Storia e attualità

LO VEDI, ECCO MARINO – ‘NA GITA A LI TRANELLI

Ho visto i menti migliori della mia generazione allungarsi a dismisura per lo sconcerto o l’indignazione di fronte a notizie che, dopo una riflessione istantanea, o uno sguardo gettato sulla fonte, sarebbero risultate false. La mascella allora schiocca e il volto si ricompone, passata quella concessione di un attimo d’ingenuità che ogni essere umano dovrebbe a se stesso – parere personale – almeno una volta al giorno.
Lercio e in generale tutto il web – dai commenti su Facebook in giù (o su) – regalano un contributo enorme, impagabile, a questa confusione; poi, la stampa poco imparziale, ed è inutile che continui, gli esempi sono a bizzeffe e più o meno li conosciamo tutti. Si orientano da sempre le masse ogni volta con un nuovo oppio, quel che rimane uguale è una regola basica del medium: che sia alla portata di tutti e – visto che di massa si parla – che sia somministrato in modo, giustappunto, massivo.
Questo carattere lo considero sottovalutato, alla luce della Storia, rispetto alla sostanza specifica dell’oppiaceo di turno: la religione, un credo politico, la proiezione (che rende l’uomo sognatore e aperto alla fiducia, nei confronti di un altro uomo, o di un contesto).
Una certa nebbiolina diffusa è sempre stata un toccasana, laddove i termini della ragione e del torto, una volta che fossero usciti allo scoperto, avrebbero provocato una voragine. Ultimamente noto in forte aumento la tendenza ad utilizzare questo smoke in our eyes anche quando non si tratta di bombe esplosive come Ustica, Kennedy, le stragi degli anni di piombo, Mattei e seguitate voi che mi vien da diventare Carlo Lucarelli mentre esclama «Brutta storia»: così come è terminata una forma di Guerra Fredda, di blocchi contrapposti e ben delineati di verità, oggi la verità si fa transgender anche per due lire.
Si potrebbe santamente affermare che la verità è complessa e che perciò la nebbiolina è frutto d’una maggiore informazione, che dovrebbe in effetti esserne la velina minuto-per-minuto. Ma naturalmente no (mentre lo scrivo, Kraus ce lo urla da più di cent’anni, insieme ad altri pensatori lungimiranti), la cosa non va certo in tale direzione, quella esemplificata magistralmente ne “La banalità del male” della Arendt: i nazisti cattivi e organizzatissimi, tutti gli ebrei vittime, gli italiani prima cattivi e poi – et voilà! – buoni… Lo si legge, e si capisce che non si può davvero capire. Ma ciò che si desume di sicuro è che quelle suddette, non sono che figurine hollywoodiane.

Quindi, multiverità come metodologia di comunicazione, tutto lì: se l’informazione aumenta, consequenzialmente è dovuto aumentare il numero di elementi che rendono impossibile, a chi sia sensato, una reale presa di posizione; e il metro sta nella quantità di d’altronde con cui s’infarcisce il tacchino mediatico.
Che ne dite di Marino, ad esempio? Perculeggiato perché romanaccio quanto uno svizzero su Plutone, obiettivamente inadeguato per una macchina così complessa come Roma; oppure, paladino di chi voleva cambiare davvero alla radice i problemi endemici della capitale e perciò, ostacolato dai poteri forti.
Queste le due posizioni principali: accogliamole pure e, d’altronde, se si vanno a individuare le informazioni a disposizione, stava cercando davvero di stanare situazioni fino a quel momento intoccabili; d’altronde, gli scontrini esistono, sono una prova inconfutabile; ma d’altronde, ha fama di chirurgo specchiato; poi, d’altronde, anche il Papa ha preso le distanze, dall’America, dal dimissionario – a quanto pare – sindaco di Roma; ok, ma d’altronde, un sindaco non può viaggiare negli States? Una conferenza, un incontro, la tentazione per il Royal cheese tarantiniano… E d’altronde, come può un sindaco non sapere del teatral funeralone di Casamonica? Beh, ma d’altronde, è stato osteggiato da subito dall’accolita renziana, è tutto un complotto per infangarlo.
Chiaramente, come s’insabbiano via via le prove e altre ne spuntano dopo dieci anni per la Franzoni, creando dei mucchietti sui quali sedersi e decidere che è stata lei a uccidere o che non lo è stata, lo si può fare anche con Marino; ma il terreno giudiziario è sempre ancora troppo imperscrutabile, leguleo, letteralmente tecnico, per parlarne senza una documentazione da invasati (buon per Vespa e gli scrittori di libri a tema); i casi come quelli del medico politico, invece, hanno prove tangibili dall’una e dall’altra parte, il cui significato è alla portata di tutti: uno scontrino è uno scontrino; cosa c’entra, poi, rendere i soldi? Basta, quello è un errore. E mettere il dito in qualcosa di realmente scomodo è metterlo: inutile rendere Marino un mostro per qualche caffè di troppo. Allora?! Allora, chi si voglia schierare è costretto a farlo in percentuali, o a cadere vittima dell’istinto («È un brav’uomo, ha la faccia pulita») e dell’emotività («Ma che ffai?! Rubbi? Ma vattene, vàààà, eccone n’antro!»), e si rimane incatenati come un Prometeo che non ha più la colpa d’aver portato all’Uomo il fuoco; ma quella d’averlo riempito di d’altronde. Il che, d’altronde, è altrettanto scottante. (Lu Po)

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