La travolgente onda di stoner (non farà prigionieri)

Musica

C’è un’onda alta e potente, originata alla fine degli anni ’80 nei generator parties* – jam session strumentali a base di droghe varie ed eventuali – di Palm Desert, in California. È un’onda che da allora ha travolto un mare di gente che, come me, la attende ancora ogni giorno a braccia aperte per naufragarci dentro.

In principio furono quattro giovincelli annoiati e stoned, John Garcia, Josh Homme, Brant Bjork, Chris Cockrell, quest’ultimo sostituito presto da tale Nick Oliveri, raggruppati in una band chiamata Kyuss: furono loro che riuscirono a produrre un lamento psichedelico pesante da schiacciare i sassi, chiamato da tutti, tranne che da loro, stoner rock o desert rock. Questo consiste in ritmi lenti, chitarre fortemente distorte, dai suoni acidi (fuzz) e vecchi, con accordature basse, cupe vampe; bassi pesanti e spesso complicati, carichi di groove, voci melodiche, in un mix di rock psichedelico, blues e doom in odor di Black Sabbath. I Kyuss sono l’origine della specie e in quanto tale hanno avuto vita breve: hanno prodotto quattro album e uno split-EP, il quale ha poi dato vita ai Queens of the Stone Age (pas mal!), consegnando, così, lo stoner rock alla scena internazionale.

E poi ci sono i Yawning Man, considerati la principale fonte di ispirazione del desert rock, i quali hanno fuso elementi di jazz con la psichedelia e l’hard rock. Si sono formati nel 1986 ma hanno pubblicato il primo album nel 2005 (rallentamento di riflessi da abuso di cannabinoidi?).

Così si esprime Brant Bjork su Yawning Man: It was very drugged, very stone-y, it was very mystical. Everyone’s just tripping, and they’re just playing away, for hours. Oh, they’re the GREATEST band I’ve ever seen.

Le jam session cosmiche di cui prima, divennero leggenda quando si cominciò a realizzarle in uno studio di registrazione, sempre in mezzo al deserto, chiamato Rancho De La Luna, dentro al quale i musicisti componevano, provavano e registravano, quasi in presa diretta: ed ecco arrivare nel mondo discografico bombe a mano come The Desert Sessions, Fu Manchu, Hermano, Karma to Burn, Nebula, Unida, ed altri (l’episodio numero 5, “Los Angeles”, della serie Sonic Highways di Dave Grohl racconta molti interessanti retroscena riguardo al Rancho De La Luna).

L’influenza del desert rock arrivò presto anche Seattle e fu metabolizzata, dentro trame musicali molto più tecniche, dai Soundgarden, proprio mentre la rabbia del punk rock di Seattle stava ispirando la nascita del grunge. Pur facendo parte di quella scena, la sonorità di Chris Cornell, Kim Thayil e compari includeva dissonanze tipiche del noise rock, ma era anche più pesante, aggrappata a toni più sabbathiani/zeppeliniani. Proprio questi toni erano in comune con i suoni dello stoner rock e hanno fatto da cerniera: heavy yet ethereal, powerful yet always-in-control, Soundgarden’s music was a study in contrasts. (Henry Wilson della rivista statunitense Hit Parader).

L’eredità lasciataci dai generator parties non si è concretizzata solo sotto forma di vinili dell’epoca: è enorme in termini di festival e continua ad ispirare generazioni di musicisti. Il più grande raduno annuale di stoner, psych e doom metal mai assemblato in Nord America è la tre giorni di Psycho California, che si tiene a Santa Ana, CA. A questo si è ultimamente legato il festival monogiornata Psycho de Mayo, che si tiene ogni anno il 5 di Maggio (cinco de mayo, appunto) – consiglio di andarne a visitare i siti, autentica miniera d’oro per gli appassionati del genere.

Molto più vicino al minimalismo e alla riservatezza tipici dell’originale generator party è invece il misterioso Duna Jam, a cui hanno preso parte giganti dello stoner rock come Karma to Burn, Yawning Man e Motorpsycho. Gabriele Fiori, leader dei Black Rainbows, che si sono esibiti al Duna Jam 2015, interpellato riguardo alla location del festival mi ha risposto di non poterla rivelare: è necessario che rimanga segretissima per preservare questo fantastico evento. Dalle foto online si capisce solo che si suona in spiaggia, di giorno e di notte, e che l’esiguo pubblico lievita sulle dune, coccolato dalle potenti vibrazioni stoner. Raccolto ma meno segreto è il festival Lake on Fire a Nepomukteich, Austria.

Gli eredi spirituali contemporanei dello stoner rock, come Elder, Mos Generator, Kadavar, Stoned Jesus, Naam e gli italiani Black Rainbows, girano per questi festival: formazioni quasi tutte costituite da tre musicisti, hanno mantenuto la pesantezza tipica dello stoner rock, spesso rendendola più estrema e profonda, più vicina alle sonorità di gruppi come Sleep ed Electric Wizard. Sono riusciti a fondere lo Stoner con elementi di progressive, creando album con pezzi multi-tematici e melodici, a volte lunghi anche 20 minuti, inter-connessi tra loro.

Jon Hadusek di consequenceofsound.net, definisce gli Elder così: These guys are virtuosos on their instruments, and their songs are like Wagner crossed with Rush crossed with Television crossed with Metallica. Unlike anything ever, in riferimento alla loro performance di Psycho California 2015.

Incentrati su tematiche psichedeliche più eteree, invece, i festival Levitation, che si tengono ad Austin, TX, USA (aka Psych Fest), a Vancouver, BC, Canada, a Le Chabada in Angers, Francia, e a Chicago, IL, USA. Qui troviamo gruppi dai suoni un po’ meno pesanti, come The Black Angels, o più astratti e spirituali, come Mugstar, Föllakzoid, Ghost Box Orchestra, che producono musica cosmica, influenzata da kraut rock, space rock, drone, tutta basata su improvvisazione attorno ad arrangiamenti minimalistici, densi poli-ritmi tribali, uso di suoni ripetuti e sostenuti e abuso di eco. Loro appartengono più alla stirpe di gruppi come i Loop, ma si sono spinti ben oltre, fortunatamente.

La scena italiana è fantastica e spesso parecchio più pesante. Etichette indipendenti come Argonauta Records e Heavy and Psych Sounds, stanno producendo musica psichedelica con suoni sperimentali dark. A parte i su citati Black Rainbows (Roma) e i Kayleth (San Bonifacio), più in continuità con l’onda stoner di Palm Desert, spiccano gli strumentali Deaf Eyes (Pistoia), così come Adimiron (Roma) e Last Minute To Jaffna (Torino), i cui pezzi sono tessiture asimmetriche che esplorano armonie oscure e monolitiche. (Stefano Mineo)

(*) basati sull’uso di generatori di elettricità a carburante per fornire energia agli amplificatori.

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2 Comments
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  • Savide
    9 luglio 2015 at 21:33

    Avete dimenticato gli Ufomammut della Supernaturalcat records. Orgogli italiani

  • Stefano Mineo
    9 luglio 2015 at 22:13

    Hai ragione, purtroppo ho omesso molte ottime band e etichette, ho selezionato per gusto (e ignoranza) personale, cercando di dare spazio a band nuove/emergenti della scena stoner e di scene confinanti. Lo scopo era scrivere solo un breve articolo che spero inviti ad approfondire. Se si scrive tutto, l’articoletto si tramuta in enciclopedia e non finisce piu’ 🙂

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