Storia del Dr. Black – Il Resurrezionista

“I have butchered many men.

All are innocent and equaled when they are on the table.

All are exquisite and grotesque.”

– Dr. Spencer Black –

Quella del Dr. Spencer Black è una delle biografie più oscure che abbia mai letto. Ma è anche tra le più interessanti. Un raro caso in cui a leggere il vissuto di un uomo assolutamente brillante, ci si ritrova, inerti e confusi, in mezzo a una pesante nuvola di malsane esalazioni nocive. È un ruvido viaggio attraverso le fosche valli della follia umana, dalle quali si spera invano di uscire mentre le ombre calano sempre più fitte.
Il Dr. Black, nomen omen, ha avuto una vita perlopiù raccapricciante, con brevi frangenti di frustrata normalità. Ha passato l’infanzia ad aiutare il padre a riesumare e rubare cadaveri nelle gelide notti dei cimiteri del Massachusetts; l’età adulta a dissezionare corpi umani e animali per poi attaccarli tra loro. È stato anche un abile medico, chirurgo e anatomista, e uno stimato scienziato che dall’integrità mentale è declinato all’insania, in preda alle sue ossessioni, a spese di sua moglie e dei suoi figli. L’amaro frutto del prestigio.

La vita del Dr. Black è raccontata da E. B. Hudspeth in uno splendido libro: The Resurrectionist: The Lost Work of Dr. Spencer Black, ed è credibile, oltre che storicamente plausibile. Il testo comprende stralci di scritti del Dr. Black, note del suo diario personale, annotazioni scientifiche, missive. Il volume include anche l’opera magna del Dr. Black: The Codex Extinct Animalia. Una collezione di illustrazioni anatomiche di bestie mitologiche, eseguite con meticoloso dettaglio. Guardando le immagini, alcune delle quali sono riportate qui sotto, si ha subito idea dello stato di alienazione mentale in cui versava il personaggio. Mi permetto di indicare un paio di abbinamenti musicali da accompagnare alla lettura del libro di Hudspeth: Dopethrone degli Electric Wizard e, visto che non c’è mai fine al peggio, proseguire la lettura con Dusk and Her Embrace dei Cradle of Filth.

Il Dr. Spencer Black nacque a Boston nel 1851. Sua madre, Meredith Black, morì mentre lo metteva al mondo – il buongiorno si vede dal mattino. Aveva un fratello, Bernard, di tre anni più grande. Il padre era Gregory Black, uno stimato chirurgo e professore di Anatomia al Medical Arts College of Boston che conduceva lezioni di anatomia basate su dissezioni di cadaveri. In quel periodo i cadaveri scarseggiavano e gli anatomisti si affidavano ai cosiddetti resurrezionisti, i ladri di cadaveri. L’ufficio di Gregory Black era una macabra esposizione antropomorfica dei suoi cadaveri preferiti, propriamente trattati prima di essere esposti. Avendo un numero sempre crescente di studenti, il professore non era solo uno dei principali acquirenti di cadaveri rubati della zona, era lui stesso un resurrezionista, e aveva come aiutanti i suoi giovanissimi figli; con tanti cari saluti a Sigmund Freud, che sarebbe nato solo cinque anni dopo Spencer Black.
Gregory Black morì di vaiolo quando Spencer aveva solo sedici anni. Lui e il fratello Bernard si trasferirono dagli zii a Philadelphia, all’epoca una città di lampade a gas, strade di ciottoli e scroscianti carrozze trainate da cavalli. Entrambi i fratelli Black frequentarono la Philadelphia’s Academy of Medicine. Spencer seguì i passi del padre ed era considerato un prodigio sia dai suoi professori che dagli altri studenti.

Erano i tempi d’oro della medicina, si stava cominciando a studiare e capire i batteri, l’introduzione dell’anestesia aveva innescato una rivoluzione per la chirurgia. Già durante il suo primo anno di studi alla Philadelphia’s Academy of Medicine, Spencer cominciò a interessarsi di mutazioni del corpo umano, in particolare delle più drammatiche anomalie fisiche che spesso si manifestano in forma fatale. Non era facile, però, studiare persone con tali deformazioni, perché morivano presto e quelle in vita erano escluse dalla società.
Spencer non era solo intenzionato ad aiutare le persone affette da varie deformità, era proprio ossessionato dalla natura delle mutazioni in quanto tali, da come potevano inserirsi nel contesto evolutivo della specie umana, e come prevenirle.

