Neutral Milk Hotel: Anna Frank a cavallo di una splendida meteora

Musica

«What a curious life»

Una meteora può ricordare lo spazio siderale, o la cantante che fa il botto con la hit dell’estate, o il programma che fino a qualche anno fa ospitava quella stessa cantante mai più tornata sulla cresta dell’onda insieme agli analoghi cinematografici e, fatalmente, l’uomo – e il concetto che si porta dietro – Giorgio Mastrota: una lezione per tutti noi maestrini (e sono serio), perché attraverso il pervicace orgoglio d’aver proclamato se stesso re delle batterie di pentole e dei materassi, ha fatto dell’accettazione di sé e del Fato un faro luminoso, orientato verso l’Oriente più zen che possiate immaginare. E poi, insomma, ha avuto a che fare con la Estrada degli anni migliori, come biasimarlo?

D’accordo; come la mettiamo, però, quando la meteora è un album veramente d’eccezione, complesso, originale sia rispetto al contesto in cui è nato (siamo nel 1998) che in generale; ed è un vortice di gioia, dolore, riflessioni e voglia – la senti o non la senti – di voler suonare con tutta quella carica?! L’album in questione è In the aeroplane over the sea dei Neutral Milk Hotel.

Insomma, un singolo si può indovinare, si può creare, talvolta, a tavolino (Corona, rimembri ancor quel tempo della tua Rhythm of the night, quando Jenny B splendea sulla voce tua ridente e fuggitiva…), o anche un grande singolo, come The year of the cat di Al Stewart o Music di John Miles, senza più ripetersi; ma un album? Per di più uno come questo, un concept, il cui centro è Anna Frank e il cui studio sulle sonorità illumina d’attualità un periodo storico: come Morricone ha riesumato il Far West non col classico pianoforte scordatello da ragtime ma con organi, armoniche e fischi ritraducendone, per il linguaggio visivo, l’atmosfera, i Neutral Milk Hotel si affidano a chitarre spennate o ruggenti, fanfare da processione, fisarmoniche e cornamuse, e a una voce fra l’entusiasta, lo sgraziato e l’adolescenza; pentolone gorgogliante che ritrae lo sfondo della storia da narrare, il cui borbottio incorpora, nel mio immaginario, i passi sul terreno fangoso di una pagina tragica, letta per giunta di sbieco.

Naturalmente sì, può capitare anche agli album, d’essere meteore che squarciano il mondo della musica e non più appaiono. Il gruppo si sciolse poco dopo, al secondo disco complessivo e, romanticamente, è facile pensare che tutto quello che avevano da dare, i NMK, l’abbiano concentrato in un’opera che, innanzitutto, vive in funzione dello slancio creativo che le ha dato vita. Ma in fondo, che importa; il mantra della meteora era un pretesto per rammentare In the aeroplane over the sea; ora che ho fatto il mio dovere (piacere, in realtà), li lascio volare di nuovo, aeroplano e meteora insieme. (Lu po)

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