La passione secondo Bach

Ora, onestamente: se io dedico qualche parola, in questo gaio e magmatico magazine, alla Matthäus-Passion di Bach – ossia, alla Passione secondo Matteo – dopo che abbiate schivato i seguenti tranelli:
1) avere uno slancio improvviso e momentaneo rispetto alle forme proverbialmente alte, dalla musica sacra, al sanscrito, all’Ulysses di Joyce in lingua originale che, in fondo, da sempre volevate leggere;
2) comprendere che potrebbe essere una info adattissima all’acchiappo del tipo/a intellettualoide, i cui studi sudati lo o la costringono a non saltare NEMMENO un aperitivo (solo per osservare la società, ça va sans dire);
3) rimpiangere una formazione da signorotto viennese (sensazione che scema dopo tre secondi circa; nel caso di maggior persistenza, o nascondete un’inconfessata voglia di titolo nobiliare o avete visto troppe, troppe volte Sissi: se maschi, allora, sappiate che i vostri amici attendono frementi il vostro outing, vi vorranno bene lo stesso; se femmine, scendete dal pero, l’allure da principessa non può giustificare un ritorno alla monarchia: quindi, via dal pero e mostrateci le pere). Dunque, dicevo: con onestà, a voi che ve ne frega della Matthäus-Passion? Guardatevi dentro: non ve ne frega niente. Ecco, male! Fate male! Come direbbe Sgarbi: capre, capre, capre e capre!

Considerata dagli esperti di settore uno degli apici di Bach, e quindi uno degli apici, in generale, della musica dacché esiste, io che non m’intendo di settori ma ho sentori, sono rapito dal miracoloso incontro fra trascendenza e concretezza che emana quest’opera. Due elementi profondamente tedeschi: la ricerca e la comprensione del Sacro si fanno domanda filosofica, in cui il sangue di Cristo quale cruda realtà da rammemorare si mescola a una naturale tensione verso lo spirituale, e verso l’idea d’infinito. La versione cui faccio riferimento è una selezione, diretta da Peter Schreier, aperta da un corale che ogni volta regala nuove letture.

Schweitzer, organista, filantropo e quant’altro, a Bach ha dedicato molte pagine. Divideva in due tipologie i grandi musicisti: coloro che, avversi al loro tempo o desiderosi di rinnovarlo, facevano compiere passi in avanti alla storia della musica, ad esempio Wagner; e coloro che si attenevano ad esso. Bach è fra questi e nel suo caso, non certo per la gracilità del suo lavoro, ma perché considerato, per eccellenza, il punto d’arrivo di secoli e secoli di musica: molteplici esperienze, uomini di genio, opere meravigliose, secondo questa visione tutte servili a confluire nella parola, nel concetto, nel musicista a nome Bach. Lo sapevate che in italiano significa ruscello? Allora, che altro dire: io almeno un sorso di quest’acqua cristallina, ve lo consiglio. (Lu po)

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