Alla tenera età di vent’anni finì gli studi a pieni voti ed era già considerato uno degli scienziati più brillanti del Paese. Lo stesso anno incontrò e sposò Elise Chardelle, che veniva da una famiglia prosperosa di Chicago e si trovava alla Philadelphia’s Academy of Medicine per finire la tesi di laurea. Dopo un anno ebbero il primo figlio, Alphonse. Grazie alla sua reputazione, Black creò un piccolo gruppo di ricerca insieme al suo mentore, il Dr. Holace, e l’Università gli mise a disposizione un laboratorio all’avanguardia, conosciuto come “Ward C”, che divenne uno dei laboratori di ricerca più avanzati al mondo. Al piccolo team riuscirono degli interventi chirurgici mai osati prima. Il laboratorio guadagnò prestigio e fama internazionale, e di riflesso anche la scuola di medicina ne trasse vantaggio, tanto che nel 1873 le domande per entrare alla Philadelphia’s Academy of Medicine arrivarono a decine di migliaia.
Quando si trovò sulla cresta dell’onda, Spencer Black sviluppò un’ipotesi non convenzionale, secondo la quale le bestie mitologiche più conosciute al mondo – sirene, minotauri, satiri, cerberi – erano di fatto i progenitori evolutivi della specie umana. Su questa linea scrisse una serie di controversi articoli scientifici, che attirarono critiche non solo da gran parte del mondo accademico, ma anche da componenti importanti del suo stesso team al Ward C. Essendo un ottimo illustratore, anche grazie ai corsi frequentati durante il primo anno di università, arricchiva i suoi articoli di immagini molto dettagliate e ben eseguite.

È proprio in questo periodo, di fama e prestigio, che una serie di eventi innescarono dentro di lui un cambiamento che lo avrebbe poi portato alla rovina. Il primo fu, nel 1873, l’incontro con una paziente di nove anni, Meredith Anne Heath, nata con un gemello parassita: aveva due gambe in più e un braccio che si estendeva dall’addome. Era arrivata dal lontano Colorado per farsi operare al Ward C, ma morì dopo 45 minuti di atroci sofferenze per via di gravi complicazioni sopraggiunte durante l’operazione. L’evento sconvolse il Dr. Black, che non accettava di non essere riuscito a salvare la bambina. Si deteriorarono anche i rapporti con il resto del team e specialmente aspro fu il dissapore con il suo mentore.

Il secondo, e più decisivo, evento fu la visita, dopo circa cinque anni, a un “Carnival”, uno di quei bizzarri circhi itineranti che vanta tra le sue attrazioni esseri deformi, proprio come nel film cult “Freaks” (Tod Browning, 1932). Tra giganti, acondroplasici, acrobati, e altre “meraviglie della natura”, c’era una mostra di reperti medici e insolite specie biologiche. La collezione includeva lo scheletro di due gemelli congiunti fusi al cranio; il “monster-baby”, che altro non era che il feto di un maiale dentro una boccia di vetro; e la sirena del Pacifico del Sud, una scimmia cucita a una trota. Tra tutte le finte meraviglie, il Dr. Black rimase impressionato dal corpo senza vita e stranamente malformato di un ragazzo, preservato dentro una vasca di vetro riempita d’alcool. Il corpo del giovane mostrava i segni di una grave patologia ortopedica alle ginocchia, che erano piegate dalla parte opposta rispetto alla norma. Aveva ossa malformate e un eccesso di peli in tutto il corpo. Dalla testa emergevano due piccoli eccessi di calcio, che sembravano delle minuscole corna. Il Dr. Black ci vide un satiro, e con questo la chiara conferma delle sue esotiche ipotesi sull’evoluzione umana. Da questo momento in poi, Black non praticherà mai più la medicina convenzionale.

