Il sangue della Diaz e le parole di Fabio Tortosa: l’ennesima beffa

Storia e attualità

“Io sono uno degli 80 del VII nucleo
Io ero quella notte alla Diaz
Io ci rientrerei mille e mille volte”.

Con queste parole il quarantaduenne Fabio Tortosa (poliziotto del reparto mobile di Roma) commenta su Facebook la condanna della corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ha dato ragione ad Arnaldo Cestaro, una delle numerose vittime del massacro della Diaz, massacro al quale Tortosa prese parte insieme ai suoi colleghi del VII nucleo il 21 luglio 2001.

Dal sangue di Genova non è uscito nessun vincitore.
In quei giorni di luglio non ha perso solo lo Stato italiano, ma anche tutte le forze dell’ordine: una catastrofe morale e professionale incancellabile.
Quando partecipai al G8, la sera del 20 luglio incontrai un ragazzo pisano nello spiazzo allestito dal Social Forum per la notte; ci conoscevamo di vista, avevamo giri di amicizie diverse ma un paio di volte le nostre gruppate si erano incrociate per la città, una cosa inevitabile in un posto piccolo come Pisa.
Durante la manifestazione aveva avuto molta più sfortuna di me nel subire la violenza dei celerini: io me l’ero cavata con qualche manganellata, lui, purtroppo, era stato massacrato di botte ed umiliato pesantemente… in caserma due agenti gli pisciarono in testa.
Il padre, un poliziotto calabrese residente da anni in Toscana, non aveva opposto la minima resistenza alla volontà del figlio di partecipare al G8.
La settimana seguente agli scontri di Genova li vidi entrambi seduti ai bordi della statua di Piazza Garibaldi a Pisa. Il ragazzo aveva l’orecchio fasciato ed un ematoma all’occhio; si guardava costantemente alle spalle impaurito e non riusciva ad alzare la testa per guardare le persone negli occhi; il padre invece sembrava una molla impazzita; giocherellava febbrilmente con l’orologio e dondolava in continuazione le gambe.
Il tema della conversazione fu -ovviamente- la manifestazione.
Mentre stavo raccontando il modo in cui ero riuscito ad andare via da Genova la sera del 21, il padre, di botto, si alzò in piedi ed iniziò a chiedermi scusa.
Non ebbe remore nel comunicarmi tutta l’amarezza portata nel cuore per le azioni della Celere: era schifato dalla brutalità dei suoi colleghi e si vergognava come un cane.
Il dolore più grosso non era legato esclusivamente al comportamento tenuto dalle forze dell’ordine, ma anche a quello che lui stesso stava vivendo tra le mura della propria questura, il posto dove ogni giorno, da anni, andava a lavorare.
Era diventato un bersaglio mobile alla mercé dei suoi colleghi, disgustati dalle pesanti critiche che aveva rivolto verso la gestione della manifestazione e dalla presenza di suo figlio al corteo: come sgarro gli avevano fatto sparire la scrivania dall’ufficio, lasciando in bella vista un foglio di carta strabordante di offese, tra le quali “comunista infame“.
Figuriamoci… comunista io… ho votato DC per quasi 30 anni” diceva sconsolato.
In questura non era l’unico contrario al lavoro svolto dai colleghi presenti a Genova, ma gli altri tenevano celato il loro disappunto per paura e convenienza.
Provai un’immensa compassione per lui.

Sarebbe idilliaco vivere in un mondo dominato dalla pace, un mondo popolato da miliardi di cittadini in grado di auto-regolamentare la società senza aver disperatamente bisogno di una difesa statale organizzata in corpi militari.
Questa, purtroppo (a giudizio personale), rimane una mera utopia: bella da sognare, ma impossibile da attuare.
Le forze dell’ordine, che ci piaccia o meno l’idea, sono necessarie in una società gestita e vissuta come la nostra.
Nutro una forte stima per chi sceglie di dedicare la propria vita all’arma con il solo scopo di servire ed aiutare i cittadini, svolgendo il proprio lavoro con fare missionario, senza abusare mai della propria posizione.
Esistono persone così, ed ho avuto la fortuna di conoscerne qualcuna: gente che ha scelto di indossare una divisa e non si è ritrovata in quella posizione solo per precarietà lavorativa o per il gusto del potere.

La dichiarazione di Fabio Tortosa è un affronto a chi è stato massacrato al G8 ed un pesante sfregio a quello che dovrebbero rappresentare le forze dell’ordine.
Nel leggere le sue parole c’è chi ha gonfiato ancor di più il petto sorridente e fiero; intanto la spaccatura tra il semplice cittadino e le forze dell’ordine continua ad allargarsi, aumentando il disagio provato da molti italiani in prossimità di un agente.
C’è qualcosa di strano nell’avere timore di qualcuno che ha come scopo primario il proteggere i cittadini…

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone
7 Comments
Leave a response
  • fulvio
    17 aprile 2015 at 15:09

    dai Karim, non fare il fazioso
    non ti fermare a quelle 3 righe. ascolta tutte le altre dichiarazioni, almeno provaci

    le parole sono forti ma sono state fraintese
    lui non è stato uno di quelli che ha “torturato” alla Diaz.
    gente che è stata indagata è ancora in servizio. gnamo…

