La tristezza poi ci avvolse come il miele: i treni e l’alta temperatura

Oscenità varie

Seconda straordinaria puntata di quella imprescindibile rubrica che presentammo e continuiamo a presentare così:

“Altro che tristezza, cari amici e amiche, qua passiamo direttamente alla fase successiva: la paura della morte, o meglio: tutto quello che ci dà la sensazione che la morte possa essere impellente. Siamo giovani, sì, ma niente può la giovinezza contro certi avvenimenti, luoghi, fenomeni, che della giovinezza e del senso di onnipotenza che ad essa si accompagna sono nemici. Oppure: tutto quello che ci ricorda la morte, o addirittura riesce a farcela augurare. Certo, siamo tutti d’accordo, è roba da psicoterapia, e infatti ci stiamo attrezzando.”

#2: I treni

I mezzi di trasporto affollati, soprattutto i treni, esercitano su di me un fascino molto particolare, esattamente identico a quello che attribuisco al concetto di annullamento umano – individuale e inteso come specie.

Il primo pensiero che mi balza al cervello quando mi trovo su di un treno stracolmo è infatti il seguente: tra 100 anni ognuno di noi sarà morto, e questo treno con ogni probabilità sarà stato compattato, ed in ogni caso saremo tutti morti prima del suo compatimento, quindi questo preciso momento in cui tutti condividiamo il medesimo spazio geografico non si ripresenterà mai e dico mai più, e le persone che stiamo osservando in questo istante non le vedremo mai più, ed addirittura lo spazio geografico in questione, ovvero il treno, con ogni probabilità sarà soltanto polvere e schegge d’acciaio. Come noi: polvere e schegge di ossa.

Tra 100 anni infatti io dovrei avere qualcosa come 129 anni, una cifra molto alta se paragonata ai miei attuali 29 anni.

crowded-trains-2372666

Una tragedia di dimensioni bibliche.

#3: L’alta temperatura

L’alta temperatura, che vorrei poter collegare ad immagini di donne mulatte in tanga o a quella di giunoniche sicule che risorgono dalle acque marine, mi induce invece a riferirmi a certi documentari che ogni tanto guardo in televisione, e nei quali si mostra con una telecamera accelerata cosa succede ad un corpo di una persona morta lasciato in balìa degli eventi atmosferici.

L’evento atmosferico che assolutamente rovina un corpo più di ogni altro, è giustappunto il calore: se c’è troppo caldo state sicuri che la carne diventa presto un ricettacolo di lombrichi gialli e formichine che scelgono come loro nuova dimora le vostre orbite oculari.

In questo tipo di documentari il regista non lascia niente all’immaginazione, e quindi io so che un corpo che viene lasciato ad esempio in un bosco a luglio prima gonfia molto velocemente, poi si svuota delle budella, soprattutto perchè esse vengono appassite dal sole. Mai morire tra fine maggio e metà settembre, se può servire un consiglio da un amico. (Paolo)

funghi

Un giovane senza paura in cerca di funghi, incurante del fatto che dietro il cespuglio possa trovarsi il corpo di una persona morta.

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone
2 Comments
Leave a response
  • Stramarghe
    17 giugno 2015 at 16:27

    Ciao, vi volevo dire che io di lavoro faccio il Capotreno e d’estate, sui treni, se non funziona l’aria condizionata fa caldo, moltissimo caldo.
    Quindi, ora, ogni giorno, ogni volta che prenderò servizio, penserò al fatto che tra 100 anni tutti quelli che sono a bordo e condividono con me lo spazio, saranno tutti morti ma soprattutto che se malauguratamente non funziona l’aria condizionata, mai e poi mai aprirò un compartimento chiuso, con le le tendine tirate, perché data la temperatura di circa 2550°C, avrò paura di trovare un tizio morto, con le larve e i bachini gialli che gli escono dalle orbite. Grazie da domani andrò a lavoro con molta più gioia nel cuore. Margherita

  • Paolo
    17 giugno 2015 at 17:45

    Grazie a te, Margherita <3

Leave a Response