Scheletri: Glorious

Oscenità varie

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Nell’ottobre del 1999 avevo poco più di 14 anni, e si sa che gli adolescenti ogni tanto pensano o fanno cose terribili, e vorrei tanto che a questa giustificazione preventiva alla quale chiedo a voi di credere, potessi crederci anche io: capirete a breve che, in realtà, è un alibi che non regge.

Insomma, le cose più importanti che ricordo di quel periodo sono il fatto che i miei amici coetanei avevano già il loro motorino -mentre io avrei dovuto aspettare di compiere 15 anni-, che le ragazze di qualsiasi età rimanevano per il sottoscritto un universo inesplorato e per loro scelta inesplorabile -ci siete passati anche voi, su, ce lo avevate anche voi il bello del gruppo, il già svezzato, che vi raccontava di acrobazie sessuali che negavano le leggi della fisica, e voi a pensare arriverà mai il mio turno?– e che in casa le discussioni più animate vedevano scontrarsi chi riteneva che il nuovo millennio sarebbe cominciato il 1°gennaio del 2000 e chi sosteneva invece che avremmo dovuto aspettare ancora un anno.

Finché.
Finché a fine ottobre da ogni radio, da ogni canale televisivo, da ogniqualsiasicosa emettesse suoni, come una tempesta di ghiaccio e neve si abbatté sul sottoscritto e sul mondo intero quello che a me, così su due piedi, immediatamente apparve come il musicalmente inarrivabile, un’esplosione nel cuore e nello stomaco e nelle orecchie, un qualcosa che proveniva da un Dio lontano e anglofono: e questo Dio aveva le sembianze di Andreas Johnson, e anzi era Andreas Johnson, e il suo Verbo era Glorious, un’orgia di violini e overdrive, con quel cantare trascinato, che quasi faticava a rimanere aggrappato alla musica, e che vorrei definire tipico di Johnson se solo avessi mai ascoltato anche soltanto un’altra sua canzone.

Scheletro nell’armadio, sì, ma di quelli subdoli, di cui non ti liberi mai: ogni tanto riaffiora, sempre nel solito armadio, e -è giusto: fucilatemi- ogni tanto mi sembra ancora un enorme singolo pop. (p)

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