Su Alessandro Sallusti e altre disgrazie

Storia e attualità

La sentenza della Corte Europea dei diritti umani che condanna l’Italia -condanna, di fatto, a niente: ma questa è un’altra faccenda che approfondiremo in altri momenti- non poteva passare inosservata; alla scuola Diaz di Genova, quel famoso 21 luglio 2001, il pestaggio macellaio cui si rese responsabile la polizia deve essere qualificato come tortura. Questo significa due cose: la prima è che le responsabilità dei poliziotti coinvolti sono certe, innegabili e definitive; la seconda è che, nella pratica, la condanna della Corte ha conseguenze soltanto morali, considerando che nel nostro ordinamento giuridico il reato di tortura non esiste (nonostante nel 1984 lo Stato italiano abbia firmato la Convenzione contro trattamenti e pene crudeli, inumane e degradanti, ne parlammo già in questo articolo).

Le parole della Corte Europea avrebbero potuto essere accolte in molti modi: a noi oggi interessa presentarvi questo, con l’intenzione di offrire uno spunto che può esser di riflessione, e che deve essere esattamente questo: una visione -una tra le tante possibili- che può mettere in gioco, o al contrario rafforzare, alcune delle nostre idee. Si parla di giornalismo, e, anche in questo caso, di uno dei tanti modi tramite cui il giornalismo può prender forma (no, non è Lercio).11110442_10206463124362678_5841645571406303340_n

Insomma, il feroce Alessandro Sallusti ci aveva abituato piuttosto bene, e con una certa simpatia ricordiamo ancora quando a ragion veduta il suo quotidiano ci allertava -primo tra tutti: che lungimiranza!- dello spettro di una ormai prossima omosessualizzazione dell’Europa tutta:

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O ancora ci forniva esempi di come il bravo giornalista debba scandagliare i fondali più torbidi per portare a galla le verità più crude:

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O, per concludere, ci regalava lezioni di sportività e sensibilità -anche politica, evidentemente- di fronte alle quali lo stesso De Coubertin non avrebbe potuto che lisciarsi i bei baffi e togliersi il cappello.

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Come dire?, mai accontentarsi, in certi casi si può scavare il fondo all’infinito. p.

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