Merkel e Siria: è solo umanità?

Storia e attualità

A fine agosto Angela Merkel ha spiazzato l’opinione pubblica europea annunciando che la Germania avrebbe accolto tutti i profughi siriani diretti verso i confini tedeschi. Le reazioni tra i 28 membri sono state differenti, ma sostanzialmente tutti i cittadini dell’Unione hanno avuto almeno un istante di stupore. Ascoltando la Cancelliera, infatti, c’è chi ha rivelato un improvviso cambio di parere su Berlino, passando dalla critica per la gestione della vicenda greca all’esaltazione della leadership (anche morale) di Merkel, mentre altri sono rimasti scettici, non convinti della genuinità delle misure tedesche. Tutta l’Europa, dicevamo, si è però chiesta le motivazioni della Germania, il perché di una decisione apparsa repentina, sebbene non estemporanea. In effetti, come sempre nel mondo della politica, niente è completamente bianco o nero: è necessario osservare la questione con un’ottica sistemica in cui ogni elemento ha un proprio valore, ma è l’insieme a chiarire che cosa sta succedendo.

1) L’aspetto umanitario

Di per sé qui c’è poco da spiegare. La Germania è disposta ad accogliere fino a 500mila migranti provenienti dalla Siria, una Paese ormai distrutto da una guerra che dura da quattro anni. Gli schieramenti combattono l’uno contro l’altro in un contesto fluido e caotico: il Governo di Assad, le opposizioni laiche, le opposizioni religiose, lo Stato Islamico e i curdi. A questi vanno aggiunti attori dagli interessi variegati: Usa, Francia, Turchia, Russia, Israele, Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Qatar… I dati sono devastanti, basti pensare che prima del conflitto la Siria era abitata da circa 23 milioni di persone, mentre oggi, a fronte di oltre 200mila morti, ci sono 12 milioni di sfollati, dei quali 5 milioni all’estero. Molti dei profughi siriani arrivano in Europa (insieme a iracheni, afghani e pakistani) tramite il corridoio balcanico, ossia sbarcando in Grecia dalla Turchia e proseguendo a piedi o con mezzi di fortuna – spesso smistati da trafficanti – fino alla Germania e all’Europa del Nord. La decisione del Governo tedesco, quindi, è ispirata da una situazione ormai tristemente consolidata e che ha condotto, solo nei primi sei mesi del 2015, al riconoscimento di circa 220mila richieste di asilo – questo serve anche a chiarire che l’Italia non è l’unico approdo. Berlino ha deciso, in concomitanza con l’inasprimento della posizione dell’esecutivo ungherese di Viktor Orban, di aprire le frontiere per evitare situazioni peggiori. La Germania ha momentaneamente sospeso l’attuazione sul proprio territorio del Regolamento di Dublino, che detta le norme per le domande d’asilo e, in caso di migranti irregolari, affida la competenza della pratica al primo Stato membro dell’Unione nel quale il richiedente è arrivato. Tuttavia il Governo tedesco sta prestando molta attenzione alla distinzione (non prevista da Dublino) tra migranti economici e migranti per guerre o persecuzioni – per spiegare in modo molto diretto, un conto sono i siriani che fuggono dallo Stato Islamico, un conto chi arriva in cerca di lavoro.

2) La questione d’immagine

Torniamo un attimo all’inizio dell’articolo, dove si diceva che parte dell’opinione pubblica europea sia rimasta frastornata dalla scelta di Angela Merkel, considerata in netto contrasto con quanto avvenuto con il salvataggio Grecia. Per molti osservatori si è passati dalla Berlino che impone l’austerità ad Atene a quella che si presenta come porto sicuro dei migranti. Tutti ricordiamo quando a luglio la Cancelliera rispose a una studentessa palestinese in lacrime che la Germania non avrebbe potuto accogliere chiunque. Freddezza teutonica o etica della verità? A ciascuno il proprio giudizio, però mediaticamente l’immagine tedesca ne aveva risentito. Oggi, due mesi dopo, la vicenda è offuscata dai rifugiati che arrivano in treno sventolando il poster di Angela Merkel, mentre i cittadini intonano l’Inno alla Gioia in segno di benvenuto. Nel Vecchio continente – anche in Italia – persino certe voci solitamente critiche hanno parlato dell’apertura delle frontiere come di un atto consono alla guida tedesca in Europa: se la gestione della crisi greca è stata un esempio di egemonia, l’accoglienza dei siriani è una manifestazione di leadership. E non è un caso che la Germania, anticipando il vertice straordinario dei ministri dell’Interno (14-15 settembre), abbia ripristinato per qualche ora i controlli alle frontiere, lanciando un chiaro messaggio sia a Orban (se Berlino ferma gli ingressi dei migranti, Budapest sprofonda nel caos), sia all’Europa (la disponibilità tedesca non è infinita, ognuno faccia la propria parte). Insomma, Angela Merkel intende mostrare quale sia il peso della Germania nell’Unione: un leader che usa il bastone e la carota, pretendendo il rispetto delle regole, ma agendo per primo nelle grandi difficoltà.

