Vasto Siren Festival – la Top 3

Musica

Splash! L’ultimo tuffo sull’Adriatico ci ha lasciato addosso un mood nostalgico che a distanza di una settimana ancora fatichiamo a scrollarci di dosso.
Nostalgia dei tre giorni di Siren Festival, che è stato in grado di riunire un pubblico appassionato e desideroso come non mai di divertirsi. La suggestiva location di Vasto in questo ha giocato un ruolo importante, così come le droghe, l’alcol e gli arrosticini che abbiamo ingerito.

Noi di Dirt, colpevolmente in ritardo, abbiamo deciso di stilare una brevissima Top 3 (più varie ed eventuali) – tanto è poca la voglia di stare in ostaggio dei nostri computer – dei momenti di festival che più sono riusciti a segnarci.
Senza far torto a nessuno, sia chiaro! Have a good summer, guys!

Top 3 (più varie ed eventuali)

  • Thurston Moore: sentirlo, ma soprattutto vederlo sul palco abbracciato alla solita sei corde elettrica è un graffio al cuore. Thurston dietro al ciuffo dorato che gli cade sul viso sembra il diciottenne di sempre e le detonazioni elettriche ci arrivano dritte alla pancia, stendendoci. Mancano i pezzi firmati Sonic Youth, ma, come si suol dire, ‘sti cazzi. Alla fine il marchio di fabbrica è lo stesso e i pezzi in proprio, in grado di non far rimpiangere la sua prima creatura, certo non mancano. Così come l’energia e la strafottenza appare immutata, soprattutto quando il Nostro si ricorda di ringraziare autorità locali e parroco per aver fatto slittare, a causa di una cerimonia, il suo live di una mezz’ora buona. Sempre sia lodato!
  • Adam Green: un carnevale di colori, effetti luminosi e tanta felicità. La gioia che emana Adam Green, per l’occasione nei panni di Aladino (al Siren ha di fatto presentato Aladdin, suo nuovo film), nella mezz’ora abbondante di concerto fa tornare tutti un po’ bambini. Viene voglia di zompare da una parte all’altra, braccia al cielo. Ballare e divertirsi come non ci fosse un domani. Seguire l’ex Moldy Peaches, ipnotizzati dalla composizione lisergica proiettata sullo sfondo del cortile del palazzo d’Avalos, è come restare abbagliati dagli effetti di un binocolo caleidoscopico. Ok, forse stiamo esagerando, ma diciamo che la quantità di hashish che avevamo in corpo ha finito per condizionare lievemente il nostro giudizio.
  • Notwist: che dire, Neon Golden è forse uno degli album del primo decennio del 2000 che ha segnato un certo tipo di svolta nella musica rock contemporanea (sì, ok, i Radiohead blablabla) e se i Notwist te lo rifanno così com’era, beh c’è da bagnarsi. Consequence, Pic Up The Phone, Solitaire, This Room. Gli intrecci electro-kraut-rock-jazz. Markus, Micha, Martin e Andi. Che dire? Viva l’austerità teutonica!
  • Varie ed eventuali: di pollici in alto durante i tre giorni di festival se ne sono alzati e come. Il primo va senza ombra di dubbio al cantautore australiano Ry X e al suo live sussurrato che ci ha ricordato il Bon Iver che piace a noi. Il secondo è per gli spagnoli (maledetti spagnoli e la vostra voglia di divertimento!) The Parrots. Avete presente i Black Lips migliori? Sì? No? In ogni caso i tre di Madrid non fanno altro che copiarli (plagiarli?) pari pari, ed è per questo che ci piacciono. Terzo pollice in su per l’elettronica mista a soul, hip hop e influenze clubber di Nosaj Thing capace di confezionare un live praticamente perfetto immerso in un’atmosfera dark rarefatta. Quarto ed ultimo pollice all’aria per l’organizzazione del Siren (non siamo paraculi!) che è riuscita a mettere in piedi un festival decisamente all’altezza dei competitors europei e non solo, riuscendo a non far rimpiangere noi poveri stronzi di esserci persi, per l’ennesimo anno di fila, il Primavera Sound. Grazie amici. (Pope Zimt)
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