Nobel per la letteratura: and the winner will be…

Letteratura

Un vecchio pettegolezzo scandinavo insinua che Alfred Nobel escluse dal suo lascito testamentario l’istituzione di un riconoscimento alla matematica per timore che tra i premiati potesse spuntarla Gosta Mittag-Leffler, insigne matematico nonché amante della signora Nobel.
L’aneddoto è falso come il princisbecco, e per smontarlo bastano un fatto e un argomento..
Per prima cosa, Alfred Nobel era scapolo, e se anche fosse stato sposato e becco oggi dovremmo avere il sotto-aneddoto della vedova che si vide diseredata di una fortuna letamata con la dinamite a favore di una fondazione filantropica, dando per buono che sia sempre la moglie a seppellire il marito – e in questo caso a pisciar sulla sua tomba.
L’inconsistenza dell’aneddoto è però di prospettiva. Nobel, morto nel 1896, era figlio dell’Ottocento, e il suo testamento andava a premiare quelle discipline i cui risultati incidevano concretamente sul miglioramento dell’umanità; ed ecco il riconoscimento alla medicina dei vaccini, alla fisica dei raggi X (che per qualche anno riscuoteranno curiosità principalmente come fenomeno da baraccone), a coloro che promuovono la pace tra i popoli e a chi, in letteratura “abbia prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole”.
Quest’ultima frase è da tenere a mente ogni qualvolta il Nobel letterario suscita disapprovazione e ronzii delusi. Che ci piaccia o meno – e non ci piace – il premio letterario più famoso del mondo è vincolato a quella tendenza idealistica che nello scettico Novecento non trova più posto.

Domattina o al più tardi giovedì prossimo verrà assegnato il Nobel per la Letteratura 2015 – con l’accento sulla e e la L maiuscola.
Ventiquattr’ore che cinque/sei persone al mondo trascorreranno in compagnia di quello che Garcia Marquez chiamò il fantasma del premio Nobel, quando le voci di corridoio o la propria chiara fama trasformano la vigilia dell’annuncio in una notte di sonno inquieto in attesa di una telefonata fatale che potrebbe non esserci, con la paura e la voglia di rispondere al drin drin e sentirsi dire “Le passo l’ambasciata svedese” – sebbene poi molti dei laureati finiscano col dichiarare a caldo “Non me l’aspettavo” o “Non ci pensavo nemmeno”.

Chi non dormirà stanotte?
Come in quel vecchio film in cui un marionettista entra nella testa di John Malkovich, così ci piacerebbe vedere che cosa succede da circa vent’anni nella testa di Philip Roth in vigilie come questa. Roth, l’eterno papa che esce cardinale dal coclave svedese. Le quarte di copertina dell’Einaudi, col loro elenco esaustivo dei Booker Prize, dei Pulitzer e delle Medaglie del Congresso, non fanno che enfatizzare l’assenza del premio più luminoso – con buona pace di Antonio D’Orrico.

Chi, dunque? I criteri dell’Accademia Reale Svedese sono in apparenza bipolari. Non si capisce dove finisca il valore estetico e inizi l’alternanza tra continenti letterari, con la geopolitica sempre pronta a sparigliare mazzi, rovesciare scacchiere e sviare le previsioni.

Se seguissimo la geografia come uno Strabone della letteratura contemporanea che cosa vedremmo?
La vecchia Europa si segnala per due grossi blocchi di papabili: l’Inghilterra Terribile dei Salman Rushdie, Tom Stoppard, Ian McEwan, A.S.Byatt e John Banville, e la non più cattolicissima Spagna dei Javier Marias, Juan Marsé, Alvaro Pombo e Juan Goytisolo. Trascuro il nome di Enrique Vila-Matas perché personalmente lo ritengo solo uno stucchevole chiacchierone.

