Trump vs. Hillary in 8 note (su cose già note)

Storia e attualità

Le elezioni per lo stato più potente del mondo. Secondo uno studio molto interessante, se gli States bisseranno in questo periodo la mossa intelligente fatta a fine Ottocento (selezionare e naturalizzare gli immigrati per renderli i nuovi americani: dagli italiani Fiorello La Guardia, Pacino, Scorsese, Sinatra, Coppola, De Niro, Dean Martin, Leo Castelli, Giacconi e chi più ne ha più ne metta, al polacco Wozniak, o all’austriaco Billy Wilder), resterà il più potente anche nel primo secolo del nuovo millennio. Le forze sostitute sono e saranno cinesi, indiane, arabe. Verranno con borse di studio e preferiranno restare a Boston, a New York, a Cupertino, piuttosto che tornare a Nanchino o Madras. E chi guiderà vecchi, nuovi e nuovissimi americani? O la Clinton o Trump. Non è come annunciare l’esecuzione della fantastica e magniloquente Nona di Beethoven e poi, di soppiatto, aggiungere che sarà diretta da un ragioniere ubriaco, o da un tassista borderline?

L’irresistibilità del capello di Trump. Ora: che gli riesca o no erigere il muro di cui parla, egli ha già eretto da tempo quello fra sé ed ogni scrupolo. Ok. Ma dobbiamo, prima o poi, smettere di sottovalutare i Borghezio, i fatti di Gorino, certe verità unpolitically uncorrect, archiviandoli come difformità morali. Sono una parte di noi e non una deviazione. Solo, che è una parte antipatica da accettare. Non si derubrica il problema che a Torino, in certi quartieri non è più possibile uscire la sera, col bianco (poveri migranti, è normale siano un po’ in confusione e magari spaventino un po’) o col nero (via i migranti da casa nostra, riprendiamoci la Mole Antonelliana!); bisogna imparare a utilizzare tutta la scala cromatica, quella che porta al buon senso, a rispondere nel merito in base ad ogni singola situazione. E sotto tale aspetto, se Trump rappresenta il colore nero (uno degli estremi sbagliati) dal punto di vista tricologico è il Futuro.

Credo che anche un salice piangente schiacciato dalla Tristezza del vuoto siderale sia più comunicativo della Clinton. Sembrava predestinata, appena un po’ dopo i mandati di suo marito: lì per lì la connivenza con le fellatio stagistiche somministrate a Bill era parsa eroica; la sua pelle non era così cadente e il suo abbigliamento, non così simile alla culona Merkel; dava l’idea, per usare un termine italiano che scimmiotta i concetti americani, d’essere cazzuta. Ma la verità è che, perdendo contro Obama, avrebbe dovuto lasciar perdere, perchè adesso è stantia, come proposta; e si rivela per intero la sua natura anticomunicativa, che trasmette distacco, ipocrisia, sorrisi di circostanza. Vincerà, credo, proprio perché gli hanno dato Trump come avversario ma, per capacità trasmissiva, l’improbabile-eppure-esistente-in-questo-pazzo-pazzo-mondo Donald, a Hillary gli fa un culo così.

Chi sarebbe stata ideale per i democratici? Un’altra donna, ovvero Michelle Obama. Ha saputo ritagliarsi uno spazio autonomo rispetto al marito, il che le permette di non trascinare dietro alla percezione del proprio personaggio la delusione per i risultati di Barak; è molto comunicativa senza aver quell’eccesso di agio, gigionesco, del marito: capisco che fa dire Rocchenroooool!, sapere che Obama va in Scandinavia e cita i gruppi metal di quelle parti; però, sarebbe stato più importante vincerla davvero, la battaglia sanitaria! Certo, Michelle fa la campagna contro l’obesità ma è una mezza cicciona. E, soprattutto, non era possibile imbastire la cosa; non subito dopo il marito. Ma per me, se avessero potuto, i democratici non ci avrebbero pensato due volte, a sceglierla.

Non vedo l’ora di guardare, come un appassionato compulsivo di contorsionismo, le posizioni che assumeranno i politici italiani di fronte al nuovo presidente. Penso alla Boldrini e alle minchiate grosse come il Vermont che dirà, con una Clinton vincente, sull’aria di Potere alle donne, era l’ora!, etc; a Salvini, che spedirà a un Donald vincente duecento muratori bergamaschi, come regalo per il prezioso mandato (quello del muro); a Renzi, che assume da sempre più posizioni, per cui non avrà problemi in ogni caso.

E la crisi di personaggi credibili fra i repubblicani? Ora c’è Trump, ma ricordate Mitt Romney, anche lui facoltoso imprenditore? Era sì presentabile (rispetto a Donald il castoro, è un Dio Greco) ma come poteva, un mormone, unire tutti gli americani?! Però, è un falso problema: Bush Jr. È stato eletto per due volte. Si tratta solo di opportunità politiche. Quando serve obiettivamente il pugno di ferro (obiettivamente = percezione maggioritaria) si fa in modo vinca un repubblicano, sennò si lascia fare ai democratici. Se la sbroglino loro, la più grossa crisi economica degli ultimi secoli! La differenza la fa il vero grande politico, o il personaggio che fa sognare (Obama avrebbe vinto, la prima volta, anche come rappresentante delle Giovani Marmotte fasciste). Ma quelli sono davvero rari. Gli USA hanno imparato da moltissimo a muoversi per lobbies, e quelle non hanno mai un nome definito, oltre ad essere trasversali. Questo è un aspetto esteticamente di grande effetto: il paese delle personalizzazioni e dello Spettacolo non può che essere mosso, realmente, da horses che non hanno name.

Non perdetevi la maratona notturna, se potete; vince chi trova per primo Veltroni, verso le quattro di notte, ad affermare su Rai Tre o la7 che è l’Ohio, ad essere determinante.

Rimane il grande paradosso: se vincerà Trump – difficile – potremo congratularci con  il sarcasmo degli Dei (non perché sia terribile politicamente; ripeto, poi ci sono le lobbies, non succede niente di nuovo), per esser riusciti a trovare una faccia più pazzesca e buffa di quella di Bush Jr.; se vincerà Hillary, sarà donna la persona più potente del mondo e ciò, seguirà al ritornello en vogue secondo cui il sesso femminile, in questo secolo, salverà il mondo; Il vessillo, il simbolo incarnato della Nuova Donna! E la donna è il Nuovo! Invece, come femmina ci beccheremo la Clinton, quella che perdona le marachelle del marito ma rimane attaccata al cognome per far carriera: un modello non proprio 2.0. Il nuovo è il vecchissimo! See you. (Pu Ppo)

foto di copertina: Nigel Parry

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