    • Karim Qqru
      17 aprile 2015 at 19:15

      Ciao Fulvio, il senso dell’articolo è proprio NON andare esclusivamente contro Tortosa come uomo, ma sottolineare il distacco ormai dilagante tra forze dell’ordine e polizia. Curioso che tu mi dia del fazioso… dopo questo articolo sono arrivate non so quante mail su quanto questo articolo sia troppo a favore delle forze dell’ordine… posto davvero curioso l’Italia, dico seriamente. Per le altre dichiarazioni di Tortosa intendi “spero che Giuliani lo rifiutino anche i vermi?”. Ha detto una serie di cazzate pesantissime senza possibilità di fraintendimento. Riguardo agli indagati purtroppo li ho presenti, alcuni li ho anche visti durante i processi che ho seguito direttamente, anche in aula.
      Sai perchè il G8 è un unicum? Perchè saltò completamente la logistica militare e venne fuori la perversione dei singoli, che, spessissimo, senza ricevere ordini precisi massacrarono la gente per pura cattiveria e perversione.
      E guarda, sono la persona più distante dal motto ACAB, rispetto moltissimo chi lavora nelle forze dell’ordine con serietà, passione e voglia di servire i cittadini e credo che Tortosa abbia fatto un torto enorme anche a loro.
      P.S. Alcuni di quelli presenti alla Diaz si ricordano la sua faccia, ed il suo accento mentre prendeva a calci in testa… e non voglio andare oltre. Ciao.

      • fulvio
        17 aprile 2015 at 19:35

        come sempre sei gentilissimo e educato nel e come rispondi

        si, il termine fazioso forse non è appropriato.

        il caro Tortosa voleva dire che rientrerebbe alla Diaz “per fare quello che lui ha fatto, ossia nessun atto contrario alla norma” e ha condannato anche coloro che hanno commesso quell’ingiustizia. quanti hanno ascoltato queste dichiarazioni?
        troppo facile fermarsi a quelle frasi e gettare merda.
        tutto qui.

        certamente sono molto più gravi le frasi su Giuliani (per cui si è scusato), quelle avresti dovuto mettere in testa all’articolo…

        qui l’intervista a cui mi riferisco. guardala:
        http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/trombetta-io-poliziottto-alla-diaz-lo-rifarei_530072.html

        ciao

        • Karim Qqru
          17 aprile 2015 at 20:12

          Ciao Fulvio.
          Il servizio delle Iene l’ho visto questo pomeriggio, avevo comunque precedentemente letto online le dichiarazioni principali rilasciate nella trasmissione.
          Quell’intervista è stata fatta dopo il polverone scoppiato a causa della triste uscita di Tortosa, e, a giudizio personale, è stato semplicemente un salvataggio in corner voluto moltissimo anche dall’Arma, che (giustamente) ha le scatole giratissime per la figura barbina che F.T. ha fatto fare alle Forze dell’Ordine tutte. Si è beccato quasi sicuramente una bella lavata di testa.
          Vedi, il fatto è questo: quando un politico, un membro delle istituzioni o un agente “piscia fuori dal vaso”, automaticamente, nei giorni seguenti, appare magicamente un’intervista nella quale si palesa l’esistenza di un colossale misunderstanding.
          Tortosa alle Iene è stato molto abile e (forse, anzi… spero, ma la vedo ardua) con tutto questo casino si è reso conto della gravità del suo atteggiamento.
          Ma non gli credo. Troppe volte ho sentito dichiarazioni allucinanti poi smentite con occhi da cucciolo bastonato… non riesco più a fidarmi.
          Vedi, quella frase fa parte di un contesto ancor peggiore, nel quale si profila un personaggio di un certo tipo. Ha fatto tutto lui con le sue mani, scrivendo una frase peggiore dell’altra… diventa difficile credere alla sue scuse.
          Ci sta il momento di rabbia e la vena che si chiude, in più l’ambiente militare si avvinghia ad un’unione cameratesca difficile da capire per un civile… ma questo, a giudizio personale, è comunque TROPPO.
          Ciao, buona serata.
          K.

  • 17 aprile 2015 at 15:15

    io le ho lette tutte. cosa ci sarebbe di frainteso?

  • Lu po
    17 aprile 2015 at 18:46

    Non mi esprimo riguardo a Tortosa, non ne so abbastanza. La concezione, la prospettiva e il sostrato dell’articolo, però li condivido. Molto bello.

  • alessandro morelli
    17 aprile 2015 at 20:12

    Riguardo alla cattiva interpretazione…e’ un paraculo e basta. Poi continua a fare l’omertoso quando gli viene chiesto chi, se non loro, compi’ il massacro.

    Uno dei quattro che uccisero Federico Aldrovandi fece una cosa simile…insulti e cose abominevoli diretti alla madre della sua vittima tramite facebook…poi espose ai media una ritrattazione palesemente suggerita da un avvocato che, se non ci fosse di mezzo una tragedia, suonava esilarante.

    Questa sono dei sociopatici.

Leave a Response