Only Locals: la provincia è la tua casa

Oscenità varie

Quali sono i turbamenti che scuotono l’animo del giovane cittadino di provincia e di mare, di colui che abita quello che effettivamente è il – o meglio: un – paese reale, ossia quello che, unito alla miriade di altri più o meno minuscoli paesi reali, dà vita a questo amatissimo e odiatissimo Paese?
La sua vita è, seppur la sua flemma e l’indolenza si impegnino a nascondere la verità, durissima: non sarebbe ingeneroso definirla amara. Il suo spirito è flagellato, con la medesima intensità dei libecci che in autunno spezzano le coste deserte, da turbinii di sensazioni, desideri ed esigenze contrastanti.

Amata provincia, ti odio!, si scoprirà a pensare fumando, incappucciato e livido di rabbia, camminando a passo svelto sul lungomare deserto e indifferente più dei maledetti compaesani che d’inverno parlano solo la lingua dell’indifferenza – neanche i vecchi a giocare a carte nei bar, d’inverno, neanche i giovanissimi scugnizzi figli di emigrati a tirar pallonate ai muri della scuola del paese e a ruttare per divertimento. Ti odio, ripeterà, che m’hai lasciato solo, che non m’offri né gioie né dolori: che non m’offri niente.

Odiata provincia, ti amo!, esclamerà ogni mattina d’estate, quando, con la pancetta appesantita da quei vizietti che solitudine e freddo rendono necessari, trotterellerà verso la spiaggia, con la pelle imbrunita dal sole e la speranza che quest’anno sia quello giusto – per bere, per conoscere persone, per avere droghe buone, per tirar su due soldi, per scopare, per diventare veramente abbronzati, per perdere peso, per avere i soldi per il tatuaggio; per godere dell’estate senza il pensiero che l’estate duri quel che dura.

Di chi è, la provincia? Del giovanotto, che la abita 365 giorni all’anno? Dei turisti, che per 3 mesi la ripopolano, per goderne della presenza del caldissimo e accogliente mare? Questo è quel che più di tutto corrode l’animo del giovane: chi voglio che ci sia, dentro casa mia?

Dalle mie parti, sulla parete di un ponticello che sembra far la guardia a un torrente – più probabilmente un fosso – che attraversa la spiaggia e muore in mare, qualcuno anni fa scrisse, con una bomboletta spray e una grafia da scuola dell’infanzia: ONLY LOCALS, con la A cerchiata; only locals, con annesso ammiccamento all’anarchia – o forse è semplicemente una questione di gusto estetico? A me, ad esempio, piace assai la stella a 5 punte.

Quel che conta, però, è il messaggio: in inglese, certo, a voler intimidire anche quei tedeschi bianchi come il latte e alti come i tedeschi, che d’estate stendono i loro asciugamani esattamente dove li avremmo stesi noi locals, e non soltanto le truppe di fiorentini e milanesi; e con quell’ONLY scritto ben grande, a non ammettere correzioni né eccezioni.
L’ha scritto un giovane, o qualcuno che giovane era all’epoca, lo so: era il ponte sotto il quale, dieci anni fa, chi aveva la mia età e soffriva particolarmente l’autunno, passava il tempo a trastullarsi con MDMA e tipologie assortite di erba.
Non succede mai niente, qui eppure questa è casa nostra: giusto!
I fiorentini aiutiamoli a casa loro, costruendo capienti vasche in Via de’ Calzaiouli, allestendo piscine e spiagge artificiali al Parco delle Cascine!
Il fascino che la provincia, pur lamentandosi di se stessa, esercita nei confronti – di nuovo – di se stessa, è un cortocircuito che l’uomo di città non può capire: non il fiorentino, non il milanese, non il tedesco.
Only Locals Understand, appunto.

(Paolo)

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2 Comments
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  • Pietro
    23 giugno 2015 at 16:11

    Verissimo. Odi et Amo.
    Abbandonare Sestri Levante (giusto per avere anche un collegamento agli Zen) per una metropoli, per lavorare.
    La voglia di tornare nel paesino a parlar male dei milanesi, ma poi, riflettendoci: “eh si però che lavoro faccio li?!”

    Tragedie personali di tantissimi.

  • Paolo
    23 giugno 2015 at 16:25

    Drammi, drammi veri, sia per quel che la provincia è di per sé, sia perché la questione “odio o amo? vado o resto?” è destinata a rimanere irrisolta.

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