Le sirene di Monaco

Storia e attualità

Studi a scuola i periodi tumultuosi, poi ti ci trovi in mezzo. Sembrava uno dei soliti venerdì pomeriggio, la città si stava preparando al weekend. Esco per fare un po’ di spesa, mi accorgo di un continuo rumore di sirene in lontananza. Mi ci vuole un po’ per capire che sono di tipo diverso dal solito.
Vedo moltissime macchine della polizia che corrono verso la stessa direzione, anche lungo le tramvie, a sirene spiegate e velocità sostenute. Guardo verso la piazza e vedo arrivare altre macchine della polizia da altre direzioni. Si dirigono tutte verso lo stesso posto. E poi ambulanze e pompieri.
Chiedo informazioni al bar italiano sotto casa, mi dicono: “pare che qualcuno abbia sparato a un centro commerciale, ammazzando quattro persone”.
Il pensiero va immediatamente a Parigi, Bruxelles, Nizza, Istanbul. Ma Monaco è una città super-sorvegliata in confronto alle grandi capitali europee. Non me ne capacito.

Da quel momento un forte senso di angoscia si diffonde per tutte le strade della città.
Torno a casa e accendo la tv: confusione. I killer sono almeno tre, uno in fuga, uno si è ucciso, ipotesi islamica, ipotesi neo-nazista “à la Breivik”. Twitter impazzisce, i testimoni postano video e racconti, si sprecano gli “ho sentito…“ e gli “ho visto…”, pare che uno dei killer abbia detto “Turchi di merda”, “sono tedesco“.
Il panico cresce, i media internazionali traboccano di informazioni, molte delle quali sbagliate, vengono sparati a caso numeri di morti e feriti. Il telefono comincia a squillare, da Facebook arrivano messaggi, richieste e conferme. All’improvviso da casa non sento più il rumore dei tram. Scatta la caccia all’uomo, metropolitane chiuse, mezzi di trasporto bloccati.

La polizia di Monaco twitta: chiede di evacuare le strade, di rifugiarsi nei negozi, negli uffici, nei pub. Di stare in casa e chiudere tutto. Ma ordina pure di non diffondere foto e video, e tanto meno notizie infondate. Invita tutti i testimoni a inviare foto e video fatti con gli smartphone al loro sito, perché ogni informazione potrebbe essere utile.
L’ISIS non c’entra stavolta, ma nel dubbio è meglio tenerlo fuori dalle ipotesi, perché molti media hanno un brutto vizio: quello di trasformare le ipotesi in notizie, incrementando il panico generale.
“Per fortuna ho fatto la spesa” – penso. Chissà che weekend sarà. Chissà come cambierà la città dopo questo pomeriggio. Mi torna in mente la prima volta che sono stato sfiorato da una tragedia simile: il 15 Aprile 2013 a Boston, l’attentato alla maratona. Per fortuna per lavoro non ero in città, ma al mio ritorno trovai una città fantasma.

In pochi minuti su Monaco scende un silenzio spettrale, si sentono solo sirene in lontananza e rombi di elicotteri. Si fa sera e non si fa altro che controllare che tutto sia chiuso bene. Abito a piano terra e non è bello pensare di potermi trovare un killer in fuga davanti alla finestra. La serata passa così, fino a notte fonda non si hanno ancora notizie chiare dell’accaduto, ne’ del movente, ne’ dell’esito della caccia all’uomo. Sia i media tedeschi, sia la polizia, hanno gestito la situazione molto bene. Hanno evitato alimentare il panico con notizie false. Venerdì ci si è addormentati accompagnati dal tuono degli elicotteri che, di tanto in tanto, faceva tremare i bicchieri sullo scaffale in cucina.

Solo l’indomani mattina si è saputo che questa volta si è trattato di un atto estremo di rabbia, disperato, da parte di un ragazzino, vittima di bullismo. Che non c’erano killer in fuga, che l’ISIS non è ancora riuscito a condannare Monaco al terrore.
Che non c’entrano, per fortuna i neo-nazisti, ma che Breivik è stato fonte di ispirazione. Non a caso lo scorso 22 Luglio era il quinto anniversario della strage di Utoya. Ma pare che il ragazzino si fosse ispirato anche a Kretshmer, che nel 2009 uccise 15 ex compagni di scuola a Winnenden, vicino Stoccarda.
Lo stesso giorno, il 23 Luglio di prima mattina, Matteo Salvini scrive su Facebook:

“Ancora sangue, ancora morti e terrore, questa volta in Germania.
Ecco il futuro di “pace” che le politiche suicide dei buonisti accoglienti, dalla Merkel a Renzi, da Obama a Hollande, sta preparando per i nostri figli.
Per vincere una battaglia, bisogna capire di essere in battaglia.
Buon sabato…..”

Ora, a parte l’errore rosso dei cinque (dico 5!) puntini di sospensione, che nemmeno un bambino di quinta elementare, e l’augurio di buon sabato di cui facciamo a meno, che cosa ha capito Salvini di tutta questa storia? Che l’importante è essere sciacalli, che un “like” su Facebook vale molto più di dare una spiegazione alla dozzina di morti in un centro commerciale. Tanto chi li conosce? Persino la nazionalista francese Marine Le Pen si dimostra, ancora una volta, più intelligente del secondo Matteo Nazionale  “Solidarité avec le peuple allemand meurtri par l’attaque de Munich.”


Se da un lato tutti possiamo tirare un sospiro di sollievo perché non è cominciata una guerra del terrore a Monaco, dall’altro le domande sono molteplici. Come fa un ragazzino di 18 anni a procurarsi, in una delle città più sorvegliate d’Europa, una pistola calibro 9 utilizzando il “darknet”? Chi è vittima e chi è carnefice in tutta questa storia? Cosa ha scatenato la sua folle corsa al terrore?
Alcuni “esperti” nei media italiani dicono l’ISIS, ma poi si legge che la strage era già stata preparata da un anno, e che fosse alimentata da rabbia e squilibri psichici e ispirata a Breivik.
Se si tratta di emulazione, che ruolo hanno avuto i media? (Stefano Mineo)

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone

Leave a Response