Tra il Portogallo di Antonio Lobo Antunes fino al Medioriente della triade israeliana Yehoshua-Oz-Grossman il continente è punteggiato da Grandi Solitari: il neederlandese Cees Nooteboom, che scrisse il primo romanzo on the road; Jon Fosse nel suo guscio di noce norvegese; lo scontroso Peter Handke in Austria; Milan Kundera in Boemia; Claudio Magris nei suoi caffè triestini; Ismail Kadaré lo schipetaro.
Il Maghreb di Assja Djebar e Nawal El Saadawi… Non andiamo oltre, perché i nomi esotici ci ricorda la micidiale frase di Saul Bellow “Chi è il Tolstoj degli Zulu? Il Proust degli abitanti di Papua? Sarei lieto di poterli leggere”, e non vogliamo pensar male.

Oltre l’Atlantico, gli yankee Cormac McCarthy, Joyce Carol Oates, Don De Lillo, Thomas Pynchon, l’outsider Bob Dylan e la canadese Atwood sbilanciano il continente americano verso nord, col Centro e Sudamerica orfani di Carlos Fuentes e Alvaro Mutis.

Quest’ultimo, il meraviglioso Mutis, va a ingrossare le fila degli scrittori trascurati con imperscrutabile ingiutizia dall’Accademia Reale Svedese – e stilare un elenco personale degli assenti è quasi d’obbligo: ecco quindi di Anton Cechov, Henrik Ibsen, Joseph Conrad, Hugo von Hofmannstahl, Anna Achmatova, Rainer Maria Rilke, Virginia Woolf, Henry James, Jim Joyce, Paul Valery, Alejo Carpenter, Vladimir Nabokov, Willa Cather, Thomas Bernhard, Elsa Morante, Georges Simenon, Hermann Broch, Janet Frame.
I Nobel a Le Clezio e Modiano (2008 e 2014) hanno infine mandato a babboriveggoli anche le speranze di veder riconosciuto il nome di Yves Bonnefoy, forse il maggior poeta europeo vivente ed il solo dei tre francesi destinato a diventare un classico.
La giuria svedese sembra curarsi della poesia come del figlio avuto dalla serva, e se la danese Inge Christensen e il polacco Zbigniew Herbert sono morti in attesa della canonizzazione, l’australiano Les Murray, il polacco Rozewicz e la canadese Anne Carson difficilmente ripeteranno la doppietta Seamus Heaney-Wislawa Szymborska nel biennio ’95-’96, cui finora sono seguiti due drammaturghi (Dario Fo e Harold Pinter), un’autrice di racconti (Alice Munro), il poeta svedese Tomas Transtromer (https://www.youtube.com/watch?v=FMAgvq01KZQ) e quindici romanzieri quindici. Se è vero che il romanzo è morto, allora il Nobel è un film di George Romero.

Domani o giovedì prossimo alle 13 sarà possibile seguire in diretta streaming l’annuncio del Nobel per la Letteratura 2015 sul sito della Fondazione (http://www.nobelprize.org).
Al momento di scrivere queste righe zuppe di nomi e coordinate i Ladbrokes danno come favoriti la biellorussa Svetlana Aleksijevitj, il giap-pop Haruki Murakami e l’esotico Ngugi Wa Thiong’o. Esattamente come un anno fa.
In contemporanea con i bookmaker inglesi, il blogger con fama di veggente M.A. Orthofer ragiona sul The Literary Saloon sulle chance della nostra Elena Ferrante, ma senza esporsi in una previsione.
Ebbene, il coraggio di far la figura bischera a sole ventiquattr’ore dall’annuncio lo avranno Dirtmagazine e il sottoscritto, nello specifico di un erroraccio (cit. Pizzul).
Eccovi tre nomi da segnarvi per domani, senza argomentarvi il perché e il per come:
Antonio Lobo Antunes, romanziere portoghese.
Adonis, poeta siriano.
Peter Nadas, romanziere ungherese. Nadas in particolare è autore di due splendidi romanzi, Fine di un romanzo familiare e Libro di memorie, editi in Italia da Baldini Castoldi Dalai.
Se leggerete le opere di Nadas, comunque vada domani, per la letteratura sarà un successo. (palinuro)

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone
1 Comments
Leave a response
  • Lu Po
    7 ottobre 2015 at 21:21

    Rocchenrol! PS Adonis, ormai, è vocato quasi quanto Roth a questa lotteria, sarà la sua volta? Comunque, grazie per i buoni consigli di lettura.

Leave a Response