Tommasi-Diprè: il ritorno

Oscenità varie

Ho due capi: uno dev’esser molto cattivo perché non si fa sentire quasi mai, come un Andreotti del nuovo millennio. L’altro è meno cattivo ma lo è con evidenza: mi rimprovera spesso d’essere un autoreferenziale, uno che usa la propria biografia per poi, con un po’ di trasfigurazione, rimodellare lo spartito di paroline e cavarmela on a wire. Oggi, allora, ho deciso che salterò il translate letterario e mi mostrerò nudo, per protesta! Nudo come è, di solito, chi vuole tarparmi le ali.

È palese che si voglia distruggere una carriera sfolgorante (scegliete voi il senso: se sfolgorante in quanto luminosa o in quanto potenziale, finché non venga colpito da una folgore). Sono una firma che mette paura, ormai non ci sono dubbi, altro che Camilla Cederna col caso del Presidente Leone, dimissionario per lo Scandalo Lockheed! Esco ieri 21 maggio, indegno ospite parlante di Dirt, con l’articolo sull’unione fra i freaks quintessenziali Diprè-Tommasi. E oggi 22 maggio – girellando qua e là su Facebook – appare un post che condivide una notizia tesa solo a screditare la mia ascesa di tuttilmondologo: Sara Tommasi afferma che ha annullato il matrimonio con Diprè il quale, addirittura, l’avrebbe sfruttata.

Di per sé, non fa che confermare una visione su una tipologia di vittime dei nostri tempi – peraltro neanche attuali, ormai, se non nella malinconica forma d’eco dell’edonismo olgettinario – per cui, in un viaggio di perdizione umana di sola andata, la direzione può talvolta apparentemente essere quella del ritorno. Ricordo, anni fa, una Luana Borgia che da assatanata, triste, atletica pornostar s’era riciclata come valletta sotto l’ala protettrice di Paolo Limiti e Floradora, che tentarono di riportarla sulla retta via. Dopo poco, Luana tornò a stare al lato, della via che conosceva bene: per deliziare ancora, ormai MILF, la cinematografia di genere.

Certo che – mi si permetta ancora un po’ di retorica biografica senza trasfigurazione! – spero davvero in un lento recupero di Sara Tommasi: troppo Don Quijote  nelle mie vene, per non illustrare tali storie anche con amarezza, in odio al cinismo gratuito e senza ricevere la benché minima catarsi, di fronte ai freaks, rispetto alla mia miseria umana. Però, come la mettiamo con la mia sfolgorante carriera?! O la folgore mi raggiunge adesso, o mi consolerò io con Diprè mentre lui consolerà me: sapete, oltre a scrivere, disegnicchio… Quasi quasi divento pittore in pittorico-critica comunione col Falcone della Storia dell’arte. Un successone. (Lu Po)

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