La rosa di fuoco-La Barcellona di Picasso e Gaudí

Arti visive

L’ultima volta che sono stato al Palazzo dei Diamanti, a Ferrara, è stato l’anno scorso, per Matisse; c’era un vortice di polline e una lieve brezza che lo agitava incessantemente, come se Fellini avesse voluto girare il trailer di un film mai realizzato – coi sussurri, le voci in altre lingue, e qualcosa che si agita e perciò, agita; come se lo Schiaccianoci di Čajkovskij si fosse  incarnato in quel bianco pulviscolo turbinante, e danzasse per pura vanità della bellezza. Quest’anno il Palazzo ospita La rosa di fuoco-La Barcellona di Picasso e Gaudí. Per chi non lo conosca, è l’edificio ad essere la prima opera d’arte, in ininterrotta esposizione.

Dal 19 aprile al 19 luglio 2015, la mostra illustra questa rosa di fuoco d’inizio Novecento, in pieno fermento artistico, quello che ha visto nascere il genio di Gaudí. Il celebre architetto – del quale sono esposti i bei bozzetti dei progetti da realizzare  (Chiesa della Colònia Güell, interno, sembra un Turner spagnoleggiante: splendido – è nella schiera dei grandi e orecchiabili, come Verdi o i Beatles: qualità eccelsa connessa a capacità attrattiva. Concettualmente pop fino al midollo, dunque, cosa che spesso è vista qual difetto, e che fa dire a molti: grandi ma orecchiabili – beh, lasciamo queste beghe a chi s’interessi ai giudizi altrui.

Ci sono poi dei buoni comprimari come Casas e Rusiñol, che si potrebbero equiparare, ad esempio, a qualcosa fra i nostri Fattori o Corcos; ma è chiaro che l’altro protagonista è Pablo Picasso. C’è una sottile forzatura nell’attribuirlo a Barcellona, anche se di fatto è lì che stette prima di completare la sua formazione a Parigi; d’altronde il suo nome, da solo, è una pubblicità immensa e, secondo me, per portare gente ad una mostra, questo è il minimo sindacale. Detto ciò, dalle opere esposte si respirano già gli effluvi parigini: come tutti i giganti, Picasso ha copiato dai giganti precedenti, quindi è possibile visionare il suo periodo imitativo di Toulouse-Lautrec, o alcune opere del periodo blu. Personalmente, l’acquaforte Il pasto frugale (già francese anche cronologicamente) vale da sola il viaggio. E poi, Ferrara è bellissima; chissà che concertino di batuffoli, che frame felliniano o che scena sfuggente alla Bassani è lì, che già v’attende. (Lu Po)

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