Una certa malattia mentale: intervista a Bobo Rondelli (seconda parte)

Musica

Bobo, mi interessa conoscere le tue influenze, e se credi che riguardino solo musica che hai ascoltato, o magari anche qualcosa che hai letto, qualche incontro importante.

Principalmente tutto proviene da una ricerca del contatto interiore che uno ha, i “traumi” di assimilazione culturale maggiori probabilmente li hai quando sei incosciente, bambino, cioè, se io ora…(prende il cellulare) … aspetta, per farti capire la potenza di un bambino, ti faccio vedere una cosa di mio figlio… se gli lasci campo libero… lui vede me scemo, e con un babbo scemo cosa gliene frega.. e poi improvvisa.. senti la canzone.. io non ce la farei mai a farla… (guardiamo insieme il video del figlio, piccolo, che suonando la chitarra canta la canzone, da lui inventata, di un viaggio senza lieto fine sulla luna, di facce che scappano, di un gatto che finisce bruciato).
È un po’ macabro, il testo, ma lui ha detto che sono supereroi, quindi non muoiono, si ricreano. Ma è macabro.
Sicuramente le canzoni che io faccio, non essendo colto, sono molto anche naif. Se ci pensi quando stai in amore sei proprio completamente un idiota naif, sei in uno stato di grazia, di cretinaggine, scrivi delle poesiuole (si ride), in fondo tutte le canzoni d’amore sono belle, perché sono vere, non sbagliano mai. Parlano di grazia, di beatitudine…

Una canzone tua che amo è Hawaii da Shangay (la Shangay a cui si riferisce è un quartiere di Livorno), in cui lavori tanto sull’immagine, si riesce ad immaginare te e Tonino a tirare i sassi.

Ti dirò, io sassi non li tiravo, né toccavo il culo alle signore, come faceva Tonino. Però l’avrei voluto fare, ma ero molto timido… Mi piaceva veder gli altri spietati, ammazzare le lucertole… ma io non ero spietato, io ero più Pinocchio, c’era poi sempre un Lucignolo accanto. Ma sono canzoni abbastanza semplici.

Sono dirette,secondo me.

Sì, dirette, è vero. Sai, a me piace arrivare a chi non ha mai letto un libro, chi si alza presto la mattina. Io sono nato qui.

Riguardo la tua collaborazione con Bollani, un altro musicista che adoro: ho visto video in cui voi due partecipate ad un programma radio, e date l’idea di divertirvi un sacco, che c’è un reale piacere di suonare insieme. Com’ è andata?

Bollani è uno goliardico, ha voglia di scherzare, la collaborazione fu ottima, facemmo un disco ma suonammo non tanto, lui ha molti impegni… È molto intelligente, ai limiti del geniale.
Aldilà del suo estro poi è molto matematico, come musicista… Io mi definivo una scimmia, e lui era l’elefante… Ci prendevamo in giro, io facevo l’analfabeta, lo sgrammaticato, lui “quello che sapeva”.

Ti ho visto in collaborazioni anche in ambito non musicale: piccole parti in film, ora il documentario che ti riguarda (di Paolo Virzì, “L’uomo che aveva picchiato la testa, 2009”). Ti piace spaziare.

Basta che mi diano i soldi…(ride) …a me piace scrivere le mie canzoni… una canzone è un pezzo di te, te la scrivi… Poi credo che le mie canzoni siano piccoli film, raccontano storie.

Mi piace molto questa tua predisposizione verso la parte socialmente considerata ai margini del mondo. Nei tuoi testi parli di prostitute, ubriachi, pervertiti.

Sì, una predisposizione verso il torvo. Sono del segno dei Pesci, io, m’inabisso e guardo.
Come si dice, border? Mi chiedi perché questo fascino per il “border”? Vallo a chiedere a Dostoevskij, mica a me… (sorride) No, è vero, è una parte dostoevskiana. Chi ha incontrato il suo mostro e gli ha dato possibilità di uscire forse ha trovato una parte di sé da uomo giusto… Non sto a giustificare nessuno, ma anche chi è in galera, e io in galera c’ho suonato, a volte ha una santità che trova dopo aver lasciato libero il proprio mostro. Io il mostro lo sento, e spesso lo freno… Chi commette crimini è più spesso un malato, non ha un controllo sull’adrenalina… Non voglio difender la categoria, ma ci sono poveri disgraziati che sbagliano, ma non sono da colpevolizzare immediatamente.
Mi interessano, queste cose, perché sono veri film, sono storie… storie della mala… Ne ha parlato Pasolini, c’è una canzone di Celentano…

I tuoi figli ti ascoltano?

