umano, attraverso la lente di un pezzo della nostra Storia: capire i fascisti che erano tali solo per mantenere la famiglia; capire la distanza che c’è (se c’è) fra uno che è stato un fascista convinto e stronzo e certi ultras allo stadio; o quei partigiani che nonostante fossero gloriosi partigiani sono stati un po’ stronzi anche loro, pur essendolo stati “non per primi” (!); o la Resistenza stessa, che è stata un’avventura tanto dolorosa quanto preziosa, ma che non può diventare psicologicamente qualcosa tramite cui sentirci meno in colpa come italiani, come potesse fungere da contrappeso buono-e-bello dopo il ventennio cattivo. Il partigiano storico, è un pianeta che ruota attorno a molte complessità; spesso, mi sembra che pensiamo di nominarlo storicamente ma invece, senza accorgercene, lo nominiamo nel senso che rimanda all’etimo della parola: l’essere partigiani in quanto si parteggia per qualcosa, l’essere volutamente parziali. Così, si sta dalla parte dei partigiani (che attrigamento, si direbbe dalle mie parti!) come parte per il tutto di un presunto stare dalla parte del giusto; far parte dell’ANPI per via del famoso nonno di cui sopra; et cetera. Insomma, penso che strumentalizzare il partigiano della Storia sia da cattivi partigiani nel senso dell’etimo: il peggior servizio che si possa offrire alla loro memoria.

7) Da qui in poi, mi sembra inutile rammentare ogni volta i contesti di riferimento; possono essere una mentalità un  po’ provinciale, una way of life come quella reggae o del surf, il club degli invasati tecnologici e così via; ma lasciamo che scorrano, queste sentenze, in modo che se davvero pungeranno alcune chiappe come zanzarine fastidiose, ciò rimanga un fatto privato delle eventuali chiappe. Il settimo posto lo occupa un equivoco storico reso più confuso dal doppio volto della nostra epoca, da un lato goffamente desiderosa di emancipazione (come la Boldrini, che vorrebbe si dicesse ministra; perciò, immagino che dovrei rivendicare, in cambio, almeno il fatto di mangiarmi un bel minestro caldo), dall’altro sempre più androgina, poiché  la forbice fra i sessi si è ristretta formalmente, e non di poco. Ecco l’equivoco: l’idea che se una ragazza fa tanto sesso sia una troia e, se invece lo fa un ragazzo, sia un ganzo. Allora, cosa vogliamo, emanciparci solo a macchia di leopardo? Ed è vera emancipazione? La forbice fra uomo e donna si avvicina non solo esteticamente – mi terrorizzano le sopracciglia di molti maschi, ormai – ma anche eticamente, se si accetta questa verità?! Beh, io penso che, finché non decidiamo tutti di diventare scandinavi o robot, una vera emancipazione non c’è, se il prezzo è la sepoltura di tutto ciò che riguarda i sensi: le donne che amano il sesso per me non sono mai state troie; esiste, esserlo, e può esserlo metaforicamente sia un uomo che una donna in modo indistinto: nel lavoro, nella vita; o non metaforicamente, come mestiere. Ma NON è un concetto necessariamente legato al sesso-possesso (ed è qui che sta il nocciolo dell’equivoco). Al contempo, però, bisogna rimanere umani e dirci che se, da maschi, stiamo con una che si è ripassata tutto il quartiere, non possiamo far finta che ci faccia piacere; e dovrebbe essere così anche in senso opposto, ma in questo caso il problema riguarda più le femmine che i maschi, paradossalmente: ragazze, non vi fa piacere, spesso, che il maschio con cui state abbia tanta esperienza e sia piaciuto a tutte ma ora è solo mio?

6) Questa la pongo come un dogma religioso e la dedico a un collega di Dirt (ahh, com’è bello, darsi importanza, fingersi veri articolisti! Non penso esista un mondo in cui questa piccola verità fra parentesi possa risultare scottante; ma, com’è liberatoria!); il dogma è semplice come un mobile senza istruzioni: l’Ikea è il Male.

5) Non si stava meglio quando si stava peggio. È un mondaccio – Zanzotto lo esortava così: «Mondo, sii, e buono/ esisti buonamente» – questa crisi ci attanaglia e l’inquinamento ci uccide e il Mercato ci ha reificati ma nell’Ottocento, prima che esistessero le auto che, appunto, ci inquinano, le strade erano piene di cacca di cavalli e ciò provocava malattie mortali per le quali non esisteva cura. A volte basta informarsi, per essere meno nostalgici.

4) Bertinotti ha ultimamente dichiarato che a un meeting di CL ha trovato un popolo col cuore che batte. Apriti cielo (quello con sullo sfondo il sol dell’avvenire)! Perché dovrebbe scandalizzare, il pensiero che un ex comunista di vecchia scuola ritrovi alcuni dei valori della sua sinistra nel mondo cattolico?! Come ci hanno spiegato Gaber e Luporini, il Comunismo è stato un sogno, un paio d’ali: una fede, né più né meno. E se si legge un po’ di Marx, invece di parlare a vanvera, ci si accorge che il suo pensiero è molto più vicino al messaggio di Cristo o alla filosofia comportamentale di Aristotele, che non alla politica di Togliatti.

3) A proposito di fede: fateli, coglioncelli, i distaccati, gli emancipati da Dio! Se vi sembra meglio la Scienza, fate voi! Kant scrisse che Dio è un’invenzione umana che ha risposto a un suo bisogno fondamentale: il bisogno di un senso del trascendente. Io sono un cosiddetto agnostico (e un po’ anche ostico, aggiungerebbe Sacchi), non riesco cioè a impormi una vocazione che non ho e nemmeno a immaginarmi Dei senza antropomorfizzarli, quindi il mio non è certo uno spot al Cattolicesimo o all’Islam o ai Valdesi (per questi ultimi, anche perché dovrei capire, di preciso, cosa sono: ci avete mai pensato? Io li associo, e non so perché, a dei nanetti simpatici, a degli elfi che vivono in Piemonte. Boh!); ma se abbandonate o misconoscete un bisogno strutturale dell’uomo – la trascendenza, il senso che ci sia qualcosa, la speranza che ci sia – siete fottuti. E qui, ci starebbe bene una bestemmia come finale: ditela voi per me!

3) Cantanti, leader di band, autori: talvolta, gli artisti che amiamo ci fanno a un certo punto storcere il naso per determinate scelte di vita, professionali, politiche; per certe sterzate che ci appaiono repentine (senza fare nomi): si vuol capire o no che noi NON conosciamo personalmente i nostri autori preferiti e che, se anche li conoscessimo, la loro opera andrebbe valutata senza il filtro di quanto noi li possiamo percepire coerenti?! Oltretutto, se anche non ci deludessero mai, sarebbe solo un riflesso di ciò che sappiamo di loro pubblicamente: magari, nella vita intima, sono dei meschini, miseri, senza cuore. L’esempio che non si può non citare è sempre lo stesso, cioè Céline: è stato un collaborazionista di Vichy; non di meno, rimane un grandissimo scrittore, uno dei più vigorosi e innovativi e belli da leggere di tutto il Novecento.

1) Questa è la verità più scottante che io possa scrivere. Mi tremano le mani, ma mi faccio coraggio; e voglio gridarla, questa verità; voglio, come un sumero con il suo stilo, scavare tali infuocate parole nella pagina virtuale a caratteri maiuscoli: niente di personale, come se avessi accettato, ma

IO

NON

GIOCO

A

CANDY

CRUSH

SAGA.

CHIAROOOOOOO?!

Con affetto,

Lu Po.

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