Stanley Kubrick sulla luna

Storia e attualità

Se prestassimo ascolto per un solo minuto alle tesi complottiste che lo riguardano, la scelta di quale sia il capolavoro assoluto di Stanley Kubrick perderebbe d’imbarazzo: non più Barry Lindon piuttosto che Arancia meccanica, bensì il falso allunaggio dell’Apollo 11 del 20 luglio 1969.

La teoria del Moon Hoax, o “lunacomplottismo”, ha ormai tanti di quegli anni sulla groppa da essersi scisso in tre diverse scuole di pensiero.
La prima è la scuola dei duri, e nega radicalmente che l’uomo sia mai giunto sulla Luna o l’abbia semplicemente circumnavigata (come fece ad esempio l’Apollo 13), in quanto le fasce di Van Allen e le radiazioni spaziali sarebbero letali per gli astronauti. Ne consegue che tutto ciò che ci viene detto sulla storia della corsa allo spazio è un’impostura cinquantennale.
La seconda conventicola nega la realtà dei primi allunaggi, simulati dalla Nasa e dal governo USA per vincere con l’inganno la corsa allo spazio contro i russi. Sempre secondo la stessa scuola, il comandante dell’Apollo 14, Alan Shepard, è stato il primo vero uomo ad aver camminato sulla Luna.
A chiudere, ci sono coloro che sostengono la realtà degli allunaggi fin dall’Apollo 11, con l’impossibilità iniziale di produrre materiale fotografico e filmato di qualità a causa delle particolarissime condizioni ambientali della Luna. Da qui la necessità propagandistica di creare il falso materiale denunciato dai lunacomplottisti.

Sebbene il pioniere di queste sette paranoiche sembri essere un evanescente matematico texano di nome James Cranny, che nel 1970 pubblicò l’oggi introvabile “Did man land on the Moon?”, il vero padre della teoria lunacomplottista è da considerarsi Bill Kaysing, un ex archivista della Rocketdyne Research, ovvero degli stessi laboratori dove si costruirono i motori dei razzi destinati alla missione Apollo.
En passant è bene sapere che Kaysing abbandonò il suo impiego diversi anni prima che il Programma Apollo entrasse nella sua fase calda per dedicare le sue migliori energie all’attività di scribacchino, con la pubblicazione di svariati manualetti ad usum homeless comeGuida per l’agricoltore neofita” e “Come cucinare con un dollaro al giorno”.
Nel ’74 il long seller arriva con Non siamo mai andati sulla Luna, ed è proprio qui che il nome di Kubrick viene associato per la prima volta alla regia del falso allunaggio. Una diceria abbastanza diffusa da convincere lo stesso regista a dedicarle una strizzata d’occhio in Shining, nella scena dove Danny indossa un maglione con sopra disegnato l’Apollo 11.

Meno ironicamente i teorici del falso allunaggio sostengono che proprio Shining celi tra le pieghe dei dialoghi e di numerosissimi dettagli un’ammissione di colpa di Kubrick. Sulla base della stesse logiche potremmo arrivare a sostenere che l’omicidio Kennedy fu pianificato e curato dal giovane Sergio Leone. che disseminò indizi di colpevolezza nella sua opera.
Quali sono due delle caratteristiche del cinema di Leone? Innanzitutto i tempi dilatati. L’esempio principe lo abbiamo nei ventitré squilli di telefono di C’era una volta in America. Ventitré, come le pugnalate inflitte a Cesare, nella più famosa delle cospirazioni contro il Capo.
Abbiamo poi il triello, o stallo alla messicana, che compare in Il buono, il brutto e il cattivo.
E che cosa fu il triangolo Kennedy-Lee Oswald-Jack Ruby se non un triello dilatato nei tre giorni che vanno dal 20 al 22 novembre del 1963?

Per giunta il senso di colpa fu usato per spiegare pure l’esitazione che ebbe Buzz Aldrin durante la discesa dalla scaletta sul suolo lunare: stava per interrompere la messinscena e denunciare l’inganno?
No. La realtà è meno melodrammatica delle paranoie.

Anche concedendo al lunacomplottismo qualcosa più del minuto di attenzione che abbiamo inizialmente preventivato, i conti cominciano a ingarbugliarsi ancora prima di aver colto una benché minima coerenza.
Stanley Kubrick ha sempre goduto della fama di perfezionista maniacale. Certo, è vero: in Lolita abbiamo visto una sigaretta sparire e ricomparire tra le dita di Shelley Winters; e in 2001 Odissea nello spazio un femore rotea nell’aria dopo che la scimmia ha scagliato una tibia – ma come interpretare le apparenti incoerenze della messinscena lunare? L’esaustivo libro di Paolo Attivissimo “Luna? Sì, ci siamo andati” smonta pezzo a pezzo ogni indizio a sostegno della tesi lunacomplottista – la bandiera che sventola, le ombre divergenti, i ritocchi fotografici, le famigerate fasce di Van Allen… – mostrandoci come spesso la verità dei fatti sia controintuitiva. Ma Stanley Kubrick avrebbe ragionato allo stesso modo? Avrebbe cioè permesso che la bandiera sventolasse, anche ammettendo che quei movimenti sussultori della stoffa potessero essere possibili? Vien difficile crederlo.

Resta infine un dettaglio. Nelle scene di allunaggio di 2001 Odissea nello spazio la polvere del suolo lunare si comporta in maniera sbagliata: si solleva, crea delle volute e ricade lentamente, come farebbe in presenza di atmosfera, mentre nel vuoto ricadrebbe con la stessa immediatezza di una manciata di sassi – esattamente come le vediamo fare nei filmati girati durante le missioni Apollo, con un effetto parabolico che fino alla computer grafica era impossibile da riprodurre. Prova diretta della realtà degli allunaggi e della doppia estraneità di Stanley Kubrick alle vicende del Programma Apollo.

A contraddire quanto detto fin qui ci sono le testimonianze della vedova Kubrick, di Henry Kissinger, di Donald Rumsfeld e di Buzz Aldrin nel documentario francese Operazione Luna.
Se non lo avete ancora visto dedicatevi cinquanta minuti. Un indizio: mai fidarsi di Kissinger. (palinuro)

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