La bacheca di Siviglia: il calcio, l’era ideologica, la sua fine (parte I)

Storia e attualità

Quante ne ha combinate, la fine delle ideologie! Potreste tautologicamente rispondere: la fine, appunto, delle ideologie. Aah, il comunismo… O l’ebbrezza della diversità incarnata nella stima per Almirante; e, chi era DC, lo sapevi perché , stava, non ovunque come adesso. No, non penso a questo; non lo rimpiango proprio. Da un lato, però, avete ragione: quanta semplicità, per un bambino! Due blocchi contrapposti chiaramente, come nei film pre-politically correct coi cowboys contro gli indiani (indiani, non nativi americani), dove i secondi erano fondamentalmente efferati collezionisti di scalpi. Chissà se il giovane Cesare Ragazzi prese spunto, come futuro guru del toupet, da quei filmoni adatti al barattolino intero di gelato Sammontana, o ai pacchetti Loacker di waferini fino al punto in cui: «Mammaaaaaaaaaaa, mi sento male!». «Che c’è, amore di mamma? Mamma era un attimo di là col babbo, stavamo… parlando del… ma dimmi, su!». «Mhh… Forse ho fatto quella grossa».

Penso sarà dimostrato dal tempo che le ideologie sarebbero esplose comunque, e che la loro fine era necessaria, e inevitabile anche senza ‒ come si diceva nei quiz-per-nonne-rincoglionite della RAI ‒ gli aiutini ricevuti per potersi beccare l’algida eutanasia che le ha strozzate come gallinacci. Potreste allora rispondere: la fine ideologica ha causato una gran confusione che avrebbe avuto bisogno d’essere diluita molto, molto di più nel corso degli anni. Verissimo, eh: un giudizio cristallino. Ma io mi riferisco ad altro. Mi riferisco al fatto che prima c’era un ordine, un rispetto delle gerarchie, una consequenzialità, nelle vittorie calcistiche a livello europeo.

Il Siviglia campione per la quarta volta di Europa League in pochi anni è per me difficile da digerire – campanilismo a parte, ed è difficile metterlo da parte – come quando il Parma, parvenu della serie A, in poco tempo si mise a vincere qua e là (perché campanilismo sì, ma anche rispetto delle gerarchie storiche: se il Torino di Junior, con l’Ajax, avesse vinto quella fottuta Coppa Uefa, sarebbe stata onorata una nobilissima del calcio italico); o come quando Elisa vinse Sanremo, ch’era la patria bella del limbo della musica italiana. Pensate ad esempio a Riccardo Fogli: come pensavano, il papa Woytila, la Thatcher e Reagan, di trasportarlo nel post-ideologico?! Facendogli vincere Music Farm, format che fece flop finché non è stato sostituito dal più young&catchy X Factor? Nessuno ha pensato a Fogli. Allora, lui è tornato alla Santa Madre Russia, dove lo amavano e ancora lo amano.

E fateci caso: similmente, l’Europa League ha in buona parte fatto da balia ai neo-occidentalizzati, agli spaesati della nuova epoca; l’hanno vinta lo Zenit, il CSKA, il Galatasaray, lo Shakhtar… Bene, allora che c’entra, tutta questa Spagna?! E soprattutto: per uno che come me non capisce NIENTE di calcio ma lo ama follemente avendone frullato l’Epos ‒ che attraverso qualche sport è ancora un poco mantenuto vivo in questa terra ‒ col più ottuso dei patriottismi e un connaturato rainmanismo da statistica (so tuttora a memoria ogni finale di Coppa Campioni e buona parte di quelle delle altre coppe da quando, ragazzino, mi lustravo gli occhi davanti all’Almanacco Panini), è già uno sforzo apprezzabile aver concepito il Siviglia dell’era Maresca, che aveva qualche campioncino – l’esteta, lo statistico del calcio va subito a cercare quanti nazionali e stranieri forti abbia una squadra, laddove vinca qualcosa – così come l’Atletico aveva Falcao, che prima di perdersi è stato fra i primi due-tre attaccanti al mondo.

Ma adesso, a chi mi dovrei rifare, a Bacca?! Sì, è forte. Sì, il Siviglia è compatto, unito, Emery sembra bravo. Questo è raziocinio, e può starnazzare quanto gli pare, ma la fine delle ideologie ha tolto tutta quella semplicità, quella limpidezza, quell’estetica della presunzione del giusto-che-sia-così: vinceva il Real perché aveva Puskás e Di Stefano, cosa c’era da capire? Di certo, non avrei dovuto vedere l’ultimo mondiale: perché ME LO RICORDO, me lo ricordo bene che Bacca, nella sua nazionale, era solo un panchinaro! A questo punto, per giustificare storicamente il Siviglia, mi tocca sperare che i giovanotti sevillani formino il prossimo blocco di ferro ispanico, che speravo sarebbe finito col ritiro di Xavi e Iniesta. E però io tifo Italia! Sono in cul de sac. (Lu Po)

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