Tu non sai chi è morto oggi – Coccodrilli preventivi

Oscenità varie

Premetto che, in concomitanza con uno dei picchi dell’ecatombe musicale di questo 2016, un mio amico – se così lo vogliamo definire – sapendomi coccodrillaro di primo pelo, cominciò a scrivermi su Whatsapp quanto fosse dolorosa l’improvvisa dipartita di Tony Hadley. La genialità (lo ammetto) stava nel fatto che era stato scelto un personaggio trasversale (perché odiare il cantante dei fu Spandau Ballet? Chi ce la può avere con il New Romantic anni Ottanta, con Through the barricades?): insomma, è credibile diffondere la falsa morte di chi non ti aspetti ed è ai nostri occhi neutro, se non lontanamente simpatico; di chi non è troppo smaccatamente agli onori delle cronache ma si sta facendo la sua tranquilla vita. E ebbene sì; non sono andato a controllare se fosse vero o meno; ho (avevo?) fiducia nell’essere umano.

L’amico di cui sopra non fa parte della lista che seguirà perché si merita di vivere coll’incommensurabile fardello di avermi perculeggiato e fatto soffrire: sono certo che ne sarà perseguitato per sempre. Ma è diventato irresistibile, da quel momento, tentare una top ten di coccodrilli im-probabili; innanzitutto, è comodo, perché se per caso ci si azzecca, c’è lì già pronto. Poi, il valore apotropaico: scaccia la morte, evocarla. Non m’interessa tanto questo aspetto (cioè, un attimo; anche!) quanto il fatto che produrvisi riallaccia noi vecchi occidentali alla magia della nostra Terra e del Cosmo tutto, come Bernardino Telesio, filosofo naturalista seicentesco, ci potrebbe ancora  insegnare.

Lu Po. Lo scribacchino di Dirt, a forza di celebrare le morti altrui, è rimasto vittima dell’anno bisestile. I cari lo ricorderanno sempre come una persona sostanzialmente grassa. Non fiori ma opere di bene, per lui: i proventi della colletta verranno interamente devoluti alla Casa per i Presunti Messia in pensione. Gli è stato fatale, mentre scriveva, un intero periodo breve, chiaro, comprensibile anche a prima vista da tutti.

Tony Hadley. Com’è beffarda, la vita! Protagonista di uno scherzo un po’ macabro e  un po’ infantile fra due sciroccatelli della Costa etrusca, pochi giorni dopo la falsa morte s’è trasformata in un’orribile realtà; inaccettabile per chiunque abbia portato giacche con almeno dieci centimetri di spalline. Tony, we fly for you! You’re Gold!

Eleonora Brigliadori e Red Ronnie. L’abbraccio mortale s’è consumato durante un happy hour a base di piscio in purezza della bella Eleonora. I due, santoni delle cure omeopatiche – ultimamente hanno affermato in una piccola emittente televisiva, una certa RAI, che i vaccini uccidono e che Karina Huff (*), se non si fosse sottoposta a chemioterapia in quanto malata, sarebbe ancora fra noi – dopo un bagno di sole finito male (erano nudi in un parco pubblico) e un pranzo a base di fiori di Bach e datteri di Valerio Scanu, hanno cominciato ad accusare il lauto pasto; nonostante ciò, travolti dall’ebbrezza causata dal golden drink, non si sono accorti che esso era contaminato da alcuni granelli di un celebre effervescente. Le maledette multinazionali hanno colpito ancora. Brioschi, tu sei il Male!

Dave Grohl. La valorosa propaggine di uno degli ultimi microcosmi mitici della musica contemporanea; un sopravvissuto del buon vecchio rock, riattivato grazie ai Foo Fighters; una brava persona! Tutti lo amavamo! Si è fatto catapultare presso una grotta popolata da integralisti dell’Isis, per improvvisare un concertino e riportare i ragazzi arrabbiati sulla retta via. Ma i ragazzi non hanno capito. A Cesena stanno organizzando un flash mob che parta da Riccione e costeggi tutto l’Adriatico fino almeno a Dubrovnik per farlo resuscitare e, solo poi, farlo suonare; stavolta l’impresa sarà più difficile.

