Musica

Le (dieci) meraviglie di Sergio Endrigo

Sergio Endrigo, da Pola: un destino già nell’origine, a cavallo fra un luogo e un altro, fra il sapersi italiani e il non esserlo più. Uno stimma: la tristezza come impaginazione. Lo vediamo affranto, con le guance già cadenti anche in gioventù, stilizzazione disneyana di un cane bastonato mentre canta versi come «La storia appena cominciata… è già finita» (incipit di Canzone per te, con la quale vinse Sanremo) o «La casa è vuota, non aspetta più nessuno / Che fatica essere uomini».

Che devo dire, anch’io avevo questo pregiudizio: consapevole solo della grandezza assoluta delle poche canzoni celeberrime – in testa, Io che amo solo te – mi trovo, una volta, alle prese con un 33 giri che contiene un suo brano che non conosco: Viva Maddalena. Sembra quasi volersele cercare (inizia così: «Erano giorni neri»!); poi, però, grazie alla Maddalena del titolo, i giorni cambiano colore e quando, all’apice dell’entusiasmo, Endrigo quasi ruggisce il suo Eeeeevviva!, ho capito che l’impaginazione del personaggio non valeva un centesimo della sua complessità.

D’altronde, in America latina (Brasile compreso, ben più che l’America latina riconquistata anche da Ramazzotti o dalla Pausini oggi o da Nicola Di Bari ieri) è stato una star, con la quale ebbe un feeling duraturo; e si può fregiare d’aver preso parte a quell‘incredibile progetto che fu La vita, amico, è l’arte dell’incontro, insieme a Vinicius de Moraes, Toquinho e Giuseppe Ungaretti; d’aver guardato ai bambini con gioia intelligente, come in Ci vuole un fiore; e, purtroppo, d’aver passato gli ultimi anni della sua vita in un contenzioso con l’ex amico di scrittura Bacalov, che vinse l’Oscar per le musiche de Il postino raccogliendo un po’ troppe note da Le mie notti, scritta da entrambi trent’anni prima; giudicate voi: confrontatele. La sua ironia nascosta, nonostante il titolo possa farci ridiscendere nel burrone dell’impaginazione (perchè ribadisco: sì, un po’ se le è cercate! Ma non è anche questo, un grande segnale di autonomia rispetto al baraccone?) la possiamo trovare nel titolo del suo unico – che io sappia – romanzo: Quanto mi dai se mi sparo?, pubblicato oggi da una collana chiamata Eretica. Insomma, un triste che cela l’iconoclasta, l’ironico, il carioca, il poetico, il bambino, l’impegnato civilmente. E allora, balliamo, anche perché lo so: non ha nessun senso lasciar fuori dalle dieci canzoni Io che amo solo te, Lontano dagli occhi, Mani bucate, Era d’estate, La colomba, Trieste, Aria di neve, Te lo leggo negli occhi… Certo, immagino che alcune siano più conosciute e quindi possiamo anche farle ricantare alla Nannini e ai pianobaristi di cuore, senza proporle qui; per il resto, incolpate non me, ma il successo della formula “le dieci canzoni” rispetto al sacrosanto “Queste 30 le dovete assolutamente ascoltare!”. (Lu Po)

L’oriente

E allora balliamo

La voce dell’uomo

Via Broletto 34

Viva Maddalena

Nelle mie notti

Camminando e cantando

Il soldato di Napoleone

L’arca di Noè

Una storia

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