Politicamente col retto

Storia e attualità

Copio, completamente a caldo – il caldo che provo, appiccicoso e lurido, e quello dell’impulso irresistibile – le prime righe visibili di un post di un amico feisbuccaro il quale, a sua volta, posta una recensione a bella posta: «“Inside Out”, il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia».

Voi non sapete – o invece sì o, più probabilmente, non v’interessa (fate male!) – quanto mi costi scagliarmi contro Gramellini, autore di queste prime righe, che continuano senza pietà col medesimo retrogusto. E scagliandomi contro di lui, mi scaglio contro il peggior Fazio, contro la giuria Nobel che ha permesso a Vecchioni di pensarsi candidato al Nobel per la letteratura, contro Severgnini, contro Scanzi (il più smart, dai gusti ineccepibili, con Gaber in pole position, e la plasticità del passaggio indolore dal cazzeggio notturno sul calcio, all’evocazione di questo belloccio colto in diretta tv, ogni volta che si parla di grillini) contro il Saviano che hanno voluto disegnare (un disegno che nonostante la buona volontà, non può – per ora – sorreggere), e così via. Mi costa perché, o non si è d’accordo, o lo si considera veramente un rigurgito banale: se non si è d’accordo, al massimo queste parole possono spiegare il perché di un’atroce fatica a sentire, come le strisce umettate di lumache, le parole – fondamentalmente, si noti, GIUSTE – di costoro e di ciò che rappresentano. Se si è già d’accordo, questa mossa sulla scacchiera infinita delle opinioni, apparirà scontata. Ma si vive o no anche di cuore?!

La sintesi – termine per me chimerico, quasi – è che i personaggi suddetti non sbagliano mai, o quasi, rispetto a cosa sia giusto seguire nell’opinione comune. Lo spiattellano in modo non intellettualoide (sarebbe da tromboni, e loro hanno superato il trombonismo sinistrorso tout court, o l’intellettualismo fatale di chi, intellettuale, lo è stato davvero) e invogliante il pueblo puro – quello che non sa NIENTE, e così sia! – a istruirsi; e il tutto, condito da una dose di simpatia salottiera, la simpatia intelligente per chi ha bisogno di sentirsi tale per riflesso. La battezzerei Ipercomprensibilità: mutuando il termine dall’iperrealismo pittorico, in cui l’olio su tela sembra più foto della foto; per traslato, si tratta di fotografi della realtà in cui la capacità sintetica banalizzante comporta una deformazione stessa di quella realtà, perché ogni cosa buona e giusta nasconde il marchio di uno slogan. L’accusa è rivolta non a tali personaggi in sé – la divulgazione è un fattore importante, questi personaggi servono, me ne rendo conto: solo che agiscono da rimedio al Sistema (termine alquanto vago, ma usiamolo, visto di chi si parla!) e ne sono, al contempo, parte – ma all’-ismo che si trascinano dietro: il suffisso che condanna anche il consiglio più giusto ad una frase detta dai genitori nell’età in cui i genitori devono essere rifiutati.

Una forma pretesca, subdola, indiretta, a fare di più, ma rimanendo simpatici: hey, siamo fra di noi (ad esempio, dalla Bignardi), a chi non va una birra?! Nel frattempo, ricordatevi che un tempo sei stato tu il migrante/la resilienza è un fattore fondamentale per il presente (Severgnini docet, che quando c’è una parola cool la fiuta e la rivende come sua)/forse chi ha rovinato l’Italia in questi vent’anni dovrebbe esimersi dal…/la cultura ci rende migliori…/ecco cinque regole per il domani/c’è tutto un mondo di emozioni, credo, che nessuna cattiva politica potrà distruggere… e altre milleseicento frasi con la caratteristica dell’applauso automatico, pena lo sguardo di Fazio o chi per lui che guarda – en passant, solo un nanosecondo – il proprio pubblico come per dire: «hey, coglioni, questa va evidenziata con la claque!».

Insomma, si è d’accordo con loro, di base, se li si va a analizzare. Ma è la procedura – paradossalmente, uno dei cancri dell’Italia: la burocrazia – con cui viene gestito tale carico di benessere dialettico, come una SPA di concetti da imparare fra unguenti e massaggi, a non essere sopportabile.

Con amore, sempre. E sappiate che i migranti siamo noi. Più grassocci, però, a occhio, di quelli dei barconi. (Lu Po)

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