Ispettore Callaghan, il piano blues è tuo

Cinema

Ora, sinceramente: chi l’avrebbe predetto che Clint Eastwood sarebbe diventato uno dei migliori registi di questi anni?! Meglio così, comunque. Anche perché il né brutto né cattivo ha una passione, da sempre: la musica, e in particolare il pianoforte, più in particolare quello blues ed ancor più in particolare tutto, dal ragtime in su. Il piano lo suonicchia, come lui stesso ammette, ma a parte qualche disco o soundtrack di alcuni dei suoi film è il figlio, ad aver intrapreso questa strada seriamente, firmando ad esempio la colonna sonora di Invictus; se ascoltate il tema principale, dev’essere un lembo d’Italia leonina rimasto addosso ai cromosomi del buon Clint: è ‘O sole mio meno quel paio di note che permette di non far dire «plagio!».

Rimane una bella fortuna che sia un grande regista, perché a questa passione Eastwood ha dedicato ormai già parecchi anni fa una specie di documentario, parte di un progetto più ampio sul blues prodotto da Scorsese che, per parte sua, ha affondato le mani sulle roots fino al Mali; e dico una specie poiché, di fatto, è un atto d’amore intitolato semplicemente Piano blues. Eastwood chiacchiera con Ray Charles che gli spiega come ha iniziato, per poi  mandare l’ex Callaghan in brodo di sollucchero, palpabilmente, ponendo le dita sul piano; o con Dave Brubeck, esecutore dopo l’intervista di due brani ol’ style elegantissimi, che si possono godere osservando da vicino le sue mani lunghe, sciamaniche, quasi da fantasma. Più generazioni a confronto: c’è professor Longhair come c’è Dr. John e ci sono filmati d’archivio, a più non posso, da Art Tatum a Oscar Peterson.

Ma è inutile parlarne, va soltanto visto, perché la grandezza di Piano blues è nel suo essere, paradossalmente, amatoriale: il regista di Un mondo perfetto, Mystic river o American Sniper si spoglia delle sue doti per lasciare tutto il campo a un mondo che ama, mescolando i suoi incontri ai filmati, fino a una carrellata di foto sonore d’epoca che solo un appassionato del genere ammucchierebbe insieme, come a dire: adesso rimetto indietro di un minuto e mi riguardo quelle maledette mani, finché non riesco a strappar loro quell’accordo incredibile sulla seconda battuta del brano! (Lu po)

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