Moondog: il vichingo che Toscanini amava

Musica

Louis Thomas Hardin, al secolo Moondog. Davvero, non è solo la sfida lanciatami – «Che ne dici di scrivere anche pezzi più brevi?» – a non farmi accogliere in questa pagina il materiale aneddotico di uno dei musicisti più grandi e misconosciuti del Novecento, se non per accenni: sarebbe troppo facile, e quindi troppo difficile. È che, come per altri artisti (Van Gogh, Hölderlin, Chet Baker…), alcune biografie sono tanto ghiotte da ingurgitare il valore intrinseco dell’arte espressa dall’autore, e a muoversi in nome di essa ‒ il che ha, talvolta, pure il suo tornaconto. Non per Moondog, rimasto poco noto; ma ascoltatelo, vi dico. E mentre lo fate, pensate a quando ha composto quel che ha composto: è stato un vero seminatore di futuro.

Mi limito perciò a scrivere che questo artista visse molti anni della sua vita per strada come street performer, fra musica e poesie; che era cieco dai tredici anni e nonostante ciò poteva dirigere un’orchestra o inventare strumenti (la trimba è rimasto il più iconico: sono delle percussioni); che si vestiva da vichingo perché abitava nella sua curiosa anima una passione sfrenata per i miti norreni, tanto che arrivava a viverli come verità.

Egli stesso racconta come conobbe Toscanini – a partire dal direttore d’orchestra Rodzinski – e cosa gli disse il Maestro: «(…) I met Leonard Bernstein (…). Artur [Rodzinski] later introduced me to Toscanini. I made as to kiss his hand, whereupon he pulled it away, saying “I am not a beautiful woman”». L’incorreggibile italiano, emigrato negli States in opposizione al fascismo, fu determinante per la formazione di Moondog, così come lo fu il jazz (a Charlie Parker dedicò lo splendido Bird’s lament) e, in generale, un naturale fiuto per la ricerca del ritmo e del suono, che gli permise di mescolare Monteverdi a melodie dal mistico sapore orientale, parole che si ripetono in loop a un’anticipazione del minimalismo. La grandezza di Moondog è sintetizzabile in una nota del recensore all’interno di uno dei suoi album (e stavolta riesco a tradurla senza timore!): «egli percepisce musica ovunque nella vita». Un sant’Agostino dell’arte. (Lu Po)

Moondog

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