Musica

The Birthday Party: Diabolus in musica

Mi sfracellai contro i Birthday Party a 16 anni.
Il mio concetto di musica violenta, al tempo, era rappresentato dai Pantera e dai Sepultura, dal numero dei bpm e dalle casse triggerate; il casino puro lo cercavo nei Sonic Youth ed il sudiciume nei Nirvana di Incesticide.
Quando un amico mi diede in dono un best of dei Birthday Party (fatto con le sue manine), non avevo la minima idea di chi fosse Nick Cave musicalmente.
Le poche informazioni si fermavano al videoclip di “Where the wild roses grow” in duetto con Kylie Minogue, visto ripetutamente su Videomusic un paio di anni prima.
La misera apertura mentale del tempo mi portò a bollarlo come un belloccio, reo di diffondere la musica commerciale; il male assoluto.
Il mio amico, invece di passarmi un disco munito di copertina, mi mollò un cd-r masterizzato, nel quale i pezzi dei BP occupavano solo la seconda parte della tracklist. Le prime tracce erano estrapolate, chissà perché, da un album dei Talk Talk (che iniziai ad apprezzare molto più in là).
Dopo un ascolto di quattro nanosecondi epurai il cd dalla mia vita, con la speranza di rimuovere l’esperienza dalla memoria il più velocemente possibile, confidando che la chitarra di Mark Hollis non mi influenzasse inconsciamente, rovinando le ore passate ad esercitarmi sul tapping (Nerd).
Giorni dopo rividi l’amico Fritz; chiese istantaneamente se avevo ascoltato il disco.
Innestai una filippica di due ore sul male intrinseco del pop e sui danni fatti negli anni 80… ne nacque un litigio violentissimo prossimo alla rissa, sedato solo dalla proposta di un repentino ascolto comunitario.
Tirai fuori il cd, lo misi nel lettore e l’arcano venne svelato.
Il primo pezzo era “Mutiny in heaven”, uscito originariamente sull’omonimo Ep del 1983, l’ultimo lavoro prima dello scioglimento dei BP e dell’inizio della carriera solista di Nick Cave con i Bad Seeds.
Dallo stereo uscì la colonna sonora della permanenza forzata in un girone infernale.
Si… questa definizione è stata usata milioni di volte parlando di Robert Johnson o dei Bee Hive, ma l’ascolto di Mutiny in heaven, per me, fu questo.
Il caos malato dei BP cambiò di netto l’idea di violenza sonora stampata nel mio cervello fino a quel momento.
Era dunque possibile?
Si poteva fare anche questo con il blues: esasperarlo, proiettando in avanti la lezione di Captain Beefheart, spappolando completamente la ritmica e portando allo sfacelo gli arrangiamenti e la produzione. La chitarra di Rowland S. Howard sembrava quella di un bluesman del Delta sciolto nell’acido.
Uno dei testi più assurdi mai concepiti: deliri tossici ed immaginifici di un ammutinamento nel paradiso invaso da ratti, parassiti e pidocchi.
Punishment, reward.

1/2 Mensch

Price: EUR 13,57

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