Morte che passione!

Letteratura

Come vogliamo chiamarci? Feticisti delle morti celebri? Seguaci del Club J27 – quel fantastico gruppetto che raduna tutti gli eroi del rock che hanno una J nel nome e sono morti a 27 anni – o addirittura suoi estimatori?

Un amico di un cugino della sorella dell’ex fidanzato della mia migliore amica mi ha detto che, in alcuni casi, gli psicanalisti avanzano l’ipotesi che questa estrema attenzione all’ultimo momento, al definitivo arrivederci – sempre che sia un arrivederci, ma qua ognuno si baserà sulle proprie convinzioni – nasconde in realtà un’estrema angoscia nei suoi confronti (così alcuni psicanalisti dicono: “ma tu sei terrorizzato dalla morte!”). In alcuni soggetti, si suppone che questa paura riesca allo stesso tempo sia a essere realmente spaventosa – quindi in una certa misura a repellere, a far fuggire – sia a fungere da calamita, vale a dire ad attrarre: un po’ come i video dei calciatori che si spezzano le gambe o le foto degli incidentati, per dire (lo avete presente, il sito Rotten: le peggiori e più malate e più realistiche foto del web, entrarci è da matti ma non sbirciarlo è impossibile).

Comunque: su alcune persone, ad esempio su di me, le morti dei personaggi celebri (non tutte, certo, ma molte) esercitano un fascino strano, che definirei preoccupante se non perverso, e che le spinge a cercare informazioni su tutto quel che riguarda il povero defunto: ha ingurgitato droghe, o bevuto alcool? Con chi ha parlato per l’ultima volta? Qual è il numero della stanza d’albergo nel quale il corpo fu trovato? Chi guidava l’aereo che si è schiantato al suolo? Ma soprattutto, vero e proprio pallino personale – qua sì, andiamo sul patologico -: quali sono state le dichiarazioni delle persone che conoscevano il morto prima che fosse morto? Personalmente, la mia preferita è quella del reverendo Marvin Pentz Gaye sr., che dopo una settimana dall’aver ucciso il figlio, ha questo scambio con un giornalista dell’Herald Examiner:

Signor Gay, lei amava suo figlio?

Diciamo che non mi dispiaceva.

Delitti rock, scritto da Ezio Guaitamacchi e pubblicato da Arcana nel 2010, è una delle enciclopedie delle morti del rock che il sottoscritto ha maggiormente amato: chi come me ama una certa aneddotica (un esempio su tutti: dopo il loro concerto del 26 settembre 1986 alla Solnahallen di Stoccolma, i Metallica, prima di andare a dormire nel loro pullman, decidono che il posto più confortevole spetta a chi estrae dal mazzo la carta più alta: vince Cliff Burton, che pesca l’asso di picche e sceglie il posto che solitamente spetta a Kirk Hammett; nell’incidente di quella notte Burton sarà l’unico a morire), e la ama al punto di percepirla quasi divertente, troverà il libro piacevolissimo. (Paolo)

 

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