La tristezza poi ci avvolse come il miele: le risse tra gatti e i critici musicali

Oscenità varie

Terza magnifica puntata di quella imprescindibile rubrica che presentammo e continuiamo a presentare così:

“Altro che tristezza, cari amici e amiche, qua passiamo direttamente alla fase successiva: la paura della morte, o meglio: tutto quello che ci dà la sensazione che la morte possa essere impellente. Siamo giovani, sì, ma niente può la giovinezza contro certi avvenimenti, luoghi, fenomeni, che della giovinezza e del senso di onnipotenza che ad essa si accompagna sono nemici. Oppure: tutto quello che ci ricorda la morte, o addirittura riesce a farcela augurare. Certo, siamo tutti d’accordo, è roba da psicoterapia, e infatti ci stiamo attrezzando.”

#5: Le risse tra gatti

I gatti che si scannano mi fanno pensare che la morte è vicina, e i loro suoni gutturali mi fanno molta paura.
Sotto le finestre della casa dei miei genitori, molte notti bande rivali di randagi si incontrano per suonarsele di santa ragione, ed io ho un problema irrisolto con gli animali che hanno gli artigli.

Un gatto che sta per fare a botte inarca con violenza il labbro superiore, mostra i denti cattivi, e dalle dita di tutti i piedacci gli escono artigli di marmo. 

Senza contare che ad un felino che pregusta l’odore del sangue gli occhi brillano di una luce strana, ed il suo muso diventa il muso di un Lucifero terribile.
Quel tipo di muso che raramente fa presagire qualcosa di buono.

Io mi schiaccio la testa sotto il cuscino, quando i gatti strepitano, e chiedo a Gesù Cristo se posso diventare sordo immediatamente, o non captare più certe frequenze nefaste, o, nel caso un giorno mi succedesse di trovarmi mio malgrado in una di queste battaglie, di fulminarmi all’istante. 

Se chiunque tra noi si trovasse coinvolto in una rissa tra randagi, c’è da scommetterci che sarebbe ridotto a brandelli e poi mangiato vivo.

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Un eroe o piuttosto un coglione che ha voluto fare il paciere in una rissa tra criminali.

#6: I critici musicali

I critici musicali, oltre a non avere nessuna funzione utile nel mondo, sono per me grande fonte di disagio e malessere interiore.
Il critico musicale è una persona che ascolta tra i 30 e gli 80 album al mese, dei quali soltanto il 13,7% più di 2 volte.

Il soggetto in questione ricorda con precisione il diametro del coglione sinistro del sassofonista degli Alamaailman Vasarat, ma se gli chiedi chi erano i Beatles ti risponde che a lui gli Stadio fanno schifo, e che il diametro dei coglioni del tipo degli A.V è molto più interessante.

Il critico musicale ascolta tutto e gode di niente.
Il critico musicale vive di paragoni, per lui un album non è mai soltanto un album, sono migliaia di album che derivano da migliaia di album.

Il critico musicale è il mestiere che per un certo periodo ho ritenuto di voler fare, e nessuno può comprendere quanto questo mi faccia male dentro, e mi renda deluso della mia codardia.

L’introspezione continua alla quale un aspirante critico musicale è quotidianamente sottoposto può portare ad addormentarsi sul divano, pisciarci sopra, e risvegliarsi etilista a vita. (Paolo)

Jarno Sarkula, il celeberrimo sassofonista dei Alamaailman Vasarat.

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