Ramones: It’s Alive!!!

Musica

Alcuni gruppi cambiano la vita delle persone.
Le fanno bruciare di passione, fulminando anime nel pieno dell’adolescenza, un’età che sembra esser stata creata proprio per questo; nulla viene preso in modo equilibrato ed opinato… si affronta tutto di pancia, attribuendo un’importanza enorme e vitale a cose per altri semplicemente inutili.
Macinare un disco dieci volte al giorno, consumandolo per mesi, diventa facile ed istintivo come bere un bicchiere d’acqua.
Questo è successo ad orde di ragazzi (me compreso) ascoltando i Ramones.
La rivoluzione musicale e culturale sbocciata nella metà degli anni 60 (con bands come Who, Rolling Stones e Beatles), furia innovatrice degli stilemi blues, rock’n’roll e rhythm’n’ blues, negli anni aveva in molti casi perso genuinità e forza propulsiva, guadagnando solo pomposità.
L’affermarsi nelle classifiche e negli stadi del concetto di “Arena rock” aveva alzato in maniera esponenziale il minutaggio delle canzoni, frenando l’immediatezza del rock’n’roll, soffocata dal continuo ostentare una professionalità sovente tappabuchi di idee.
Fu l’inizio delle grandi produzioni live, degli effetti visivi, dei fuochi di artificio, che avrebbero condotto nel tempo molti supergruppi a dimenticare la dimensione classica del concerto, mettendo uno spazio sempre più grosso tra loro ed il pubblico.
Ma in mezzo a tutto questo covava da anni un canale sotterraneo temporaneamente parallelo, battezzato dai Velvet Underground e passato di mano da New York a Detroit, finendo nelle fauci di Mc5 e Stooges.
All’alba degli anni 70, i VU, la creatura di Lou Reed, abbandonata dal capitano, si era arenata in un gruppo fantoccio condotto dal solo Doug Yule, mentre la band dell’Iguana aveva esalato l’ultimo respiro con il supremo Raw Power (uscito nel 1973).
I Ramones mossero i primi passi un anno dopo in una grande mela desolata e spopolata, animata solo dal fuoco vivo del glam stradaiolo dei New York Dolls, fulmine a ciel sereno in una città musicalmente in coma e povera di locali.
È proprio in quelle serate condite dal glitter che Doug Colvin, Jeffrey Hyman e John Cummings decidono di mettere su un gruppo, uniti dall’amore comune per i Dolls e per gli Stooges, ma anche dalla fascinazione per i Beatles, la bubblegum ed il rock’n’roll degli anni 50.
Caricando in corsa l’improvvisato batterista Tommy Elderlyi, mutuarono il nome dal cognome usato da Paul McCartney per passare in incognito negli hotel.
I “fratelliDee Dee, Johnny, Tommy e Joey, armati di keds bianche, chiodi e frangette memorabili, diedero vita ai Ramones.
Ciò che furono in grado di creare in brevissimo tempo diventò uno degli stili più personali ed innovativi del rock: velocità fino a quel momento inimmaginabili e pochi power chords suonati rigorosamente in downstroke, destinati a creare un mattone ritmico senza precedenti.
Arrangiamenti scarnissimi ed essenziali, incollati a testi colmi di strampalati riferimenti bellici, citazioni di film horror e di tutto il necessario per sconfiggere la noia di Garden Hills.
Fortemente anti intellettuali, usavano non di rado una dialettica consciamente sciocca ed infantile.
Tra colpi di mazza da baseball a bambini frignanti, pomeriggi passati a sniffare colla ed inni eterni, i Ramones, con il loro debutto omonimo, ripresero in mano il discorso iniziato da VU, Stooges e New York Dolls, sancendo la nascita formale del punk rock USA.
Con i loro 2263 concerti, tra il 1974 ed il 1996, i Ramones rappresentano tuttora l’essenza pura del live.
La forza inaudita dei loro shows è racchiusa in uno degli album dal vivo più famosi della storia del rock: registrato il 31 dicembre del 1977 al Rainbow Theatre di Londra ed uscito sul mercato europeo nell’aprile del 1979, “It’s Alive“celebra i Fast Four in forma spaventosa, all’apice della loro carriera.
Ventotto pezzi in poco più di 50 minuti, suonati con un’intensità fuori dal comune.
Il concerto (una delle ultime uscite live della formazione originale prima dell’addio di Tommy) vede i Ramones vestire il loro abito migliore, sputando senza pietà i pezzi dei primi tre dischi (Ramones, Leave Home e Rocket to Russia), sparsi ottimamente in una tracklist perfetta e senza cali: questo è il significato della parola “stamina” applicata alla musica.
Per farvi un’idea guardate il video dello storico concerto presente nel DVD “It’s Alive 1974-1996“.
Purtroppo nel montaggio finale giungerà solo una parte dell’esibizione, ma questa basta e avanza per far capire cosa erano i Ramones in quel periodo; qualcosa, a mio avviso, di unico ed irripetibile.
Raramente si è vista una band credere così tanto nella propria musica: il volto assassino e invasato di Johnny Ramone che punta i piedi a bordo palco ne è la piena conferma.
It’s alive” è un disco di punk rock, ma emoziona trascendendo il concetto stesso di musica.
È l’accendersi di un fuoco sacro e primordiale.
Alla fine dei giochi la lezione più importante dei Ramones è l’aver riportato il rock ad una dimensione vera, avvicinabile da tutti. Il pensare: “si, posso farlo anch’io” è la spinta che, fortunatamente, anima i cuori di tanti ragazzi, chiusi in cerchio nelle sale prove a riciclare vecchie corde della chitarra e pelli della batteria eternamente consumate.

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2 Comments
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  • Andrea
    24 marzo 2015 at 20:23

    Grande articolo e gruppo immenso. Scoperti (seriamente) solo a quasi 30 anni…..ma da lì in poi sono diventati un qualcosa di imprescindibile. Ricordo come fossi affamato di tutto quello che li riguardava, con un entusiasmo genuino che non provavo dal ’91 quando scoprii i guns n’roses (che, al di là dei paragoni, è stata la MIA band tamarra adolescenziale). Quindi capisco cosa intendi con le prime righe dell’articolo! Gabba Gabba Hey! 🙂

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