Si Salvini chi può

Storia e attualità

Scagliarsi contro Matteo Salvini? Facile. Offendetelo ancora, dopo aver visto davvero cosa patisce un papà brianzolo, separato, con tre figlie a carico, o un contadino che nella sua malga vuole ancora fare il formaggio secondo tradizione, quando l’Europa ladrona non glielo permette più a causa di leggi nate per affossare la nostra economia!

No, state tranquilli, scherzo; ho solo citato un paio di cavalli di battaglia dell’altro Matteo più attuale d’Italia (peraltro, il governo dovrebbe davvero occuparsi dei crismi di legalità occidentali sui prodotti alimentari, che danneggiano le tipicità italiane; ma se ne discuterà meglio altrove). Vero: anche quando un’aberrazione è nota e viene ribadita a chi già la ritenga tale, è sempre una buona idea rinfrescare la memoria, non permettere al cervello d’afflosciarsi sul più generico dei Ma tanto sono tutti uguali…; allora, mi direte voi, perché ribattere all’articolo su Salvini e sui motti di spirito (in)consapevoli dei leghisti più rumorosi, apparso su DIRT ultimamente?! Non ho intenzione di fare l’avvocato del diavolo, perché la linea di Salvini, formalmente con lo stesso circo di frasi-da-comizio incongrue, è nel contenuto più insalubre del vecchio folkore bossiano: s’avvicina alla Le Pen, tenta di sdoganare Casa Pound così come Berlusconi sdoganò l’ex MSI; e ciò accade nonostante la Lega abbia storicamente tolto un po’di voti alla sinistra nel Nord.

Vorrei semplicemente portare l’attenzione su qualcosa di altrettanto vero, secondo me, ma che viene ribadito di meno e trovo perciò più utile, soprattutto davanti a coloro che sanno già che il gergo leghista è una porcheria. Le aberrazioni di Borghezio & C. sono il veicolo per trascinare quella che, ormai, in politica, viene chiamata pancia del paese; ha quello specifico contenuto, fatalmente più bieco di quello degli altri partiti perché muove su una radice razzista, difensivista e, perciò se ne riconosce subito, a prima vista, la trivialità. Ma ogni pacchetto di contenuti, in quanto veicolo politico, è triviale. Ecco un primo punto.

Un secondo: la maggiore esposizione e riconoscibilità del lato deteriore del pacchetto leghista può portare ad augurare sonori schiaffoni a chi ne è il megafono, a volerne la morte (spero, metaforica) e così via: ma la reazione violenta e non distaccata, politica (uso il termine – ve ne ricordate ancora?! – in senso alto), tende ad aumentare un fenomeno come quello del razzismo leghista e, se mai potrà accadere qualcosa di simile al Berlusconi ferito – ironia della sorte – da un souvenir del Duomo di Milano, sarà biada preziosa per costoro. Io ho tremato, quando Berlusconi ha ricevuto il Duomettino in faccia: fosse stato un vero attentato o similia, e fosse l’ex cavaliere diventato un martire (a parte il fatto che io sono contro la morte anche del più efferato dittatore), ce ne saremmo liberati molto, molto più tardi. La martirizzazione blocca retoricamente la possibilità di analizzare un argomento, la cristallizza: pensate alla Legge Biagi, fattasi legge tutta d’un botto dopo la terribile fine dello studioso. Ciò non ha permesso di riconoscerne i lati da rivedere, gli eventuali errori. Invece di combattere ideologicamente Salvini così come la sinistra ha fatto per vent’anni con Berlusconi, va combattuto nel merito, attraverso, cioè, la politica nel senso nobile.

Terzo e ultimo aspetto: la democrazia. Sappiamo tutti, ormai, che non è una meraviglia, ma che al contempo rimane il sistema migliore, per ora, per una convivenza civile. Borghezio europarlamentare è uno spot al ridicolo di cui l’Italia è permeata, e credo che sia considerato dai colleghi non più di un mostriciattolo scaturito dal malessere contemporaneo. Ma è stato votato. Non doveva essere votato lui? Beh, io sono d’accordo – ma un pezzo d’Italia, speriamo piccolo, e non è il mio, né il tuo – è razzista e pone il problema dell’immigrazione non in maniera complessa, come meriterebbe un tema del genere, ma attraverso il filtro velenoso del luogo comune. E l’Italia deve essere rappresentata, per dare un quadro di sé, in tutte le sue parti. Piacerebbe anche a me portare in Europa o al governo, solo gente di cui andare fieri nell’immagine e nella sostanza. Possiamo vergognarci di Borghezio, come magari molti francesi possono vergognarsi della Le Pen, ma la democrazia è rappresentazione di tutte le facce di un paese: anche quelle aberranti.

Allora, io penso che il focus politico per far sì che non esistano movimenti che avallano il razzismo (o i giochetti, le mafie e così via), dipenda da una coscienza politica di tutti gli italiani, una coscienza che penso che manchi e quindi non ritengo retorico sponsorizzare, la quale abbia uno sguardo d’insieme e capisca che (purtroppo? Ok: e poi?!) non ci sono da una parte i cowboys buoni e dall’altra gli indiani cattivi, come nei bei vecchi film del Far West; e che se alcuni degli indiani sicuramente cattivi sono più riconoscibili da lontano, ciò non giustifica una carenza di visione generale. E di certo non dipende dal continuare a dire Ma ti rendi conto di cosa ha detto Salviniiii?! Occuparsi di questi aspetti è guardare sempre e solo la punta emersa dell’iceberg, quando invece il blocco più pesante e violento sta sott’acqua ed è lì, sott’acqua, che bisognerebbe approfondire, invece che sulle affermazioni infelici di politici senza ritegno. Meno facile,certo; più interessante però e, in prospettiva, più efficace: perché l’unica domanda legittima, rispetto al caso Salvini (o alle Coop rosse, o all’avvento di Berlusconi reso possibile da tutti nonostante il conflitto d’interessi) dovrebbe essere non, Ma perché non l’ammazzano,‘sti stronzi!, ma: perché hanno potuto attecchire?.

(Lu po)

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