3) Il fronte interno

Ovviamente la scelta del Governo non ha trovato consensi unanimi, soprattutto in chi già criticava da tempo la politica di accoglienza e integrazione tedesca. Il problema della xenofobia e dei ritorni nazifascisti è presente in Germania come nel resto d’Europa, sintomo della paura diffusa derivante dalla crisi economica, dalla complessità delle nuove dinamiche globali e dal senso d’insicurezza causato da classi politiche incapaci di elaborare progetti di lungo periodo. A Berlino si guardava con preoccupazione alle centinaia di casi di violenza compiuti da militanti dell’estrema destra contro gli immigrati, ma lo spartiacque è stata la dura manifestazione di metà agosto dinnanzi al centro d’accoglienza di Heidenau, in Sassonia, dove Angela Merkel è stata definita una «traditrice del popolo tedesco». Gli esagitati sono una minoranza, come dimostra la reazione dei cittadini all’arrivo dei profughi nelle stazioni, però – si sa, – anche un solo gesto crea allarme sociale. Il rischio è che manipolazioni mediatiche e strumentalizzazioni politiche portino sempre più cittadini a sovrapporre il sentimento xenofobo alle proteste degli amministratori, talvolta comprensibili – per esempio solo nella giornata di sabato 12 settembre sono arrivati a Monaco di Baviera oltre 10mila migranti, una cifra che metterebbe in difficoltà qualsiasi città. Angela Merkel e il Governo (che pure è diviso sul da farsi) devono cercare di contrastare le voci estremistiche, evitando che la percezione dei cittadini sia condizionata da avvenimenti dei quali non si comprendono le dimensioni o riguardo ai quali sembra non ci sia soluzione. Per il momento Berlino sta giocando la carta umanitaria, invitando i tedeschi alla mobilitazione in favore dell’accoglienza. Presto, però, Merkel dovrà dimostrare di avere la forza politica per tenere dritta la barra, anche qualora le difficoltà diventassero palesi. Va in tale direzione la scelta comunicata all’incontro dei ministri dell’Interno Ue di ripristinare i controlli alle frontiere per l’elevato afflusso di migranti.

4) Forza lavoro qualificata

È evidente che la solidarietà da sola non sia sufficiente a spiegare misure quali la distinzione tra migranti economici e rifugiati e la predilezione per i siriani (anche gli afghani scappano dalla guerra, per esempio). Molti hanno notato che quanto a livello d’istruzione e know how i profughi provenienti dalla Siria hanno caratteristiche diverse rispetto ad altri. Fino a qualche anno fa Damasco aveva infatti un sistema scolastico ed economico paragonabile all’Occidente, cosicché statisticamente i siriani costituiscono una forza lavoro più qualificata rispetto a chi arriva dall’Africa subsahariana o da alcune zone dell’Asia. Le conseguenze di questo indirizzo sono notevoli: per parecchi migranti siriani non serviranno corsi di formazione specifici e sarà potenzialmente più facile trovare un’occupazione, con grande risparmio per le casse pubbliche. Inoltre i profughi siriani si muovono più frequentemente per nuclei familiari, il che garantisce maggiore stabilità delle comunità e maggiore facilità nella gestione della fase post-emergenziale. Al contrario, dal Bangladesh o dall’Africa subsahariana l’emigrazione ha caratteri diversi, con preponderanza di maschi, giovani sotto i 30 anni o comunque singoli individui, che spesso raggiungono connazionali già insediati. La vox populi che vuole l’apertura di Angela Merkel come strumentale per l’accrescimento della forza lavoro qualificata tedesca ha pertanto una parte di verità, sebbene sia ancora presto per capire come e quanto i rifugiati siriani saranno integrati – soprattutto perché gli arrivi potrebbero essere più di 500mila e per l’Agenzia del lavoro i posti vacanti sono 37mila.

5) Il futuro demografico della Germania

Un’altra grande scommessa potrebbe riguardare la demografia tedesca. Secondo il rapporto della Commissione europea sull’invecchiamento della popolazione l’Europa avrà un problema demografico nel medio periodo e la Germania sarà tra i Paesi con la situazione peggiore. Se il trend restasse quello attuale, si passerebbe dagli 81,3 milioni di abitanti del 2013 ai 70,8 del 2060, con la forza lavoro che si ridurrebbe da 66,1 milioni a 54,6, mentre la popolazione degli over 80 andrebbe dal 5,5% al 13,4%. Nel giro di trent’anni la situazione potrebbe cominciare a essere difficilmente sostenibile in termini socio-economici: quale prospettiva ha un sistema in cui il 50% della popolazione ha più di 46 anni e il rapporto tra over e under 65 è di 1 a 1,7 (adesso è di 1 a 3)? È chiaro che non basterà accogliere mezzo milione di rifugiati oggi per garantire un futuro alla Germania del 2060, anche perché è probabile che una buona percentuale di immigrati possa tornare nel proprio Paese. A essere rilevante, casomai, è l’intenzione tedesca di imporre un cambio di passo all’intera Europa, cominciando dalle politiche dell’accoglienza – ossia dalla revisione del Regolamento di Dublino e dalla sollecitazione a una nuova mentalità. Ecco la dimostrazione di leadership che cerca Angela Merkel unendo la solidarietà al pragmatismo: la Germania è disposta ad agire secondo la propria forza, lasciando intendere che quanto è utile per Berlino è utile per Bruxelles. Direttamente o indirettamente. (Beniamino Franceschini)

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