Lenny Bruce, ovvero “come parlare sporco e influenzare la gente”

Storia e attualità

Succhiacazzi.

Questo breve memorandum inizia proprio con la parola Succhiacazzi.
La stand up comedy è un’arte nativa degli Stati Uniti, come lo è stato il jazz, e come il jazz nacque da una minoranza in esilio: nel caso specifico, la nascente borghesia ebraica.
Che cosa sia la stand up è facile vederlo da sé: un comico sale sul palco e per un’ora intrattiene il pubblico con monologhi e battute. Tutto molto brillante, tutto molto moderato. Almeno fino a quel Cocksucker che Lenny Bruce pronunciò il 4 ottobre 1961 davanti al pubblico del Jazz Workshop di San Francisco. Subito dopo lo spettacolo Bruce subì l’ennesimo arresto per oscenità, consolidando una già tipica tradizione USA delle parole che non si possono dire: tutt’oggi, nelle scuole pubbliche newyorkesi, sono bandite parole come dinosauro, compleanno, schiavitù, divorzio, extraterrestre, televisione, rap, che per motivi di esasperata correttezza politica turberebbero le animucce più sensibili.

Citiamo:
“Fra le varie cose, lei ha detto che Jackie Kennedy non ha cercato di aiutare suo marito a Houston durante l’omicidio, come abbiamo visto tutti in televisione, ma, usando le sue parole, si è ‘cagata addosso’ e ha cercato di scappare.
Lei dice che la moglie del presidente ha delle ‘tette da paura’ e che se la ‘scoperebbe volentieri’.
Lei parla di fare sesso con le pecore e le galline.
Che Rock Hudson e Superman sono froci e si fanno supposte di kryptonite e glicerina.
Che il papa fa sesso regolarmente ma che, da bravo cristiano, smette di scopare durante la quaresima; che il cancro è una benedizione per l’economia e che Dio non solo è schizofrenico, ma ha forti problemi di tripla personalità.
Signor Bruce, queste sono gravi accuse di oscenità, si dichiara colpevole o innocente?”

E se oggi siamo abituati a simili registri è perché Lenny ha piantato gli alberi, e gli altri hanno goduto dell’ombra. Così disse Luttazzi, fino a prova contraria.

Passeranno sei anni dalla morte di Lenny Bruce prima che George Carlin torni a sfidare la tenuta del Primo Emendamento con le “Sette parole che non puoi dire in televisione” – per la cronaca: shit, piss, fuck, cunt, cocksucker, motherfucker, tits.
Resta Lenny Bruce, il primo autore satirico moderno, il vero modernista del genere, mito della controcultura, dalla lingua negra e yiddish, oppositore del perbenismo e dell’ipocrisia yankee, l’ebreo che stabilì in quattro frasi il canone a cui si rifaranno i maggiori stand up comedian successivi, dallo stesso Carlin a Richard Pryor, fino a Bill Hicks – quest’ultimo, il suo vero erede:
Chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli“;
La satira è un po’ di memoria e un punto di vista“;
Levate il diritto di dire Vaffanculo e leverete il diritto di dire Vaffanculo il Governo“;
La satira è tragedia più tempo. Se aspetti abbastanza tempo, il pubblico, i recensori, ti permetteranno di farci satira. Il che è piuttosto ridicolo, se ci pensi.

Nel 1973 Bob Fosse gli dedicherà lo splendido B/N di Lenny, interpretato da Dustin Hoffman, che ne racconterà il genio comico fino agli anni decadenti di ostracismo dai night e di paranoia legata ai continui processi per oscenità, fino e lo scempio finale di quarantanove anni fa esatti, quando il suo corpo riverso sul pavimento fu lasciato per oltre mezz’ora a disposizione dei fotografi delle gazzette scandalistiche. (palinuro)

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