Supper’s ready

Storia e attualità

Sembra che ultimamente Facebook, attraverso quelle poche striminzite righe che sono il trailer dei post postati da chi li ha voluti postare, apostata postino o apostolo ch’esso sia, funga per me da fonte d’ispirazione continua. Lo leggo come un segno di senilità digitale, un mettersi a guardare i lavori in corso come fanno i vecchietti – secondo una delle scene evidentemente preferite del mondo lombardo e quindi, del Derby prima e del primo Zelig poi –, che criticano per sport la maldestra fluidità della pennellata dell’imbianchino, l’assurdo progetto architettonico che si piccano di desumere da otto mattoni messi in fila, o il diktat secondo cui «Ma no! La cazzuola non si usa così! Giovani d’oggi…». Tant’è.

Trascrivo solo il trailer visibile tratto dall’articolo di un medico di base, allarmato, e che ha allarmato evidentemente anche chi glielo ha postato:

Se mi tolgono la possibilità di prescrivere un esame diagnostico che ritengo utile, allora il paziente, non essendo medico e temendo per la sua salute, finirà per rivolgersi al privato non convenzionato e quindi a totale pagamento. E saranno avvantaggiati solo quelli che possono permettersi un’assicurazione sanitaria oppure i più ricchi “.

La mia risposta, nel vuoto, come di chi si metta all’improvviso a discutere con degli sconosciuti che stanno facendo comunella su un argomento, è stata questa: bisognerebbe però, anche, che i medici di base fossero più coraggiosi come quelli di una volta e prescrivessero gli esami QUANDO sono utili e non ogni volta che viene un dubbio, il quale porta a una responsabilità che non si vuole, il quale a sua volta porta a segnare un esame segnato solo per lavarsi le mani e farlo fare – oltretutto -, spesso, allo specialista amico. Detto questo, come in ogni cosa, è chiaro che si va – come in ogni altra cosa – verso l’americanizzazione del Welfare. Governo: sì, vero – governo (questo, gli altri…), specchio del paese che siamo.

Bene. Io scrivo sempre di getto, figuriamoci da mezzo brillo, di notte, in preda al delirio di onnipotenza da correzione-del-mondo-circostante; lasciamo perdere dunque la veemenza, le sgrammaticature, le generalizzazioni – quelli di una volta?! – in ogni caso, tutta la prima parte della risposta credo sia comprensibile; aggiungo solo che sì, è l’avvicendarsi dei vari cambiamenti della Sanità, che ha portato il medico di base ad essere timoroso, e da timoroso, poi, talvolta svogliato e dalla prescrizione facile, perché deresponsabilizzante. D’altronde, sono i tempi in cui ogni sistema fa acqua e, consequenzialmente, si fa necessario – o si crede necessario, o si invoca, il discorso non cambia – la responsabilità personale, del magistrato come del chirurgo. Creando con ciò, sono sicuro, più giustizia da qualche parte; ma anche molta ingiustizia, perché diventa difficile stabilire, una volta armati di tali strumenti, se il dottore non è riuscito a salvare la persona amata per inadempienza, incompetenza, diagnosi sbagliata o perché – Dio ci fulmini ma è così – può accadere.

Dal punto di vista filosofico c’è un filone molto importante di studi che vede il rifiuto del dolore, della morte, come uno dei sintomi più inquietanti di questa epoca, e che renderà l’uomo molto, molto più fragile di come già è adesso, se fuggirà dall’inevitabile con tutte le forze: le forze della chirurgia estetica per restare giovani, delle leggi che possono additare medici anche quando di più non potevano fare, della vacanza dall’unica vera responsabilizzazione che è richiesta all’essere umano appena nasce: quella d’essere, di sapersi tale – essere umano, perituro.

La seconda parte della risposta che ho dato di getto, senza il pregresso degli altri commenti, può apparire se non sibillina, dettata dall’ultima bevutina all’anice stellato che non ci si doveva permettere: governo, americanizzazione, lo specchio… Faccio chiarezza. Semplicemente: parallelo ai problemi del rifiuto del dolore e della scivolosità della comunque necessaria responsabilizzazione personale di determinate figure professionali sensibili – è l’inerzia della società a portare verso di essa – sta quello della sindrome da cicala che ha visto l’Italia, in ogni forma, protagonista per anni e anni (leggi: debito gigantesco, che esisterebbe anche se i tedeschi non fossero incarnati da Schäuble e il concetto di Troika rimandasse solo a un mitico film con Calà e Greggio) ma anche l’Europa tutta in prima fila, nonostante la sua vetustà da saggio, che consiglierebbe sempre di lasciarsi un po’ di margine come ogni brava formica; forse non in ogni forma ma, sicuramente, rispetto al Welfare: in un rigurgito di benessere fondamentalmente condiviso da tutto il blocco filoamericano, in unione all’asserzione impensabile per secoli «Incredibile, noi europei davvero non ci stiamo facendo guerra l’un l’altro da un sacco di tempo!» e, soprattutto, impreparati rispetto all’eventualità che quell’equilibrio fragilissimo – parlo di quello alla base: l’equilibrio economico – potesse pian pianino o improvvisamente cambiare rotta (il che era evitabilissimo, bastava leggere un po’ di Marx senza collegarlo al comunismo, o il capitolo sulla crematistica nella Politica di Aristotele: insomma, tempo ce n’era, quel greco è morto da parecchio!), si è dato al Welfare più di quanto gli si potesse dare (non dovesse; anzi, era auspicabile foraggiarlo se non ulteriormente, meglio, in particolare per l’omogeneizzazione del benessere, perché la fetta più grossa l’ha sbafata la classe media e quella alta).