Comprò il corpo del “satiro” per una fortuna, e lo portò a casa, dove condusse segretamente le sue dissezioni in mansarda. Nelle annotazioni non scrive di aver condotto l’analisi del corpo di un essere umano gravemente deformato, ma di un vero satiro che rappresentava l’evidenza di un codice genetico non ancora cancellato dall’evoluzione della specie umana. Dopo aver concluso il suo lavoro sul “satiro”, Black decise di pubblicarlo, come tutti gli accademici che si rispettino. Era sempre più ostinato a dimostrare scientificamente la sua teoria. L’articolo fu ovviamente respinto dalla Philadelphia’s Academy of Medicine, che licenziò il Dr. Black, così come da dodici altre scuole di medicina alle quali lo aveva sottoposto.

La decadenza del Dr. Black fu brusca e repentina, e si abbatté anche sulla sua famiglia. Attaccato dalla stampa, infastidito per strada dai passanti, e insultato per mezzo di corrispondenza personale, cominciò ad accumulare debiti. Determinato a continuare le sue ricerche, convinto che sarebbe riuscito a fare la scoperta antropologica più grande di tutti i tempi, nel 1880 si unì a uno dei tanti circhi itineranti del tempo, l’American Carnival, tirandosi dietro la sua famiglia. Il suo contributo al circo itinerante era un museo anatomico che mostrava tutti i campioni e gli esemplari collezionati negli anni, accompagnati da spiegazioni sulla natura delle deformazioni, secondo la sua teoria: “Quello di un bambino nato senza braccia poteva essere un corpo confuso, forse di un’arpia, al quale mancava l’informazione genetica per produrre le ali”.

La vita agiata dello stimato prodigio della medicina si trasformò nella vita di un’attrazione secondaria di un bizzarro circo itinerante. La moglie Elise avrebbe potuto tranquillamente prendersi i due figli e andarsene a casa dai suoi a Chicago, e invece divenne elemento integrante del circo: “Momma El”. Black invece era solo infastidito dall’audience presente alle sue “lezioni di anatomia” al circo. Curiosamente, si scontrava con reverendi e predicatori che contestavano la decenza morale dei suoi show, e lo accusavano di blasfemia perché non potevano esistere, a detta loro, forme umane diverse da quelle descritte nel Vecchio Testamento: Adamo ed Eva. Spesso questi confronti finivano a rissa. Siamo al paradossale scontro fra titani dell’anti-illuminismo del loro tempo. Il Dr. Black divenne comunque un ottimo showman e riuscì persino a fare profitti, acquistando una buona carrozza trainata da cavalli, capace di ospitare la sua famiglia per intero.

Black presto capì che con le sole argomentazioni scientifiche presentate ai suoi show non poteva persuadere la gente che andava ad ascoltarlo: aveva bisogno di evidenze più forti.
Sparì per alcuni mesi dalla vita pubblica con l’intento di reinventare il suo show. Cominciò a prendere animali morti e ad impiantare su di loro parti di altri animali morti, assemblando di fatto quelle che dovevano essere le creature che popolavano la sua rivoluzionaria teoria evolutiva. Lo aiutava Alphonse, suo figlio maggiore, che aveva solo cinque anni. Insieme assemblarono una piccola arpia, attaccando al corpo di un tacchino, la testa di un cadavere di bambino. Battezzarono la creatura Eve. A questa seguì una serie di più elaborate creazioni, che consistevano in ciò che Black pensava che dovesse ancora esistere in natura: un cerbero (il cane a tre teste, uno dei mostri che erano a guardia dell’ingresso degli inferi), e un centauro, assemblato usando un cadavere umano e un cavallo morto. Le parti umane di queste creature erano state riesumate da cimiteri, con l’aiuto del figlioletto (tradizione di famiglia Black). Nel 1883 costruì un armadietto di curiosità, che mostrava repliche impagliate di “creature mitologiche” e lo utilizzò, pare con gran successo, per i suoi show al circo. A detta dell’audience, le creature sembravano reali. La popolarità del Dr. Black arrivò oltreoceano, anche grazie al disgusto che si provava nei suoi show. Cominciò a ricevere da tutto il mondo pacchi con strane creature dentro, arricchendo così la sua collezione, cominciata al Ward C. Non perse mai la convinzione che le creature da lui presentate fossero realmente esistite in passato. Sentiva la vocazione, nonché la responsabilità scientifica, di dover scoprire la vera natura dell’uomo, e aveva ben poco rispetto dei suoi oppositori.

