Parabola dell’orsa del Trentino

Storia e attualità

Sul Il Fatto Quotidiano, campeggia (18/8/2017) il molto poco geniale ma di certo ammiccante titolo Macelleria catalana, inerente al mezzo che si è schiantato sul mito della Rambla Felix. Barcellona, da tempo fra le capitali culturali e del movimento non solo europeo: per forza di cose, uno dei centri da dissolvere nella paura. C’è quasi da essere contenti per la poca organizzazione dell’Italia, che da sola dovrebbe raccogliere la metà del turismo mondiale.

Poi Sallusti, in un tweet, non si accorge della differenza fra cinismo e tristezza assoluta, perché dà (e mi sembra sacrosanto) della bestia a chi ha compiuto l’attentato ma poi afferma – non resistendo al proprio voto di cadere in basso ogni volta che può – che non gli importa, se così scrivendo la Boldrini si offenderà. Cosa ci vuoi fare, Sallusti è uno dei tanti casi umani che s’incontrano: per una frecciatina orientata a dovere, si passa davanti e del tutto gratuitamente anche a una nuova Hiroshima.

Tutti questi titoli, questi tweet, queste affermazioni prive di ogni capacità intellettuale (con l’aggravante che vengono travestite da calembour, arguzia, strizzata d’occhio retorica alla Scanzi o da maestrino zitello alla Travaglio), scavano il solco fra ciò che noi ancora possiamo chiamare Civiltà – ovvero un alveo culturale in cui davvero poter discernere il fatto che, ad esempio, uccidere è sbagliato perché ogni giorno ci si sveglia e si pensa che lo sia, sbagliato; e la falsa Civiltà, il falso progresso che, dietro quote rosa, accuse per convenienza, obblighi di buonismo o di cattivismo, crea battaglie epiche per un’orsa del Trentino – causa nobile, dolce e commovente, di per sé, sia chiaro – guarnite con dichiarazioni sintetizzabili in un corale “Non andrò mai più in vacanza in Trentino!”.  

Già l’affermazione in sé rimanda a indignazioni a pancia piena, se si vuole buttarla sulla retorica che ho appena criticato (sostituite l’affermazione con “Maledetto Putin! Non mangerò più caviale del Volga!”). Mai più in Trentino, indignati dal caso dell’orsa. Mentre si continua a far le vacanze nella bellissima Sicilia, dove però la Mafia ha ancora un grosso peso; o, si resta affascinati dai paesaggi del Texas, dove vige la pena di morte; e ci si emoziona per il tuttora esotico viaggio in Cina, paese come minimo ambiguo.

Cosa c’è dietro la preoccupazione per l’orsa? Cosa c’è dietro titoli di giornali che per narrare tragedie mercanteggiano con un gioco di parole a buon mercato? C‘è, per l’ennesima volta, l’oblio di una delle frasi più importanti che siano state dette nel nostro universo storico, e che basta da sola a mettere in pari la pallosissima ed equivoca storia fra presunti intellettuali e presunti peones: «Prima vivere, poi filosofare». E l’ha detto un filosofo – uno dei più grandi di tutti i tempi. Anche Aristotele sapeva che senza cibo nello stomaco e giusto sonno dato al corpo, è impossibile una buona riflessione. Ma per un gioco secolare di scalini civici apparentemente saliti, nel momento in cui la Civiltà occidentale ha potuto cassare (negli ultimi 100 anni IN TUTTA LA STORIA) il problema del vivere aristotelico, si è buttata a capofitto sul filosofare (cosa che rari casi a parte era ad appannaggio di chi da sempre, poteva vivere benissimo, da Federico II a Marco Aurelio; gli stessi filosofi/umanisti/intellettuali non vivevano nel lusso, ma si arrabattavano diventando precettori dei re, politici o, dalla nascita della borghesia in poi, imparando mestieri come Spinoza, che era ottico).

Si filosofa invece in modo incongruo, come una bonaria e vecchia matrona che ha lasciato partire i figli e adesso, per continuare a darsi un senso, acquista un micio e lo tratta come il figlio infante che non esiste più. Poi, si commuoverà per la causa di altri mici sfortunati; e poi ancora, darà anima e corpo a un gattile. Questo oggi è l’Occidente o, per dire meglio, l’Europa (gli Stati Uniti, mascherati da Trump o da Obama o da Bush, immettono sempre molte risorse per far sentire importante l’uomo americano e, genialmente quanto sadicamente, lo fanno più a livello di Immaginario che in concreto). È dunque l’Occidente in quanto Europa che dovrebbe essere più saggio e rammentarsi la frase di Aristotele; eppure, non si ricorda più che molti non possono più filosofare perché non riescono a vivere.

Guardate che è per questo motivo, che Trump e i populismi attecchiscono. Consapevoli o no, s’accaparrano il bacino d’utenza del grido straziante dei figli che ancora esistono e che nessuno vuole più ascoltare; non quello di micini teneri e di boldrinate sui migranti (tema che meriterebbe almeno UNO studio serio in giro, accanto a frasi gratuite ottusamente pro o ottusamente contro). Mi terrorizza come animale-uomo, che un’orsa faccia più scalpore dei barboni che muoiono di freddo (“Eh, ‘sto inverno è una beshtiaccia!” – e si glissa).

L’uomo è un animale che ha linguaggio e ragione, il che manca a tutti gli altri animali; ma per tornare alla Natura, per tornare a raschiare la terra e riprovare cosa sia il vivere nel senso aristotelico – che, ribadisco, è l’unica cosa che potrebbe permettere, poi, di tornare a filosofare e poter mostrare sensibilità per il caso dell’orsa uccisa a causa di una sciocca decisione – dovrebbe dissotterrare se stesso dal giudizio sociale, dalla frasetta maldestra da influencer su Facebook, dalle mode, dall’acquisto dei vinili che sono tornati col loro (magnifico) mito, dall’importanza di sapere la differenza fra marmellata, confettura e composta (sì, c’è).

Un uomo spogliato di tutto questo, troverebbe un’orsa che lo guarda, incuriosita. Dandole il linguaggio per esigenze narrative, credo gli direbbe: «Hey!, amico, lo sai: o io o te. Vuoi vivere? – e glielo chiederebbe non solo aristotelicamente! – «Senti, ti aiuto: magari non questa prima volta che ci incontriamo, ma poi sarai TU, che riuscirai a vivere, perché costruirai l’arco e poi il fucile mentre io, da millenni, mi gratto il culo sulla stessa corteccia, però senti che ti dico: è solo allora, quando te lo sarai guadagnato contro i miei unghioni, il vivere, che potrai provare compassione per ME – un’orsa – e non compassione per te stesso attraverso me, che rappresento quella Natura, quel vivere che non sai più ricordare e che ti è necessario per filosofare. Solo da questo doppio passaggio può nascere la compassione. Altrimenti, se non lo capisci, fa’ come me: pensa ai tuoi cuccioli, che sono molto più importanti che preservare lo stato di cose cui sei abituato; e intendo me compresa». (Lu Po)

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