TEENAGE RIOT – Intervista ai due autori de “Il Muretto”

Arti visive

Bastano una manciata di pagine perché nella testa di chi si ritrova tra le mani la graphic novel belga de Il Muretto scoppi il frastuono delle chitarre deflagranti di Teenage Riot dei Sonic Youth. In meno di un attimo ci si ritrova catapultati nella provincia belga degli anni 80, ad assistere al dramma emotivo della tredicenne Rosie, abbandonata da una madre scappata in terre esotiche in compagnia del suo amante e dimenticata da un padre-assente vittima di un yuppismo marchio di fabbrica del decennio degli ottanta. E così Rosie si trova a dover combattere (e noi ad assistere) alla propria guerra esistenziale senza punti di riferimento, senza appiglio alcuno. Sola, in compagnia del suo vuoto, che riuscirà a colmare solo con lunghe sorsate di whiskey e con la compagnia di un dannato-eroe-romantico di nome Jo.

Abisso nero

Quella di Rosie finisce presto per diventare una storia che si appiccica addosso al lettore grazie alla capacità di Céline Fraipont (scrittrice) e di Pierre Bailly (disegnatore) di condensare nelle quasi duecento tavole tutta la plasticità degli anni ottanta, “l‘epoca esatta in cui ci trovammo a fare i conti con la nostra adolescenza. Anni che hanno visto il dilagare della mentalità capitalista e in cui le uniche cose a contare erano il progresso e il nuovo. Una mentalità che avrebbe portato alla formazione di una miseria umana e sociale, poiché mai intenzionata a mettere le persone al centro delle cose”. Un’epoca che avrebbe lasciato come eredità un vuoto ideologico che Bailly, con il suo tratto spigoloso e tagliente, e in modo particolare attraverso un denso bianco e nero scelto simbolicamente per “trasportare il lettore in un abisso, lo stesso in cui vaga Rosie”, riesce in pieno nel far riemergere. Un contesto, quello del penultimo decennio del ventesimo secolo, al di fuori del quale, probabilmente, Rosie non sarebbe mai esistita. Ma è solo un ‘forse’, dato che la Fraipont, come ci spiega, pensa che “ci ritroviamo a vivere in un’epoca caratterizzata da una sorta di connessione permanente, in cui la solitudine, nonostante venga continuamente mascherata da rapporti virtuali, confinati dietro ad un monitor, è sempre pronta a riemergere e a mettere in luce, una volta tornati alla vita reale, tutta la nostra fragilità”.

Le due P: Punk&Provincia

Oltre a raccontarci il dramma esistenziale di Rosie, Il Muretto rappresenta un vero e proprio viaggio nella provincia degli anni ottanta, e in particolar modo attraversa il lato più duro di questa. L’abuso di droghe, il vandalismo, gli accenni al nichilismo e alla ghettizzazione sono accompagnati dalle note punk e new wave dei primi Cure, Sonic Youth e Bauhaus. Un contesto al quale il dettaglio stilistico adottato da Bailly si adatta alla perfezione, e non a caso lo stesso disegnatore confessa di aver tratto ispirazione “dalle fanzine punk che circolavano all’epoca e dalle illustrazione, che di li a poco sarebbero passate alla storia, del disegnatore Raymond Pettibon e in particolare della sua illustrazione per la copertina di Goo dei Sonic Youth”. Il Muretto è quindi un viaggio nella (contro)cultura underground fatta di camerette tapezzate da poster raffiguranti capelloni poco raccomandabili, di giradischi costantemente in modalità on e di dozzine e dozzine di vinili solcati sparpagliati sul pavimento.

Di guerre e di eroi

Ogni adolescenza coincide con la guerra..” cantavano i Tre Allegri Ragazzi Morti. Una guerra che Rosie si trova a dover affrontare in totale solitudine, almeno fino all’incontro con quello che diverrà il proprio eroe, Jo. La stessa Fraipont si sente di far proprie le parole di Toffolo & co. “per me l’adolescenza è stata una vera e propria guerra, da combattere nei confronti di me stessa, degli adulti e di un mondo duro e ingiusto”. Può sembrare quindi che il racconto si nutra di dettagli autobiografici “in parte è vero, anche io come la piccola Rosie, in quel particolare periodo della vita, mi sentivo costantemente fragile e vulnerabile. Molto spesso mi trovavo a saltare in aria dalla paura per una semplice porta che sbatteva, per qualcosa che cadeva a terra, per una persona che chiamava il mio nome”. Quella paura che la stessa Rosie riesce a curare grazie all’incontro con Jo – ragazzo poco più grande di lei ormai ‘rassegnato’ ad affrontare la vita alla giornata – nei pressi del muretto in cui la ragazzina trova rifugio da tutte le angosce che la perseguitano. Rosie e Jo si stringeranno in silenzi, troveranno rifugio l’uno nell’altro, e pur sapendo di essere due perfetti sconosciuti eviteranno di farsi del male reciproco “Jo e Rosie sono due anime pure, entrambi lontani dalle preoccupazioni materiali del mondo. Sono due ragazzini alla ricerca di loro stessi, ma non chiedono nulla all’altro se non vivere in pace il loro amore”. Per questi due eroi-romantici, come vedremo, non potrà esserci altra vittoria che avere la forza di guardare dritti davanti a loro. Le ferite aiuteranno Rosie a sconfiggere i fantasmi del passato, a vincere quella guerra con il mondo adulto, a mettere in salvo le proprie emozioni, a riempire quell’abisso nero che l’aveva risucchiata. E con le cuffiette nelle orecchie, dall’alto di un muretto scalcinato avrà finalmente la forza di alzare la testa. (Marco Frattaruolo)

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone

Leave a Response