Piero Ciampi: 10 canzoni scalze

Musica

Piero Ciampi è stato un grande artista, soprattutto come innovatore e come coesistenza, in un sol uomo, di molti opposti: uguale solo a se stesso ‒ un intero ‒ e al contempo un cliché (l’artista maudit); coraggioso quanto mai, sfidando il pubblico come soltanto Carmelo Bene ha fatto, teatralmente, in Italia – e codardo altrettanto. Due, gli esempi storici: nel primo, Aznavour gli dà carta bianca perché gli scriva delle parole, lui sperpera il denaro intanto ricevuto e poi scappa; nel secondo, la Vanoni all’apice del successo vuole farsi scrivere un album da lui in coppia con Marchetti (che, dopo Se piangi, se ridi e altri successi scommette tutto su questo loser predestinato, rimanendone la spalla musicale fino all’ultimo); l’incontro è stabilito, i brani ci sono, ma Ciampi non si presenterà.

Caso quasi unico di autore post-Modugno la cui ascendenza francese è minoritaria: Paoli, De André, Lauzi etc nascono – e meno male! – ma nascono, generalizzando, dagli chansonniers (Dylan e Simon arriveranno a De André più tardi): l’unico esempio simile di mosca bianca che mi viene in mente, per quegli anni ’60, è Bindi, che si rifà direttamente a Rachmaninov, alla cosiddetta “musica classica”; Ciampi amava, certo, gli esempi transalpini, approfonditi nel periodo di Piero Litaliano, solo che spontaneamente ha cantato il mare labronico e l’italianità di genio, quella da noi rimpianta dal Rinascimento in su e ammirata dal mondo che, da dopo, non ci ha visti più. E al contempo, tutto parigino, non musicalmente – Brel, Trenet, Brassens, ma anche Chevalier – bensì ricucendo il filo spezzato dell’École de Paris dei pittori di primo Novecento; chissà per quale caso del destino, un filo che per ultimo aveva rammendato Modigliani, un altro livornese, un altro italiano antico.

«Spera, Mira, spera!», dice ne Il vino, con ironia amara, alla figlia, sapendosi preda del tormento; la musica italiana (o tout-court), però, se può sperare e far sperare, lo deve non poco a un giocatore come lui. Qualcosa di perverso in me lo vuole trattenere nell’orbita del misconosciuto quale ancora è, perché non smetta mai di influenzare da outsider: scoperto tramite un amico, ricordato da un addetto ai lavori, celebrato da qualche collega: ai margini, ma sempre presente, per chi voglia raccontare la diversità universale. Come un materiale incandescente, inascoltabile per troppo tempo, che in fondo è bene centellinare. (Lu Po)

Fino all’ultimo minuto, (singolo, 1961)

Non siamo tutti eroi, (singolo, 1962)

La polvere si alza (album Piero Litaliano, 1963)

Livorno, 1971 (album Piero Ciampi, 1971)

Il merlo  (album Piero Ciampi, 1971)

Ma che buffa che sei (album Piero Ciampi, 1971)

Io e te, Maria (Io e te abbiamo perso la bussola, 1973)

L’incontro (album Dentro e fuori, 1976)

Adius  (album (postumo) L’album di Piero Ciampi, 1990)

Dario di Livorno (album (postumo) l’album di Piero Ciampi, 1990)

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