Il pendolo di Youporn: Umberto Eco, le lezioni americane e il porno

Storia e attualità

Nell’editoria italiana le raccolte di conferenze e lezioni sono episodi sporadici, e a un primo scavo tra i cataloghi vengono fuori pochi titoli, per quanto fulgidi: le Lezioni di letteratura di Nabokov, la Biblioteca inglese di Borges, Letteratura come utopia di Ingeborg Bachmann, La letteratura e gli dei del paròn Roberto Calasso, le chicche di Richard Feynman e poco più.
Si fa notare perciò come da qualche anno sia sorto un piccolo sottogenere, trasversale alle case editrici, che a intervalli sempre meno sporadici si arricchisce la collana di un nuovo titolo: le lezioni americane.

Se la parola sottogenere suona eccessiva, è innegabile come, dopo la ormai lontana edizione della Studio Tesi della Poetica della musica in forma di sei lezioni di Stravinsky, in pochi anni sia uscita una piccola pila di volumetti nobilitati agli occhi dei lettori dalle Lezioni americane originali di Italo Calvino, che invitato ad Harvard per tenere le sei Charles Eliot Norton Lectures per l’anno accademico ’85-’86 fece in tempo a scriverne cinque prima di morire prematuramente a causa di un ictus il 9 settembre del 1985, a pochi mesi dall’inizio del soggiorno negli Stati Uniti.

Vuoi per la loro bellezza, vuoi per la loro aura testamentaria, le Lezioni americane sono l’opera che gode anche nei paesi anglosassoni di maggior diffusione tra tutti quelli nati dalle Norton Lectures – e non si può dire che la concorrenza sia mai mancata, con relatori come Thomas Eliot, Igor Stravinsky, Erwin Panofsky, John Cage, Northrop Frye, Luciano Berio, Jorge Lusi Borges, Harold Bloom, John Ashbery, Toni Morrison; e mentre delle lezioni di Robert Frost e Thorton Wilder non resta neppure traccia del titolo, quelle di Leonard Bernstein ed Herbie Hancock sono disponibili su Youtube.

 

Non tutte le lezioni americane sembrano imprescindibili. Pubblicizzato da Einaudi con la bandella «Le lezioni americane di Pamuk» Romanzieri ingenui e sentimentali è un libro senza infamia e senza lode; La lezione dei maestri di George Steiner conta un indice di oltre seicento nomi citati in 190 pagine scarse, che si risolvono in un lungo gossip che ripropone il dubbio se Steiner sia l’uomo più colto del mondo o un campione di vuota erudizione; in L’invenzione della poesia Borges fa il Borges, con i suoi tormentoni sulle metafore islandesi e sull’Odissea e Mallarmé. Denso e bellissimo è inveceLa testimonianza della poesia di Czesław Miłosz, forse il vertice della collezione – con buona pace di Calvino – come pure il rielaborato La musica sveglia il tempo di Daniel Barenboim.

Resta infine da citare Sei passeggiate per i boschi narrativi, le Norton Lectures tenute da Umberto Eco nell’anno accademico ’92-’93 e riunite in volume l’anno seguente. Nel corso delle sue lezioni Eco indaga la presenza e il ruolo del lettore nell’opera letteraria e le interferenze tra il mondo e la narrativa.
Sin dall’apertura in omaggio alla memoria di Italo Calvino, Sei passeggiate per i boschi narrativi intesse un dialogo sotterraneo con Lezioni americane; ma il più sfacciato e continuo dei dialoghi le Passeggiate lo hanno con le contemporanee Bustine di Minerva, la rubrica dell’Espresso che Eco tenne fino alla morte, molte delle quali verranno incluse nell’omonima raccolta del 1999 e in altri volumi miscellanei.
Chi confrontasse le Bustine del ’92-’93 con le Passeggiate troverebbe un fitto rimpallo di temi che passano da un volume all’altro, tanto da far pensare che le Bustine siano state un primo abbozzo delle conferenze di Harvard, o che quantomeno le rifornissero di polpa.

Leggiamo ad esempio nelle Passeggiate:

Tempo fa, cercando di spiegare perchè Casablanca fosse diventato oggetto di culto, ho avanzato l’ipotesi che una condizione del culto e del successo sia la ”sgangheratezza” dell’opera.

