Nel Blu sdipinto di Blu

Arti visive

Il quadro della situazione è stavolta splendidamente ibrido per sua natura, anche perché non si tratta, in effetti, di un quadro, ma di un muro; di molti, anzi, molti e molti muri. E non, mura; poiché ognuno d’essi, come gli ossi che per Montale furono di seppia, vanno contemplati: uno ad uno. Sono quelli su cui Blu ha posato un po’ della sua opera, sparsa per il mondo, ovvio; tranne quelli di Bologna, poiché lo stesso artista li ha cancellati per protesta, a partire dalla mostra sulla Street Art organizzata appunto nella città felsinea (ah, la promiscuità del sinonimo, come rende tutto ampolloso, a volte!), dal momento che prevedrebbe la rimozione delle “tele” urbane. Non mi dilungo nel raccontare i fatti, e in ogni caso se ne è scritto ovunque molto meglio di quanto possa fare io, rispetto alla storia in questione.

E che storia meravigliosa! Galvanizza, non c’è niente da fare, l’idea che ogni tanto si parli di espressioni artistiche in generale; ancor più, se ciò accade non a causa di qualche arma tipica per suscitare l’interesse nei confronti di una mostra (l’interattività, il terribile passato dell’autore che ne scavalca l’opera) ma perché scaturisce da una querelle interna al mondo dell’arte, fra l’addetto ai lavori/fruitore/compratore/smistatore/organizzatore e l’artista. Artista è un termine così generico e nel corso del tempo svuotato e di nuovo riempito così tante volte che, come si può notare, non necessita di molte /; può rimanere nella sua inconsistenza-consistenza. E per me tutta la faccenda ha la stessa natura di questo termine magico (magico tuttora): per questo, ritengo il quadro della situazione splendidamente ibrido.

Credo che l’espressione artistica più verace non debba essere quella che denuncia, o fa stare bene, o scandalizza etc etc etc: in questi casi, si vuole racchiudere qualcosa che racchiudibile non è; sicuramente, però, smuove; e quando qualcosa mette in movimento, si ha a che fare con una vox media, come lo era ad esempio il termine fortuna, che non era esclusivamente quella buona, come si intende per lo più oggi: era la ventura, la sorte. Ugualmente, ciò che crea movimento non si può ridurre a qualcosa di buono o cattivo, giusto o sbagliato: è ibrido, e ha il segno del destino, del modo in cui quell’unico e preciso movimento reagisce al contesto. Non potendolo inscatolare in una sola direzione, fa bene, fa male, passa e va – l’unica costante è che è, o non è.

Blu è un grande street artist, capace di sottolineare la crudezza dell’oggi, prima che con il raziocinio dei suoi messaggi palesi (come la tipica connessione denaro/schiavitù, o il sozzo risvolto economico della guerra), con il subliminale poetico del segno, che questo artista predilige rispetto all’accumulo cromatico. Soprattutto, quando la massificazione denunciata si fa letterale: ad esempio, moltissimi piccoli uomini che creano un viso; moltissime banane che ne tratteggiano un altro; orde di persone, ripetizioni del segno, come un mantra. E la vicenda che ruota attorno a lui smuove ed è perciò essa stessa, una forma artistica: in questo senso Blu s’è dato, temporaneamente, alla performance; una performance che sottolinea la caducità dell’opera, la fuggevolezza della bellezza, il rinnovato patto di scontro fra i cummenda dell’arte e gli artisti clandestini, la rivendicazione dell’artista di far tornare solo propria, l’opera regalata al mondo, tanto più quando il mondo è veramente un pezzo di spazio aperto e non un parrucconesco museo.

Più nello specifico (ed è questo che a me sembra interessante, non tanto il resto), problematizza la possibilità di uno schieramento, a meno che non si vogliano forzosamente non prendere in considerazione tutte le facce della storia: enumeriamone qualcuna. Blu protesta contro una delle tante incarnazioni del consumismo, della trasformazione di una forma di libertà in prodotto, in denaro; però, cancellando una sua opera da un centro sociale, indebolisce la possibilità che il centro non venga smantellato, una volta perso il velo della protezione artistica; si assume sulle spalle il peso originario del gesto dello street artist; però, toglie agli occhi di tutti – anche di chi non è un cummenda – la visione di magnifiche, magniloquenti narrazioni visive; denuncia direttamente e politicamente la pretesa antica di spostare i leoni babilonesi o le statue greche in musei tedeschi, francesi o inglesi; però, al contempo pubblicizza inevitabilmente la mostra che vuole additare (e che fantastico corto circuito, se ciò fosse voluto!). Riesce nell’impresa di far parlare l’afasico mondo dell’arte attuale, troppo ripiegato su di sé (perché di solito, il rinnovato patto di scontro fra fruitore e artista di cui sopra, non c’è – l’uno basta all’altro, e il resto del mondo vada al diavolo: la comunicazione dell’arte è assimilabile all’affare fatto); però, se la sua espressione nasce dalla clandestinità, dall’illegalità, è davvero coerente rivendicare la parete di cui ci si è appropriati impropriamente? Un punto focale della street art non è che la città faccia dell’opera ciò che crede? O una mostra – rappresentante del male quanto si vuole – non fa parte del divenire di un città?! E si potrebbe andare avanti.

Insomma, qualcosa non quadra: il che rende ambigua l’azione di Blu e più sottile il confine fra buoni e cattivi che, spesso, si vuole troppo netto, per merito di una semplificazione della realtà dettata da quel mondo che Blu critica; ma, criticandolo in maniera altrettanto semplificata, dividendo la città e i suoi muri in distruttibili e indistruttibili (indistruttibili, ovvero irriducibili al consumo, metaforicamente; come? Distruggendoli letteralmente!) diventa un ingranaggio di quella stessa realtà. Per chi l’ha letto e amato, si potrebbe gridare: si è ammazzato Debord, Debord è vivo! E tutta questa vicenda, lascia un gusto splendido di un’arte che (involontariamente?) può essere ancora attuale senza convivere col denaro: un’arte dell’ibrido, del consistente-inconsistente, dell’impossibilità di uno schieramento tanto radicale quanto pulito, che anche nel 2016 può narrare il presente come nient’altro può fare: se ti schieri dove credi sia il giusto, accogli in automatico qualcosa di sbagliato. Ecco l’essenza, il racconto dell’Oggi. (Lu Po)

Street art

Price: EUR 33,15

4.5 su 5 stelle

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone

Leave a Response