Nel 1884 preoccupato di essere preso abbastanza seriamente solo come intrattenitore, e non come scienziato, lasciò il circo. Ebbe un terzo figlio, Samuel, ma pochi mesi dopo morì il secondogenito. Il dolore per la perdita del figlio amplificò ulteriormente la sua ossessione e cominciò a credere che l’unico modo per dimostrare la sua teoria evoluzionistica, era quello di mostrare creature mutanti viventi. Dopo essere tornato a Philadelphia, costruì un piccolo deposito di legno in mezzo ai boschi, non lontano da casa e ci arrangiò dentro un laboratorio, dove trascorreva tutto il giorno, isolato. Per due anni, condusse esperimenti su animali vivi. Black parlava poco, era molto riservato e incapace di smettere di lavorare. La moglie, non sopportando più questo tipo di condotta, scrisse preoccupata al fratello di Spencer Black, Bernard, invitandolo a recarsi da loro. La lettera sospettava di animali morti e sanguinanti, chiusi dentro delle gabbie all’interno del deposito, descriveva la puzza di marcio che attirava le bestie dei boschi per essere a loro volta catturate o uccise dal Dr. Black. Nell’autunno del 1887, il fratello Bernard arrivò preoccupato a casa Black. Spencer ne era entusiasta e invitò entrambi a vedere i risultati dei suoi progressi scientifici, che amava autodefinire “rinascimento moderno”. I suoi figli Samuel e Alphonse, ora di quattro e sedici anni, erano con loro quando entrarono nel laboratorio del bosco. I diari di Bernard sono agghiaccianti nel rivelare quanto visto:

“Il mio cuore divenne marcio e mi si accapponò la pelle quando vidi ciò che il mio dannato fratello aveva fatto. La stanza era interamente buia, tranne per una fioca lampada che illuminava la scrivania. C’erano delle annotazioni, bocce riempite di liquidi e pezzi di carne, piccole gabbie vuote per terra oltre la scrivania, e lerciume ovunque. La stanza era malsana e puzzava di morte ed escrementi. Spencer ci accompagnò più vicino alla scrivania dove potei vedere ciò che aveva orgogliosamente creato. Per terra c’era un animale sanguinante: un cane con le ali di un gallo impiantate sul suo dorso. Respirando, l’animale si muoveva leggermente, e questa era la sola evidenza che fosse vivo, anche se sembrava impossibile. Era sfigurato, rigonfio e ferito. Elise nascose velocemente Samuel tra le pieghe del suo vestito, con la mano sinistra, mentre la destra cercò Alphonse; fissava Spencer. Aveva dato solo una veloce occhiata all’animale; pianse. Alphonse rimase inerte a fissarla senza alcuna espressione in viso. Reagendo alla voce di Spencer, l’animale sussultò. Batté le ali cercando di alzarsi. Spencer rise e chiuse felice le mani una contro l’altra. Un forte gemito e un fracasso dentro una gabbia arrivò dall’altra parte del laboratorio, nascosta nel buio. Ci rendemmo conto che la povera bestia che avevamo davanti non era sola.“

