Il caso Dreadnought: burle borghesi di inizio novecento

Storia e attualità

Il 10 febbraio del 1910 il comandante della H.M.S. Dreadnought, l’ammiraglio sir William May, ricevette un telegramma dal Ministero degli Esteri che lo avvisava all’ultimo minuto della visita di una delegazione diplomatica a bordo della nave, ai tempi la più grande e potente nave da guerra della marina britannica.
La delegazione comprendeva nientemeno che il principe di Abissinia, la sua corte, un interprete e un delegato dello stesso Ministero degli Esteri.
Al loro arrivo, che piglia l’equipaggio di sorpresa, viene frettolosamente organizzato un cerimoniale di benvenuto, ma mancando una bandiera dell’Abissinia da poter ammainare sul pennone si ripiegò su quella del sultanato di Zanzibar – non si sa bene perché.
La visita a bordo durò all’incirca un’ora. Né il principe né alcuno dei suoi baffutissimi cortigiani spiccicava una parola di inglese, e via via che il giro per i diversi livelli della Dreadnought procede, e che l’interprete – seguito e assisitito in questo dal ligio e ossequioso codazzo di ufficiali – ripercorre le imprese militari della nave, vantando la potenza di fuoco dei suoi dieci cannoni e le 18.000 tonnellate di stazza, gli abissini non possono che assentire con un un continuo e ammirato Bunga bunga!
La visita dovrebbe concludersi con un pranzo ufficiale, ma le rigide regole alimentari che vincolano l’appetito abissino fa sì che ci si limiti a una tazza di tè, sorseggiato tra mille Bunga bunga.
Solo la mattina dopo si scoprirà che la delegazione abissina non esisteva, e tutto non era stato che una burla messa su da una cricca di giovanotti dell’alta borghesia inglese, perlopiù avanzi di Cambridge come il naturalista Anthony Buxton. il pittore Duncan Grant, Adrian Stephen e sua sorella, tale Virginia Stephen – la futura Virginia Woolf, l’unica della cricca che non verrà punita con una britannicissima sculacciata. Avessi potuto farlo io!

Tutto questo per dire che il vero Bunga bunga fu opera (anche) della Gin Woolf. Coi baffi e il cerone scuro, ma pur sempre Gin. (palinuro).

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