Pooritanesimo e fighe stratosferiche

Storia e attualità

Non sopporto il pruriginoso monito inglese in particolare, ed europeo in generale, in merito all’uso mercificato del corpo della donna in Italia.

Stabilisco subito la mia opinione sul tema così mi sentirò libero di sproloquiare: lasciamo, lasciate perdere, le donne dominanti i maschi metrosexual d’oggi, che possono contendere alle suddette solo il record in sopracciglia sottili (Chicharito Hernandez arriva a terrorizzarmi); e che nelle città e nella provincia più emancipata la parità sulle abitudini sessuali è un fatto che crea splendide leggende metropolitane, come la mitologia delle ragazze le quali, camminando, sanno d’emanare l’esatto focus del loro mito (negli anni ’90 culminava nell’immagine della fellatio cum Nutella: «Oh! La vedi lei? M’hanno detto [forse il cuggino cantato da Elio?] che li-fa-alla-Nu-tel-la!»); non pensate alla working girl, né tantomeno alla propaganda inconsapevolmente contro la parità delle varie Boldrini.

Dobbiamo, dovete pensare all’Italia nel suo complesso, al suo DNA attuale: la risposta (la mia) è Sì, è vero!, siamo indietro! Perché una carrierista che ha un figlio viene retrocessa, quando torna al lavoro; perché non può, oltretutto, essere solo una collega e anzi, proprio in quanto collega di lavoro, è anche una fantasia incarnata. Perché non siamo omogeneamente emancipati; perché siamo più caldi e più al caldo – per fortuna, dico io – di uno scandinavo; perché dove c’è parità, è parità forzata: quote rosa e così via, son solo modi per inculcare nel nostro DNA qualcosa che non gli appartiene ancora.

Purtroppo, pare che funzioni, questo metodo che è esso stesso uno stigma: un po’ come l’esercizio innaturale che migliora, col tempo, una postura fisica finché, quella postura fisica, si trasforma in patrimonio effettivo, non più innaturale, del corpo. In Norvegia fecero ugualmente – quote rosa o roba simile, probabilmente con sfumatura salmonata – e, via via, una nozione che anche per loro era un artefatto, è divenuto parte della civitas norvegese. In sintesi: applicazione di una violenza, col fine di rendere naturale una comprensione migliore dell’attualità, che non può più permettersi (soprattutto, badate bene, non eticamente, ma economicamente) di sostenere l’idea della donna al di sotto dell’uomo nella scala gerarchica sociale.

Allora, perché l’incipit livoroso?! Beh, stasera, tornato dalla visione di Youth, dopo una tolettatura che attendeva il suo momento, qualche parola e poco altro, ho acceso la tv e ho trovato Tiki Taka su Italia uno: il programma notturno sul calcio condotto da Pierluigi Pardo, un unico uomo composto da un imitatore di Galeazzi, un comico schizoide, un presentatore coi capelli-che-così-non-vanno-di-moda-da-venti-anni (meglio dei desopraccigliati, comunque) e un competente di sport; bene: divanata, al lato estremo della morbida seduta forse perché schifata, o perché timorosa per l’eventualità di un’opinione richiesta, con il viso di chi pensi Cosa sto facendo? Perché sono qui? Aspetta: è un sogno, sto dormendo, va tutto bene, se ne stava come una statuina  – credo – Cristina Buccino. Mediterranea, seno ahimè rifatto ma molto molto bene e sempre in bella mostra: magnifica ed esplosiva, quanto imbronciata. Era opportuna, in quel programma, come uno stragista che abbia pippato un trolley di cocaina pura che viene invitato, come ospite, in una Casa di Riposo.

Allora, non abbiamo fatto nemmeno un passo avanti? Le critiche europee e degli USA nei nostri confronti, fino a qualche tempo fa, sono state in parte la sineddoche di una critica a Berlusconi, tedoforo di un mascolinismo italiota che perdona la scappatella e fa vestire giovani meraviglie da Boccassini (erotica nel nome, I suppose); critiche giuste ma anche puritane, se il Sun, ogni santa volta, ha la sua bella donnina nuda. Gli inglesi avrebbero dovuto tacere, sulle veline di Striscia la notizia, ma si sa, loro con l’alibi della tradizione-da-rispettare, se la cavano sempre. Non importa però questo, importa di noi: pian piano spazzata via dalla crisi l’orgia berlusconoide, niente passi avanti, dicevo?! L’Olgettina, il Bunga Bungale soubrettine sempre troppo scosciate per i limiti occidentali… Ci piace parecchio il corpo di una bella donna, sì. Ci piace la passera. Va bene o non va bene?!

Ecco, a questo riguardo, le estere critiche pelose le vedo come una stigmatizzazione che si sovrappone a un’altra ed è per questo, che non ci sto: un conto è riconoscere l’italico ritardo sul tema e la strada che va percorsa – ripeto, purtroppo la statistica ci spiega che le quote rosa etc saranno fruttuose, anche se razziste all’incontrario; un conto è invece il fatto che l’uso incongruo del corpo della donna (tema sul quale si sono battuti molti, in questi anni, come Gad Lerner) è una tendenza squalificante, ma non deve confondersi con l’esistenza ineffabile della bellezza, scevra da altre qualità perché è essa stessa una qualità; non deve confondersi con l’elemento attrattivo in quanto tale, ovvero: se una ragazza che è una FIGA STRATOSFERICA decide – o la convincono unti manager, o non sa cosa fare se non quello per le bollette, o altro: ma se ci deve essere (e ci deve essere) parità, dev’esserlo anche nell’amaro della vita – di esporre la propria nutriente prorompenza, dall’altro lato, il maschio etero (o la donna, se omosessuale), una volta accesa la tv, perché non dovrebbe pensare Ma guarda questa! Ce l’hanno messa perché tira, fa share con la sola presenza, ah, che tempi! Non c’entra niente, però… però, insomma, la bellezza è qualcosa, e fa parte, di questo mondo…; 

Lo stesso mondo che combatte la mercificazione, nella misura in cui un (s)oggetto bello da vedere non va ghettizzato, finché non ce ne siano motivi, solo perché potrebbe essere accostato alla squalificazione di un’etnia, una specie, un genere: Guernica di Picasso è bellissimo, ed ha un messaggio etico forte; bella ancor di più è la Cappella Sistina che, analizzata con le lenti della mercificazione ‒ traslando dal corpo della donna alla congerie religiosa del suo tempo ‒ è pura propaganda, addirittura, oltre che mercificazione, e che solo il genio di Michelangelo ha saputo rendere rivoluzionaria e trascendente il mero messaggio morale

Perciò, riprendendo il pensiero lì per lì sospeso fra il politically correct e la bronzea pelle della Buccino o chi per lei; cosa dovrei affermare, di fronte a una presenza spiaggiata quanto volete ma fenomenicamente pazzesca (hommage à Pino Daniele) se non: che Dio la benedica… che fiiiiiiiiiica!  (Lu Po)

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