Elise lasciò il laboratorio nel bosco, tirandosi dietro Samuel e tentando di portare via anche Alphonse, che però si rifiutò di seguirla. Bernard e Spencer litigarono. La creatura si agitò e cominciò a muoversi freneticamente, fin quando cadde a terra e il suo corpo cominciò ad espellere sangue e bile da molte parti. Spencer spiegò che la bestia non stava morendo ma era “nata di nuovo”. Accusò il fratello di essere un moralista e di non comprendere l’importanza scientifica del suo lavoro. Bernard raggiunse Elise, che gli affidò Samuel, e partì la notte stessa per New York, dove viveva. Elise tornò al piccolo laboratorio degli orrori, con l’intento di distruggerlo, ruppe la lampada ad olio sulla scrivania per appiccare un incendio e cominciò a sparare a tutti gli animali in gabbia, ma rimase imprigionata tra le fiamme. Black corse verso il laboratorio e riuscì a tirarla fuori, quasi morta. Elise sopravvisse per miracolo ma aveva perso la vista ed era incapace di parlare. Black non disse a nessuno dell’incidente, nemmeno al fratello Bernard. Con il figlio Alphonse portò Elise in pieno bosco, dentro la carrozza con la quale avevano viaggiato insieme al circo itinerante. Black operò Elise obbligando il figlio sedicenne ad aiutarlo. Tentò un trapianto di pelle, somministrando un quantitativo anestetico insufficiente. La carrozza era troppo lontana perché le urla potessero essere percepite da qualcuno in zona.

Per via dell’incendio Black fu criticato dei giornali locali e non ebbe altra scelta che quella di lasciare Philadelphia verso posti in cui nessuno avesse avuto notizie dell’incendio. Elise fu così indefinitamente confinata a vivere dentro la carrozza, con Black. Divenne dipendente da oppio.
Poco dopo essersi trasferiti a Chicago, nonostante l’immane tragedia familiare, Black era sempre più convinto di dover dimostrare le sue eccentriche teorie evoluzionistiche. Cominciò a lavorare a un nuovo show, battezzato “Il Rinascimento Umano”, che debuttò due anni dopo a Boston. I volantini promozionali annunciavano “La Donna Alata”, “L’Angelo Bambino”, “La Vergine Serpente”, “Il Demone di Fuoco”, e il “Beagle di Darwin”, un cane con le ali, per l’appunto.

Erano creature vivisezionate e assemblate chirurgicamente, ma il Dr. Black affermava di aver scoperto nuove forme di vita. Con lui sul palco del Rinascimento Umano, c’erano ex pazienti del Ward C, tutti in condizioni fisiche estreme, che offrivano cibo e medicine agli spettatori che ne avessero bisogno. Questa tradizione, curiosamente, è ancora oggi attuale tra i circhi itineranti di varie parti del mondo in nome del Dr. Black. Lui era divenuto una sorta di eroe popolare per i malformati, i malati con i morbi più gravi e inusuali. Nei suoi tour offriva aiuto chirurgico gratuito; per quei disperati, che accorrevano da ovunque, faceva miracoli. Una bambina di nove anni, Miriam Helmer, era nata senza braccia, le mani però ce le aveva, e con le gambe molto corte. Probabilmente una malformazione nota come sindrome di Roberts. Black le impiantò delle ali alle spalle e dopo un breve periodo di convalescenza, la bambina divenne parte dello show: La Donna Alata. Il Dr. Black affermava che la mancanza delle braccia fosse un tentativo del corpo di far crescere le ali, fallito per via della sua costituzione principalmente umana. La bambina morì dopo alcuni anni, per cause ignote. Con lei Black introdusse la teoria dell’auto-resurrezione, ovvero l’idea che si potesse liberare chirurgicamente la memoria genetica naturale del passato del corpo umano.
Lo show del Rinascimento Umano andò avanti, itinerante, per un anno, fino al 1893, contornato da risse, proteste da parte di preti e politici, e la condanna dell’intera comunità medica. Ad ogni show Black fu ridicolizzato e deriso, fin quando a Chicago la folla di spettatori fece irruzione sul palcoscenico, uccise molte delle creature e appiccò il fuoco.