Me? Hanno ascoltato solo l’ultimo disco.
Loro ascoltano quello che va al momento. Tiziano Ferro, o Jovanotti. Ora ascoltano Negramaro, ma io non sopporto quel modo di cantare… Ma è un gusto personale.

A proposito del modo di cantare, non sempre di Bobo Rondelli si dice che ha anche una gran voce, e che ne fai un utilizzo sapiente, dosi parti vocali in cui usi una voce pulita, limpida, con altri tipicamente alla Tom Waits, con una voce profondamente blues.

Sì, è di tradizione… Ma nessuno inventa nulla, non mi sono mai preoccupato di trovare un suono mio… Ogni canzone è un universo a sé, in cui sparisci dentro.

Hai un album a cui sei particolarmente legato, o uno in cui credi che avresti potuto lavorare di piu?

Sì, magari sì, ma tanto dal vivo se una canzone la vuoi rifare le dai un vestito nuovo. È vero, resta incisa in un solo modo, ma cosa me ne frega, a me… Tanto i miei album non si trovano neanche, si possono scaricare, e dal momento che lo scarichi pretendi anche d’averlo perfetto? Accontèntati… (ride).
Ma è vero, a starci dietro faresti sempre meglio, ma è pur vero che il disco è un momento, e se eri sempre ubriaco, viene un disco ubriaco… Eppoi è bene non aver fatto mai un capolavoro, così stai sempre a cercare di farlo, prima o poi verrà. Il guaio è se il capolavoro lo fai all’inizi della carriera, poi dopo che fai?
Io invece devo sempre cercare la canzone che farà cantare tutta la gente… Ma non è nemmeno quello, che mi interessa… Si vedrà, chi la dura la vince… io non è che ci sto male.

Appunto, mi sembra che tu non abbia ambizioni mediatiche particolari, mi sembra che ti piaccia anche cantare qui a Livorno.

Sì, alla fine sì… Sto più con i miei figlioli… Se dovessi andare in giro non vedrei i bimbi… Voglio veder poi loro cosa ti dicono.
Il mio figliolo mi ha detto “babbo quando sei triste… non devi esser triste, quando sei triste sono triste con te, se sei felice, sono felice anch’io”. Poi lui s’è addormentato, e io piangevo… Una dichiarazione d’amore fatta da un angelino ad un cretino, che è il suo babbo.

Senti Bobo, ti ricordi qualcosa che ti è stato detto, dalla stampa, o da qualcuno sotto il palco, che ti ha colpito particolarmente, nella tua carriera?

Un uomo a Napoli mi scrisse un foglietto… L’ho conservato ma non so dov’è. Come se con la voce fossi un pescatore di anime… Gli piacqui, a questo signore. Il Sud è bello, riconoscono il sentimento nel canto.

A me sembra che, proprio perché il tuo successo non è così enorme, tu possa permetterti un atteggiamento diverso nei confronti della musica, delle tue ambizioni, che tu senta di non aver da render conto a stampa, a un pubblico con particolari esigenze… Sbaglio?

Sai, l’ambizione di un padre, ribadisco, è che i figli stiano bene, prima di tutto… Diventar famoso può essere una preoccupazione. Il babbo loro poi diventa proprietà di tutti… Io ormai sono maturo, sono vecchio, probabilmente prima non avrei saputo gestire la fama, dà fastidio, il fatto che esci e ti riconoscono non è così simpatico come si crede… Alla fine cosa te ne fai? Se ci pensi è un bel prezzo da pagare. Io fortunatamente mi muovo sempre su un pubblico di nicchia, o comunque raccontando me, e chi mi ascolta capisce che ho bisogno di calma… Meno male non mi sono ancora trovato infilato in un cesto di cd all’autogrill, lì ci sarebbe da aver paura davvero, perché a quel punto sei in balia degli scemi.. Della massa.

Di cui non ti fidi.