Questa è la mia opinione personale ed è chiaro che è discutibilissima; ma arretrare da un tipo di status quando si è abituati a quel teporino, da plaid d’inverno, dopo cena, credo possa essere devastante, a livello comunitario. Chi è già passato dal via di questo Monopoli da un pezzo, cioè gli States, aveva gli anticorpi per questa falla forse addirittura nel codice genetico: il Welfare è per chi se lo può permettere, stop; c’è la competizione, boys, vale per tutti e chi soccombe è perduto. E la vecchia Europa, comincia a imitare tale forma di cinismo – anche se era ormai abituata a elargire qua e là qualcosa, come una stanca rockstar in cerca di beneficenza – perché costretta dai fatti. Per questo, certi temi sensibili etici rimangono nonostante tutto in pista, dai diritti dei gay a più interlocutorie campagne contro l’utilizzo delle cavie: economicamente, se non in modo molto indiretto e ammortizzabile, non costano niente!

Perciò, a chi fra i commenti del post che ha generato questa mia zuppona indigesta di parole, evocava il solito governo ladro, ho voluto ribattere che questo e ogni altro governo sono l’immagine distorta ma reale del paese che siamo: da un lato, insieme agli altri europei di prima classe paghiamo il prezzo di una cattiva amministrazione continentale, dall’altro ci abbiamo messo ampiamente del nostro. A proposito di responsabilizzazione o meno, ogni governo ha rispecchiato la media che risulta da tutti gli italiani e, si sa, la media non può distinguere l’angelo in terra dal furbetto o criminale.

Credo di poter vincere qualsiasi gara di campanilismo gratuito, qualsiasi tenzone di ottusa difesa patriottica; ma non riesco a far finta di non sapere che, anche se rispecchia una tendenza generale occidentale, nel momento dal quale s’invoca la necessità di controllare i magistrati, tallonare i medici di base, ispezionare gli ispettori, garantire i garanti – pensate all’importanza che assumerà progressivamente questa figura, vivendo sempre più attraverso e sul Web – da una parte la colpa è dell’incrinarsi di un bicchierone chiamato Presente che (mi ripeto), scioccamente, si pensava dovesse stare fermo, ma dall’altra è scaturita dalla serie di fregature, raggiri, furberie, parzialità pelose, tasse non pagate, minore competenza di almeno una o due generazioni di laureati rispetto ad alcune professioni basiche in una società civile, entrate a gamba tesa della politica in territori neutri (mi riferisco a quelle gratuite, non a quelle subite), che gli italiani hanno somministrato a loro stessi.

Giusto accusarmi, con un finale così, di populismo, per quanto lo odi con tutto il cuore; ma una realtà generica (e risulta tale solo perché questa non è una ricerca in tre tomi ma un logorroico, impiastricciato testo per un sito Web), se corrisponde alla Realtà, non va mistificata per scrivere qualcosa di più originale. Facciamo allora un test, per facilità: chiudete gli occhi e pensate se conoscete o no qualcuno – un conoscente, un amico, un parente, vostra madre, voi stessi – che non ha agito una volta, qualche volta, spesso, continuamente, in modo da portare alla richiesta, sia da parte dei furbacchioni, cui la cosa conviene, che delle vere vittime (i paradossi non finiscono mai), di un sistema istituzionale dotato di un maggior controllo l’uno dell’altro. Io, questo test lo faccio spesso, e ne conosco alcune, di persone che hanno facilitato tale processo in atto; e ad alcune di queste voglio sinceramente bene, anche se vorrei strangolarle e non, per le leggerezze che compiono; ma perché costringono la mia morale a un imbastardimento. E adesso, chi vuole, evochi un governo a caso – Rumor, Renzi, Monti, Craxi, Berlusconi – e ritrovi la pace. (Lu Po)

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