Il Dr. Black riprese una corrispondenza a senso unico col fratello, che non rispondeva mai alle missive. Si sfogava, convinto di aver ragione, e di avere a che fare con gente ingrata e ignorante. Lo show, ormai decimato, andò avanti ma solo in case private o in mezzo ai boschi, di fronte a una selezionata  audience di facoltosi annoiati o disperati che a volte si trovavano l’intera casa incendiata dai persecutori di Black. Uno di questi fu Alexander Goethe, un eccentrico naturalista che, come Black, collezionava varie bizzarrie. Aveva anche lui un piccola stanza delle meraviglie, dove si vantava di conservare le spoglie di una sfinge trovata morta su una spiaggia del Nilo. Pare possedesse anche delle pelli seccate di Visigoti, delle armi Maya e corpi di sacerdoti egiziani imbalsamati. Goethe fu arrestato per truffa nel 1897 e morì in prigione. Tutto andò distrutto nell’incendio di casa sua nel 1902.

All’inizio del XX secolo Black continuò il tour del Rinascimento Umano in Europa, dove ebbe un grande successo girando per le isole Britanniche, la Turchia, la Siria e Israele. Affermava di riuscire a far rivivere i morti, o di rendere immortali gli umani e aveva tanti testimoni a seguito. Eseguiva operazioni chirurgiche “live”, sul palco, persino su suo figlio Alphonse, giurando di averlo reso “senza età”. Fece un mucchio di quattrini.
Durante il tour Europeo scrisse molte lettere al fratello Bernard, che nel frattempo a New York si era sposato. Non menzionò mai Elise, però. L’ultimo show, in una casa privata di Budapest, andò malissimo: la “Donna Serpente” attaccò uno degli spettatori. Nient’altro è noto a riguardo, ma questo fu l’ultimo show del Rinascimento Umano.

Tornato in America, nel 1908 cercò di pubblicare il The Codex Extinct Animalia. Furono stampate solo sei copie prima che Black decidesse di annullare il progetto e sparire all’improvviso e senza una ragione. Una di queste copie è conservata nella biblioteca della Philadelphia’s Academy of Medicine. Il figlio Alphonse continuò da solo le strane pratiche del padre e fu arrestato e rinchiuso in un manicomio nel 1917, dopo essere stato trovato a squarciare animali in un fienile nelle campagne attorno a Philadelphia. Rimase in manicomio per undici anni, ricevendo solo una visita, da parte del fratello minore, Samuel. Evase nel 1929 in seguito a un incendio sviluppatosi nella struttura per via di un fulmine durante un temporale. Ereditò la fortuna e le ossessioni di suo padre.
La casa di Philadelphia del Dr. Black divenne un museo nel 1925, e chiuse nel 1930. La proprietà fu venduta diverse volte fino al 1968, quando gli ultimi proprietari scapparono lamentando strani rumori. È tutt’ora esistente ma dichiarata inagibile.

L’ultima traccia del Dr. Black consiste in una missiva ricevuta dal fratello Bernard ben sette anni dopo l’ultima corrispondenza. Black raccontava di essersi dedicato attivamente ad applicare delle bizzarre terapie chirurgiche sulla moglie Elise. Prima di ricevere questa lettera, Bernard non era a conoscenza di quanto fosse successo a Elise. Non appena la lesse, la consegnò alla polizia prima di intraprendere un viaggio per tentare di trovare suo fratello.

La lettera si concludeva così:

“II can hear Hell calling my name. Elise, my dear wife!

I resolved to save her. I chose to give her a great gift,

an ancient past resurrected. She was a descendant of

a powerful species, the Fury. Elise is now no longer the

same woman, nor is she the one in the cracked body

of burned flesh. She has emerged, she has awoken like

the cicala. I learned many things, I wield a mighty sword now.

I have taken her, as a worm, an opium-addicted wretch,

writhing in a scorched body; listen to me Bernard,

I write only truths. She now pounds the air

with her wings and bellows Hell’s song in hunger.

I baptized her; with my knife, I saved her… again, I saved her.

The last stone I unturned in my quest was the tombstone …

Come quickly.

– S. Black –

Proponiamo di seguito alcune delle tavole anatomiche dell’opera magna del Dr. Black, The Codex Extinct Animalia. La collezione completa delle immagini si possono trovare nelle scansioni del libro di E. B. Hudspeth – “The Resurrectionist – The lost work of Dr. Spencer Black”. (Stefano Mineo)

http://ebhudspeth.com/blog/pages-from-the-book/#

 

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