To be kind (to Rome)

Storia e attualità

In principio, c’è la decisione di andare ad ascoltare gli Swans a Villa Ada, a Roma. Occorre ora dire che dal Pigneto, se a condurti è un motorino cinquanta, l’unico modo per arrivare in quel polmone di prato circondato dalle ambasciate sudamericane e dagli studi di avvocati è affettare la città in due. Quella sera ho deciso di affilare la Vespa e tagliare Roma, all’impossibile ricerca del punto in cui Sud diventa Nord, in cui le signore diventano abbronzate e i loro figli stronzi.

Il tempo di constatare come i rifugiati eritrei che ancora si aggirano nei pressi della stazione Tiburtina e della Sapienza non siano così diversi da Piero, senzatetto e senza Dio che di notte dorme sotto casa e di giorno chiacchiera con gli amici del Ser.t, ed ecco che il panorama è già cambiato. Il vociare dei fuorisede che festeggiano la fine della sessione lascia il posto al rumore di piatti urtati nei ristoranti giapponesi eleganti, l’odore dei Fitùr che chiudono la giornata di digiuno diventa odore di pini e di palme: ancora una volta l’attimo è fuggito, il Sud è già Nord, le signore cambiano colore e i loro figli tramutano i visi puliti in facce da schiaffi. Allora penso a quanto questa città sia sempre diversa da se stessa, un grumo di sangue misto che mai si potrà forgiare del titolo di metropoli. Dovrà per sempre accontentarsi della definizione di “città-mondo” datale da Fulvio Abbate, contentino lettarario che Roma stessa, nella sua tremenda pigrizia e senso di irresponsabilità, si farà bastare.
Forse è anche per questo motivo che a Roma ogni fatto si trasforma in problema, ogni dolore in tragedia, ogni opinione in dogma. In questa federazione di borgate e quartieri per bene, il controllo egemone delle mafie e della criminalità non è che la soluzione più razionale e inevitabile: nient’altro che una “monarchia assoluta mitigata dal terrore”, per dirla con le parole del pittore Ettore Sordini.

Con queste riflessioni allegre in mente vedo finalmente il laghetto del parco e capisco di essere nel posto giusto per via della quantità nettamente sopra la media di persone vestite di nero. Avviandomi verso le luci il mio umore sprofonda, i miei pensieri su Roma sembrano perfino magnanimi: il concerto è già iniziato, da mezz’ora, Roma mi fai schifo, ti odio. Probabilmente la frase “il concerto inizierà INTORNO alle ore 22; aspettiamo comunque che tutto il pubblico sia entrato nell’area concerto” significa in realtà “il concerto inizia alle 21.30 spaccate come dice il biglietto, ignorate il messaggio precedente inutilmente fuorviante”. Probabilmente è solo un mio problema, infatti a nessuno sembra interessare, neppure a chi è in ritardo come me. A Roma tutto ciò che non va bene è normale e si subisce senza troppe proteste.
Ecco, da questo momento in poi, la serata non riesce a far altro che evocare nella mia mente un continuo e ossessivo paragone con la città che la ospita. Come i brani degli Swans, si tratta di pensieri infiniti che si susseguono in cerchio, senza mai interrompersi, cullati da uno stato di intorpidimento che a quanto vedo non riguarda unicamente me, ma molte delle persone vestite di nero che mi circondano.
L’ultimo album del gruppo, To Be Kind, mi suscita esattamente le stesse impressioni del resto della loro discografia: musica indigeribile che non puoi fare a meno di divorare e che ti fa stare male fisicamente. La mangi con foga e la caghi male, ti attraversa e lascia disagio come unica traccia del suo passaggio.

Non è Roma la stessa cosa? Sembra un boccone invitante, ma subito si scopre bolo alimentare che proviamo a ingoiare invano, ogni giorno. Una città ripetitiva, che persevera negli errori ed è quindi diabolica (Marino che ogni tanto prova a mangiarsela per noi, presto diventerà Satana). La stessa insistenza nella reiterazione la vedo in Michael Gira, nella convinzione e nel coinvolgimento con cui suona ancora e ancora lo stesso accordo: anche quando vi si allontana lo fa solamente per tornarci e ritornarci, con più vigore. Cammina avanti e indietro senza smettere di cantare, allontandandosi o avvicinandosi al microfono, di modo che la voce giunga a tratti e non si possa far altro che leggere il suo labiale o interpretare i suoi gesti. Lo stesso fa Roma e chi la vive: una città che dice ma non parla, terrorizzata da se stessa, sempre intenta a denunciare ma pregando che nessuno ascolti.

Un secondo dopo è tutto finito. Gli Swans non scorticano più le chitarre e non picchiano i rullanti, ma si asciugano la fronte e bevono birre acquose. Mi accorgo di come il risentimento sia lo stato d’animo perfetto per assistere a un concerto. La gravità di tutto appare meno imminente, in un secondo ciò che mi circonda non è poi così male. Anche per oggi si può essere gentili con Roma. E domani? (Ivan DLB)

Seer

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4.6 su 5 stelle

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