Gennaro Caramuocciolo. Il cielo l’ha chiamato. Come chi era? Era Paul Mc Cartney, no?! O meglio: il suo settimo sosia da quando, nei Sixties, il grande Beatle ci ha lasciati in quell’orribile incidente. La fondazione Enduring Paul l’aveva individuato in una malga – una di quelle care a Salvini – mentre produceva un sottoprodotto dell’Asiago. Perché Gennaro era un migrante – uno di quelli cari a Salvini – e aveva trovato lavoro in alta Italia; destino volle che uno dei missionari della fondazione passasse di lì e, folgorato dall’esecuzione di Blackbird in uno strano bergamasco-amalfitano, ne scorgesse le potenzialità; la plastica facciale fece il resto e, a parte il periodo di ribellione in cui il buon Gennaro voleva avallare la versione italiana di Let it be del suo idolo Nino D’Angelo (Gesù Crì), è stato un magnifico Paul. Caro Caramuocciolo, come tu stesso (in un certo senso) hai cantato a conclusione del White album, noi tutti ti diciamo Goodbye.

Stato. Ha perso la vita durante una jam con alcuni Atari degli anni Ottanta il mitico Stato che, per ogni nostro accesso su Facebook, ci accoglieva chiedendoci amabilmente come stavamo, a cosa stavamo pensando; si curava di farci ricordare post di un anno fa perché, per lui, noi eravamo importanti. Zuckerberg lo sostituirà con un altro Stato, pare più aggressivo. Al posto di «A cosa stai pensando?» ci saluterà, secondo indiscrezioni, con un più motivazionale «E allora forza, continua a farti i cazzi tuoi!».

Paolo Sorrentino. Il grande regista, fra i maggiori fautori della rinascita del cinema italiano a livello internazionale, non ce l’ha fatta. Già due film nella sua carriera senza Servillo; realizzata la cruda verità, il colpo è stato troppo duro. Il funerale avverrà per come lui avrebbe desiderato: nella chiesa gli astanti saranno disposti secondo una geometria perfetta e non potranno muoversi senza il beneplacet del coreografo; il feretro passerà precisamente in mezzo, sulle note di I Zimbra dei Talking Heads, mentre Buccirosso avrà un bellissimo cammeo che lo vedrà nei panni di un ricco erotomane fino a termine della cerimonia.

Bruno Mars. Dopo aver imitato in un brano i Police, in un altro Elton John e in un altro non ricordo più, questo talentuoso piccolo grande uomo ha ricevuto una serie di proposte che non lo soddisfacevano; messo con le spalle al muro, dopo aver scartato Conchita Wurst, Tonino Carotone e Afroman, si era infine deciso a scimmiottare una delle frequenze d’onda con cui viene modulata la voce di Rihanna; ma la sua dignità, prendendolo di sorpresa, l’ha strangolato con la forza bruta dei peggiori pazzi criminali. Ciao, Bruno. Tu ci hai provato. Per la cronaca, la dignità si è data alla macchia insieme a due vocoder vintage.

Miss Capèlli Pantene. Ogni shatush nel mondo sta piangendo in queste ore la scomparsa della modella che nello spot Pantene magnificava i capèlli Pantene dal momento che i capèlli Pantene sono un must e se vuoi diventare anche tu una ragazza capèlli Pantene basta dire capèlli Pantene pronunciandolo come la Folliero o ogni altra annunciatrice lombarda che ci propina da anni gli accenti sbagliati su Mediaset, come se ad esempio io dicessi «capèlli» invece che «capélli Pantene» ed anzi, quasi quasi anch’io – se non fossi già fra i morti – comincerei a dire capèlli Pantene capèlli Pantene capèlli Pantene fino a quando, stanco, mi dovrei fare una bella dòccia.

Giulio Andreotti. Certo. Ingenui voi, che lo credevate veramente morto. Alloggiava da tempo in una SPA a Roswell, l’ “Area 51”;  il suo amico Licio Gelli lo aveva raggiunto da poco: le risate! Stavolta, invece, il Divo Giulio pare abbia davvero tirato il calzino, dopo averlo saggiamente nascosto insieme a un bel mucchietto di scartoffie.

PS (*) Karina Huff: come sappiamo, non fa parte dello scherzo. Un volto che è stato un piccolo miracolo d’eterna adolescenza in cui si fondevano molte sfaccettature e possibilità: la bella-ma-disincantata-e-intelligente, l’avventura di una spiaggiata notturna, l’amore estivo o di una vita e, addirittura, la confidente per i maschi più sensibili. Dai film vanziniani che hanno raccontato un’epoca a Zanzibar, mi sei piaciuta; see you, Karina! (Lu Po)

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4.9 su 5 stelle

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