Je suis M’avete scassato la minchia

Storia e attualità

Davvero è facilissimo, col senno di poi, levigare la frase definitiva e saggia su certi temi. E non serve a molto che affermi che già a suo tempo detestavo tutti i Je suis, perché rispecchiano non una meditata presa di posizione ma una presa di posizione emotiva la quale, a sua volta, spesso si rivela essere una presa non di posizione ma per i fondelli. Canetti, che ha scritto moltissimo e benissimo sulle masse, chissà che direbbe dei vari Je suis, o dei colori delle bandiere sulle foto dei profili! Nel periodo Bataclan, personalmente su Fb mi lanciai in una polemica minore, scrivendo che non ero proprio niente ma, se proprio dovevo essere qualcosa, preferivo essere Je suis Vernacoliere, ovvero il dissacrante mensile livornese che ne ha per tutti i colori politici e religiosi. Perché?!

Perché Charlie Hebdo, anche prima che il suo stile provocasse una tragedia che la sua stessa redazione ha subito – e questo non dimentichiamocelo, prima di scagliarci contro di loro per il fatto che adesso hanno preso in giro l’Italia terremotata: non si può certo dire che le loro scelte non le pagano – era così. Non ha fatto un passo falso davanti a Maometto; la linea editoriale, quella era. Ad esempio, la Madonna veniva perculeggiata senza grossi problemi. E perché, che problemi ci dovrebbero essere, direte voi? La Madonna è roba nostra, da occidentali emancipati! Eh no, cari miei. Perché anch’io sono agnostico come un po’ quasi tutti – consapevoli o inconsapevoli – ma esistono cattolici veri, e non solo di facciata, di cultura. La civilizzazione approssimativa, non colta individualmente, ha questo pessimo risvolto: porta a dare per scontate tutta una serie di cose che, a seconda del grado di (presunta) emancipazione, destano scandalo tanto nell’emancipato – che potrebbe ormai anche accoppiarsi con una tricheca sposandosi attraverso un rito delle isole Fiji e combattere per adottare, in seguito, un cucciolo di medusa e lasciargli infine tutto in eredità (compresa la mamma grassona!) – quanto nel meno emancipato (scegliete pure la definizione: provinciale? Contadino? Insomma, l’emancipazione grossolana è un po’ classista, se non razzista), che ancora ci tiene, al crocifisso nell’aula della figlia. E rispetto a loro, la Madonna è quella che è vergine, ossia: rappresenta un Dogma che sta alla base del mistero della Fede cattolica.

Il Vernacoliere, rispetto al caso musulmano, si comportò invece così:

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Bene. Io pensai che (per paradosso, vista la comunicazione, come dire, sanguigna del Vernacoliere!) era molto più elegante, come satira. Si può satireggiare, ma una questione di gusto è sempre in campo. Se i cattolici, i musulmani o i Figli di Bubba sono sensibili e ritengono importanti alcuni aspetti del loro credo, non si tratta di vietarne la satira. Si tratta di una questione, ancor più che di gusto, di educazione: prendete un vostro amico a cui (non sia mai) succede una disgrazia vera. Ecco, in quel momento, invece di giudicare da lontano, avete palpabile il dolore di una persona cara. Vi va, in base al principio che la satira può smitragliare su tutto, di non avere pietà?! Chiedetevelo! Perciò, scrissi Je suis Vernacoliere: ha seguito una scelta estetica che trovavo più affine alla realtà, nel momento in cui la realtà siamo noi, e non dei lontani morti in Francia, Siria o quant’altro. E si sa benissimo: la libertà e l’emancipazione sono culturalmente prodotti in buona parte francesi rivenduti a tutto l’Occidente; croce e delizia dei galli è esagerare, su questo versante, dissacrare per dimostrare che sono sempre loro, i capofila.

Quindi, sto recisamente per affermare che a tutto c’è un limite? NO! Proprio il contrario. La mia è una riflessione che cerca di riportare sul piano della carne viva di ognuno di noi casistiche che liquidiamo con il lato freddo del raziocinio e dell’emancipazione. Se invece imbraccio il principio che sostiene la satira in quanto tale, la satira deve poter passare su tutto. E Charlie Hebdo non ha ragione o torto, ma semplicemente esercita un suo diritto: una linea editoriale, che fa bene a difendere finché ci crede. E trovo molto stupido arrabbiarsi perché adesso con Amatrice è “toccato a noi”, quando Charlie Hebdo non ci ha certo presi di mira; è solo che si comporta così, su tutto! Come coloro che si scagliano contro la Chiesa (per tornare su uno dei temi sensibili: tutto è intrecciato), cattiva perché vuole che i figli siano biologici. Ma insomma, è come andare dal macellaio e incazzarsi perché non è in vendita il seitan! L’errore, la confusione, perciò, per me sono solo il frutto di un equivoco: quando un credo, una rivista, un modo di vivere hanno scelto le loro regole, non si può chiedere loro di cambiarle, perché sono le loro! Rivolgeremo lo sguardo altrove, se non siamo d’accordo! Voglio disperdere il seme quanto mi pare?! Bene, lo farò, ma non posso pretendere che la Chiesa sia d’accordo con me, dal momento che sostiene il contrario. La satira di Hebdo è senza pietà? Non lo compro. E francamente, la prima vignetta, quella con le lasagnes, era né più né meno non molto riuscita, stop. La seconda, invece, mi trova d’accordo: cari italiani, se le vostre case cedono ai sismi mica è colpa nostra, ma della mafia! Ora, so che mafia è approssimativo: è una sineddoche, una parte per il tutto che sta per ogni zozzeria italiana. Si può sostenere non sia così?! Insomma: il ibero arbitrio è ciò che abbiamo in dote quando una religione, una linea politica, un genere musicale hanno regole ferree. Il resto non conta niente. Altrimenti, si va a un concerto di musica da camera e si inizia a urlare: «RUOCCHENRRRRROOOOOOOOOOOLLLL! Dai, un pezzo degli Slayer, daiiii!»

Ed è nonostante tutto prezioso – anche se spesso il risultato è una vignetta infelice – avere organi di stampa etc disposti a mettere tutto, ma proprio tutto, anche le tragedie, sullo stesso piano. Si tratta di una ribellione contro l’assurdo. L’Universo, o Dio, o gli Dei, o i marziani, o il Caso non hanno pietà; qualcuno che da essere umano prova a fare altrettanto cade in errore, pecca di gusto e così via; ma – come si usa scrivere spesso, ultimamente, su Fb – “accetta la sfida”; e risponde del pari. (Truman Capocchia)

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