Io lo conoscevo bene, Silvio Berlusconi…

Cinema

Nel 2013 la rivista con la quale all’epoca collaboravo mi assegnò questo compito: c’era da intervistare Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella, autori del documentario S.B. Io lo conoscevo bene, dove S.B. è ovviamente Silvio Berlusconi: questo quel venne fuori.

L’espressione secondo la quale Berlusconi sarebbe, come trasversalmente definito da detrattori e amici, uno “straordinario comunicatore”, ha sempre instillato il dubbio, nel sottoscritto, se piuttosto, in ogni altro posto del mondo, lo stesso non sarebbe meno prosaicamente definito come “cretino”, o “sfacciatamente volgare”, se non come “maleducato patentato”; anche di questo abbiamo parlato con Giacomo Durzi e Giovanni  Fasanella,  che con il documentario S.B. Io lo conoscevo bene, prodotto da Kinesis Film, partecipano al Festival Internazionale del film di Roma.

Per fugare ogni dubbio, Fasanella ci spiega che “è necessario distinguere tra il politico, che con geniali operazioni di marketing ha dimostrato di saper intercettare umori e sentimenti, e l’individuo, con una cultura della personalità smisurata, nessun senso dello Stato, e quindi inadatto a governare una nazione”.

Il politico e l’individuo sono quindi protagonisti del documentario in questione, nel quale a parlare di lui sono i suoi ex amici, come quella Gabriella Carlucci che in passato lo definì “un mito per i miei figli, perché parla una lingua che loro conoscono, racconta le barzellette ed è anche super potente da un punto di vista sessuale”, ma che nel novembre 2011 ha abbandonato l’amato mentore per aderire all’UDC (e Berlusconi, straordinario comunicatore ma non troppo originale, l’ha soprannominata Gabriella Carlucci Iscariota).
Interessante è quindi l’approccio tramite cui l’ex presidente viene raccontato: spiega Durzi che “uno sguardo sulle vicende giudiziarie ci appariva scontato, poiché inflazionato, e poco utile, dato che sono pochissimi i processi giudiziari che riguardano Berlusconi arrivati a sentenza; allo stesso tempo, le testimonianze dei detrattori sono già state ampiamente utilizzate, ecco perchè ci sembrava interessante raccontare il personaggio sotto un punto di vista antropologico,  storico, tramite le parole di coloro che di lui si sono fidati per anni, salvo poi, arrivati ad un certo punto, sentirsi traditi dalle vecchie aspettative”.

Il rischio che alcuni dei personaggi intervistati (alcuni nomi: la stessa Carlucci, Giuliano Ferrara, Paolo Guzzanti, Paolo Cirino Pomicino, il responsabile di Gladio Francesco Gironda) abbiano potuto approfittare dell’occasione per rifarsi una illibatezza umana e politica sembra non esistere, poiché come afferma Fasanella “le interviste sono state fatte quando Berlusconi era ancora al governo, ovvero prima delle dimissioni del 2011, quando cioè, nonostante la sua immagine sul piano internazionale risultasse già compromessa, aveva ancora in mano le leve del potere”.

Il dubbio che rimane è quello sulla sincerità, cosciente o meno, delle testimonianze raccolte: nel 1975, De Felice spiega nel libro Intervista sul fascismo (ed. Laterza) che “le testimonianze orali sono cose sfuggenti, imprecise e falsate dal senno del poi e dalle preoccupazioni di vario genere”. Il medesimo rischio, come ovvio, si corre per documentari di questo tipo, e sono proprio Durzi e Fasanella ad ammetterlo: “il problema esiste, ma è necessario considerare che il nostro film è soltanto un primo timido tentativo di storicizzazione del personaggio: timido perché è ancora molto presto per storicizzare una figura in realtà ancora effettivamente presente come quella di Berlusconi,  per il quale ogni giudizio rischia, comprensibilmente, di esser condizionato dall’aspetto emotivo”.

Risulta infine di un qualche interesse capire per quali motivi i personaggi intervistati abbiano garantito a Berlusconi anni di fiducia incrollabile, ed a questo proposito Fasanella ha le idee chiare: “domandare ai personaggi intervistati perché non abbiano abbandonato Berlusconi già anni fa è lecito, ma sarebbe utile chiedersi anche quali sono state le opposizioni e le alternative politiche a questa situazione. L’antiberlusconismo politico e mediatico ossessivo, maniacale, ha sempre contribuito a cementare il blocco del centrodestra, spingendosi a punte estreme che hanno reso Berlusconi addirittura credibile”. (P.)

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