L’ultimo omicidio di Jack lo Squartatore

Letteratura

Per chi non c’era e per chi non se ne fosse accorto, centoventotto anni puliti puliti fa, nelle primissime ore del 9 novembre del 1888, avvenne l’omicidio della rossa lucciola Mary Jane Kelly.
Il referto del dottor Thomas Bond, che esaminò il cadavere della donna sul letto dell’appartamento di Miller’s Court, è un calcio sui denti:
“L’intera superficie dell’addome è stata rimossa e la cavità addominale svuotata del suo visceri”; “il volto è stato violato fino a renderlo irriconoscibile”; “I tessuti del collo sono stati lacerati fino all’osso”; “L’utero e i reni con un seno sono stati trovati sotto la testa, l’altro seno sotto piede destro, il fegato tra i piedi, gli intestini dal lato destro e la milza dal lato sinistro del corpo” – e ci fermiamo qui con gli estratti.
Come disse il padrone di casa della Kelly ai giornalisti, fu più opera di un diavolo che di un uomo. Certo è che l’omicidio Kelly sigillò in ceralacca la carriera criminale di Jack lo Squartatore – diavolo o uomo che fosse.

A tutt’oggi per gli Intenditori del Delitto le signorine Mary Ann Nichols, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly sono conosciute come le Canonical Five, le cinque vittime accertate dello Squartatore, all’interno della più lunga sequenza dei Whitechapel Murders, che contarono undici casi di omicidio di prostitute tra l’aprile 1888 e il febbraio 1891 – alcuni dei quali hanno con le Cinque Canoniche lo stesso rapporto che l’Edoardo III ha con il First Folio shakespeariano.
Questa analogia, non blasfema, che apparenta il Drammaturgo all’Assassino – entrambi per antonomasia – nasce anche grazie alla pubblicazione nel 1827 del superbo “L’assassinio come una belle belle arti“, dell signor Thomas de Quincey, la sola opera che possa farci intuire che cosa dovesse essere il terrore che dilagò a Londra all’epoca degli omicidi di Whitechapel, offrendoci per di più una legittimazione a guardarli con un occhio ‘tedesco‘, da amatore: “La gente comincia a rendersi conto che in un un bell’assassinio c’è qualcosa di più di due stupidi, l’uccisore e l’ucciso, un coltello, una borsa e un vicolo buio. Trama, signori, allestimento, luce e ombra, poesia, sentimento, sono ora considerati indispensabili a prove di questa natura. Il signor Williams ha esaltato in noi tutti l’ideale dell’assassinio, e perciò ha reso più difficile il mio compito. Come Eschilo o Milton nella poesia, come Michelangelo nella pittura, egli ha condotto la propria arte a un punto di colossale perfezione; e come osserva il signor Wordsworth, ha in certo modo “creato il gusto secondo cui va apprezzato”.
E il signor De Quincey non ebbe la fortuna di conoscere né le Murder Ballads di Nick Cave né tantomeno l’arte assassina dello Squartatore; mentre noi, uomini e donne del XXI° secolo che guardano con nostalgia all’epoca dei delitti a tratteggio, siamo arricchiti dal dettaglio per cui il letalissimo 1888 è l’anno che seguì il 1887, ovvero la nascita nella Londra della Regina Vittoria del contraltare perfetto del mito nero, ovvero Sherlock Holmes.

Jack lo Squartatore e Sherlock Holmes, dunque.
Curiosamente, l’apocrifo confronto diretto tra i due giocherà sempre a sfavore di Holmes, tanto nel pastiche conandoyliano “Uno studio in nero” di Ellery Queen quanto nel brasileiro “Un samba per Sherlock Holmes” di Jo Soares. E pure nelle falde della Storia, che fecero sfiorare i due di sghimbescio: tra gli esperti forensi che collaborarono alle infruttuose indagini sui delitti di Whitechapel troviamo il professor Joseph Bell, che appena un anno prima aveva ispirato all’ex allievo Conan Doyle la figura di Holmes.

Chi fu, dunque, Jack lo Squartatore? Domanda quasi retorica, ma in un giorno come questo possiamo porcela.
Nelle letteralmente cento e passa risposte che il mercato del sensazionalismo offre si va dal medico della regina a Lewis Carroll, dal principe Alberto Vittorio di Sassonia a William Sickert – segnato a dito dalla giallista Patricia Cornwell in un libro basato sulla sabbia.
Un anno fa il non proprio autorevolissimo Daily Mail ci ha invece raccontato di un presunto scialle appartenuto alla penultima vittima accertata di Jack, e di un DNA che inchioderebbe tal Aron Kosminki alle sue colpe una volta per sempre. Riparato a Londra come mille altri transfuga dall’ondata di pogrom zaristi, Kosminki era un barbiere già sospettato all’epoca dalla polizia, ma mai incriminato. Il suo nome, in realtà, è tutt’altro che nuovo: già nel 1987, durante lo speciale che la BBC trasmise in occasione dell centenario dei delitti di Whitechapel, il profiler yankee John Douglas indicò nel barbiere ebreo Kosminski il più probabile responsabile dei delitti attribuiti allo Squartatore – facendone così il principale artista polacco dell’Ottocento insieme a Chopin.
Un’erudizione gialla e spicciola ci costringe ad ammarginare come un John Douglas sia al centro del quarto e ultimo romanzo con protagnoista Sherlock Holmes, “La valle della paura”.
Se Kosminski sia stato o meno lo Squartatore è in realtà impossibile dirlo – e su questo punto vi rimandiamo allo stringato e ottimo articolo di Massimo Polidoro sulla questione; tuttavia le cronache londinesi ricordano come, sempre nel 1887 (Jack ne aveva ammazzate di fresco due nel corso della stessa notte), uno sgrammaticato anonimo scribacchiò in bitume “The Juwes are the men that will not be blamed for nothing” su un muro di Goulston Street.

Più di recente il signor Wynne Weston-Davies, discendente diretto dell’ultima vittima, ha riportato tra i sudditi della regina Vittoria la responsabilità dei delitti, imputando il pivello della sua pro-zia, che avrebbe ucciso le prime quattro peripatetiche per confondere le acque e stornare da sé i sospetti di quell’unico delitto meditato.
In sostanza saremmo davanti a un plagio di “La serie infernale”. Ma Francis Spurzheim Craig (questo il nome del sospetto), per evitare un anacronismo che a lungo andare non sarebbe passato inosservato, evitò di leggere quel pessimo romanzo, che Dio lo abbia in gloria! (palinuro)

BIBLIOGRAFIA
Thomas de Quincey – L’assassinio come una delle belle arti, SE
John Douglas – Mindhunter, Rizzoli
Ellery Queen – Uno studio in nero, Mondadori
Jo Soares – Un samba per Sherlock Holmes
Arthur Conan Doyle – La valle della paura, Rizzoli
Wynne Weston-Davies – The real Mary Kelly, Blink Publishing
Agatha Christie – La serie infernale, Mondadori

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