Scheletri: Backstreet Boys – Everybody (Backstreet’s Back)

Robbie Williams, Andreas Johnson, Enrique Iglesias: mai una donna, mai una band, sulla nostra amatissima rubrica Scheletri. E adesso loro.
Everybody needs somebody to love? No, amici e amiche, everybody rock your body. Non i BB con gli occhiali scuri, ma quelli con lo sguardo -serioso o furbetto- fisso nell’obiettivo del fotografo, quelli che piacciono alle mamme e fanno strillare le figlie.
Non  il 1980, ma il 1997; non nei fumosi e scuri pub di Chicago, ma, sotto forma di poster, cartoline, fotografie e adesivi, nelle camerette rosa tutù di tutto di mondo.

Robbie Williams, Andreas Johnson, Enrique Iglesias, e adesso loro: penserete che io sia gay. Lo pensate, vero? Bene, pensatelo: una volta Gilberto Gil -fantastici, quei momenti nei quali uno cita le parole che una persona molto famosa gli ha rivolto, come se con quella persona avesse un dialogo fitto, costante, come se fosse la normalità: come ovvio io con Gilberto Gil ci ho parlato solo una volta- mi rivelò di possedere “una tendenza all’esercizio femminile dell’affetto”, e posso dirmi ragionevolmente sicuro del fatto che quella espressione non costituisse nessun tipo di perifrasi.
Questo per dire che si può essere eterosessuali e allo stesso tempo godere delle meraviglie, e a distanza di anni pensarvi con affetto, di canzoni come queste -ma che dico goderne: esserne letteralmente investiti, tanto più che all’epoca il sottoscritto era appena un undicenne, tanto più che il video della canzone, quel video, era una sorta di piccolo capolavoro cinematografico, un romanzo in 6 minuti, un’epopea condensata nel tempo di un merendino e un estathè prima di rimettersi a studiare la struttura anatomica dell’occhio per la ricerca di Scienze.

Sono un maschio eterosessuale, e ve lo dimostro adesso: non ho un Backstreet Boys preferito (mentre, all’epoca, avevo una Spice Girl preferita, che era Melanie B: per tutti era Scary Spice, perché urlava sempre e per via di un caratterino che si diceva essere particolarmente piccante.. mi capite, vero, cosa intendo per “piccante”?): ho, a fasi alterne, guardato con attenzione a Howie D -perché era oggettivamente il più brutto, se c’era riuscito lui avrei potuto riuscirci anche io-, a Brian Littrell -perchè nel 1998, per un problema serio al cuore stava per abbandonare questa valle di lacrime (a proposito, ve lo ricordate il video di Show Me the Meaning of Being Lonely?), infine ad AJ perché era stato tossico, e come tutti i modelli da evitare esercitava un fascino cui si resiste a mal fatica.

Everybody rock your body, dicevamo, ma non solo: la ricordate, la canzone, la ricordate bene, e so che non vi siete dimenticati il momento in cui, nel video, Nick Carter, con la testa che fa capolino dal sarcofago nel quale è nascosto, chiede con sfrontatezza Am I sexual?, e cosa avrebbero potuto rispondere gli altri se non Yeah?
Il videoclip, appunto: disturbante e immaginifico -poiché evocatore di sensazioni e tormenti reconditi-  e non vi è rima più facile che quella con magnifico: magnifici i costumi, magnifica la location, magnifiche le coreografie (e che persone umili, i BB! Quanto deve averlo gradito, Michael Jackson, l’omaggio a Thriller!).

Quanta sana, insanabile, vorremmo dire pura inquietudine: da dove sono uscite tutte quelle persone che ballano con i BB? Non erano soli, i Nostri? Che sono tutti questi topi schifosi che scorrazzano liberamente sulla tavola imbandita? Come ha potuto il povero Nick affrontare un’esperienza del genere, a soli 17 anni?
Altro che IT, altro che Dario Argento.. (Paolo)

P.S: Rispondo prima che la domanda venga posta, ché tanto vi conosciamo: la deliziosa attrice del video è Josie Maran.

 

 

 

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