Senti, c’ è una bella poesia di Bukowski, che si chiama Il genio della Massa. Mentre leggi piangi… poi The Shower… in cui chi narra conclude dicendo che è rimasto a godere del miracolo dell’amore, e dice una cosa come “quando te ne andrai fallo come fa la morte, che non me ne accorga, mentre dormo”… ed è lì che uno piange… perchè Bukowski sembra volgare, ma tra le righe c ‘è sempre un uomo dolce, sentimentale. E sulle poesie parla di questo uccellino che ha nello stomaco, che lui nutre a sigarette e whisky per non farlo piangere… È tutto in Confessioni di Bukowski. Leggiti Il genio della massa, lo trovi su internet.

Dato che siamo entrati in tema web, e quindi media: come ti poni verso il meccanismo dei reality show che partoriscono cantanti, o artisti? Proprio da Livorno sono usciti due cantanti che quest’estate stanno facendo molte date.

E chi li conosce?

Aldilà di loro, come ti rapporti verso questo tipo di meccanismo?

Sai, la morte è tabù, la poesia è tabù… È giusto che in televisione ci stiano loro, che durano una stagione, e poi non si vedono più… Se non emozioni, che gliene frega alla gente se arrivi alla nota più alta del mondo? Ma è bene che ci siano… Non so che dirti, non me ne frega nulla.
Non mi sento di condannare, ma non li guardo, non guardo la televisione, e probabilmente è sbagliato, perché i mezzi andrebbero usati, arriveresti a più gente.

Ma ho visto che hai aperto anche un myspace, recentemente..

C’ho anche facebook, ci sto, con la gente… Ci vado, commentano, criticano, mettono pezzi, fotografie… Poi vedi, mi sono tinto l’unghie… È venuta una ragazza sul palco e m’ha tinto le unghie. S’è fatto una sceneggiata fingendo che lei fosse una prostituta romena che io avevo lasciato al bar, ed è montata incazzata “te m’hai lasciato lì”… È un attrice, s’era d’accordo, però l’ha fatto talmente bene che la gente è rimasta in silenzio… Poi m’ha truccato, “ora vai tu a lavorare, basta che vado sempre io!”, e m’ha messo il rossetto e m’ha tinto le unghie… Non c’ho quel liquido che serve per toglierlo…

Ho visto un progetto di cui fai parte, “Io clown tu down”, in cui suoni sul palco circondato da disabili che ballano, che fanno coreografie, che a volte prendono il microfono e cantano… Com’è andata?

È stata un esperienza bella, mi sono divertito. Sono andato a far terapia io con loro, i disabili sono chiamati così ma sono in realtà abili all’amore, all’abbraccio… Sono disabili a contare i soldi, non gliene frega niente, sono liberi… E quindi insieme facevamo un gran casino, un carnevale…
Un’esperienza terapeutica per me e per loro, che si divertivano un mondo… Uno scambio di follia… e mi hanno dato una mano a liberare il disabile che è in me. A portare gioia, perché anche il pubblico rimaneva toccato e cambiato.
E lo spettacolo era fatto da livornesi, quindi non era un lavoro patetico, retorico… Ma un casino vero, un carnevale dato in mano a gente pura come loro… Le feste funzionano quando c’è la purezza, e loro attorialmente sono molto potenti, l’attore è quello che si fa guardare, e loro riescono a farlo, ti magnetizzano.
I soggetti down, poi, sono dei guru, hanno un senso della pace e dell’amicizia che è incredibile… Io a volte ho pianto d’invidia, a starci insieme: a vederli fuori uno pensa “poverino, che compassione”, io a starci insieme ho iniziato a pensare “poverini? poverino io!”, che sono sempre triste, depresso senza sapere perché.

C’è una persona su youtube, un signore di 50 anni, che ha commentato un video tuo dicendo che gli piacerebbe arrivare alla fine della propria vita potendo dire di aver vissuto da uomo libero come Bobo Rondelli. Questa immagine risponde al reale?

(Ci pensa molto) …Uomo libero… Forse rispetto alla media, in mezzo alle teste quadrate… Ma anch’io faccio tanti conti alla fine del mese, ho 2 figli… Sono il giardiniere di questi due fiori… La libertà è quando sto bene con loro.
Dipende da cosa vuol dire libertà… guarda il Partito della Libertà, e pensa a cosa ti propongono loro. È ormai una parola abusata, che ha perso il suo significato.
È bella la canzone di Modugno (la canta)“Libero, voglio vivere, come rondine, che non vuole tornare al nido”… Io questo non lo posso più fare, non posso più viver così. (p)

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