Scheletri: Five – Keep on Movin’

Oscenità varie

I fine ’90 devono esser stati molto duri, per il sottoscritto, se è vero – come è effettivamente vero – che a scuola spacciavo ai compagni di classe cassettine di Hit Mania Dance registrate da un vecchio Sony – a proposito, nella compilation della primavera ’99 c’erano i Cartoons, l’immancabile Gigi D’Agostino, addirittura i Vengaboy – e, per qualche motivo che adesso mi sfugge e probabilmente mi sfuggiva anche allora, seguivo e perfino apprezzavo le boyband – Take That, Backstreet Boys, Bluezone. ‘N Sync, Westlife – e le girlband dell’epoca – Spice Girls, Sugababes, All Saints, TLC.

Nel 1999, appunto, su Tmc2 andava spesso in onda il video di una canzone che, riascoltata esattamente mentre sto scrivendo questo pezzo, mi fa impazzire esattamente come 17 anni fa – e, vi dirò di più: ricordo le parole del ritornello a memoria.

I Five, o 5ive, erano inglesi, giovanissimi, modestamente belli – niente a che vedere con Donald o Orange dei Take That, per dire – e nessuno di loro sapeva cantare: ma il mondo li conobbe, e finalmente forse li amò, con il singolone Keep On Movin’, il cui video, qualcuno ricorderà, è stato interamente registrato in stanzoni vuoti con le pareti uguali al soffitto a sua volta uguale al pavimento, a voler creare sapientemente un tal effetto straniante amplificato dal fatto che, nel video, non succede niente – i 5ive guardano in camera, si sorridono come a dire “dannazione amici, è mai esistito al mondo qualcuno più attraente di noi?”, e, ogni tanto, sbuca un pallone che qualcuno ogni tanto calcia verso la telecamera che inquadra.

Il ritornello – complicatissimo: un sacco di parole, eseguite molto velocemente – lo cantava Jason Brown, che del gruppo era il più grande – all’epoca aveva 23 anni – e portava il piercing sul sopracciglio destro. Io, all’epoca, se non ricordo male, conoscevo soltanto un’altra persona con il sopracciglio forato, ed era una sorta di tossico del paese, che poteva avere un’età tra i 28 e i 50 anni, e si faceva ogni giorno il tour dei bar del quartiere.

Piercing al sopracciglio, quindi equivaleva a:

Sei matto.

Sei pericoloso.

Sei uno che fa cosa vuole fare a costo di sembrare matto.

Vorrei essere come te ma è praticamente sicuro che i miei mi caccino di casa, mi diseredino, e mia madre pianga per i prossimi 100 anni.

Sei quello dei Five.

Poiché generalizzare è facile anche a 13 anni, quello dei Five – pur non sembrandomi un tossico: era muscoloso e andava in televisione – doveva esser in qualche misura matto e pericoloso, quindi, finché mi stava lontano, divertente.

Era il mio Five preferito, e mi sarebbe piaciuto averlo come amico, ed ero l’unico della compagnia che conosceva il ritornello a memoria. Questo, mi par vagamente di ricordare, non mi ha mai portato nessun vantaggio, ma tant’è: quando Keep On Movin compariva su Tmc2 o alla radio, richiamavo l’attenzione – “questa la so tutta! Ascoltate” e mi sparavo tutto il ritornello insieme al mio amico Jason, e poi pensavo “dannazione amico, è mai esistito al mondo qualcuno più attraente di noi?”. (P)

 

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