Pigliamo poi le Bustine di Minerva, e a pagina 239, nell’articolo intitolato Libri sgangherati, leggiamo:

Ma tempo fa, cercando di spiegare perchè Casablanca fosse diventato oggetto di culto, ho avanzato l’ipotesi che una condizione del culto e del successo sia la ”sgangheratezza” dell’opera.

Uno studente con l’orecchio giusto potrebbe a questo punto chiedersi quale sia la fonte originaria di quel Tempo fa, se ci sia mai stata davvero o se non sia una semplice invenzione retorica. Da simili inezie si possono cavare delle tesi di laurea, si sa –  ma continuiamo a leggere l’articolo:

In un saggio memorabile Eliot aveva azzardato che questa fosse anche la ragione del successo dell’Amleto, […].

Torniamo alle Passeggiate e leggiamo:

Ma in un saggio famoso Eliot aveva azzardato che questa fosse anche la ragione del successo dell’Amleto.

Raramente il gioco delle differenze è stato tanto facile.
Un terzo elemento comune alle due versioni è il riferimento alla sgangherabilità del Rocky Horror Picture Show, che solo in confidenza coi lettori italiani viene definita un’immonda schifezza.     Ai suoi tempi Katherine Mansfield inviava al marito e al proprio amante le stesse lettere, facendo economia di parole e massimizzando i risultati. Allo stesso modo Eco riuscì per diverse settimane a far fruttare su due campi lo stesso seme.

La terza conferenza delle Passeggiate si intitola Indugiare nel bosco ed è dedicata all’indugio letterario, complementario alla rapidità celebrata da Calvino. Chiunque abbia abbandonato la Recherche si è chiesto perché Proust impieghi trenta pagine per descrivere Marcel che si gira e rigira nel letto; partendo dallo stesso dubbio, e dopo una girandola che tocca I promessi sposi, Mickey Spillane, Ian Fleming e gli spazi bianchi di Flaubert, si tocca un tema col quale moltissimi di noi hanno piena confidenza quotidiana ma scarsa sensibilità analitica, ed è su questo gradino che il Professore inciampa con tutta la barba: la pornografia. Passato a esempi tratti dall’arte visiva, Eco enuncia una legge che permetterebbe di distinguere un film che contiene atti sessuali espliciti da un film pornografico vero e proprio:

quando in un film due personaggi impiegano, per andare da A a B, lo stesso tempo che impiegherebbero nella realtà, abbiamo la certezza di trovarci di fronte a un film – naturalmente ci vogliono anche gli atti sessuali.

In altre parole, mentre in 9 songs di Michael Winterbottom il tempo della fabula e della visione non coincidono – giacché il film stesso dura meno di uno dei qualsiasi concerti ripresi -, in Ispettrice Callaghan: il cazzo storpio è tuo l’idraulico svita la borchia del rubinetto nello stesso tempo che impiegherebbe un idraulico reale – e questo nonostante le distrazioni incombenti. Questo accadrebbe perché

[…] un film porno è concepito per compiacere lo spettatore con la visione di atti sessuali, ma non potrebbe offrire un’ora e mezzo di atti sessuali ininterrotti, perché è faticoso per gli attori, e alla fine sarebbe tedioso per gli spettatori. Occorre dunque distribuire gli atti sessuali nel corso di una storia. Ma nessuno ha intenzione di spendere immaginazione e denaro per concepire una storia degna di attenzione, né lo spettatore è interessato alla storia perché attende solo gli atti sessuali.

Qui Umberto Eco infila due ingenuità di fila, che sfocano l’oggetto e mandano fuori calibro le conclusioni tratte.
Prima di vederle bisogna pur tener conto della prospettiva di un uomo nato nel 1932 che esprime le sue riflessioni sul tema nel 1993. L’errore è veniale. Nel 1995 scriverà la Bustina intitolata Cronaca di una notte di peccato, dimostrando di non aver chiuso con l’argomento. Ma i primi siti di video sharing nasceranno solo nel 1997. Tra questi Xvideos.com, nobiledecaduto a un pur sempre rispettabile 137° posto tra i siti più cliccati al mondo. Xvideos vive e gode insieme a noi.

Nel 1993 Umberto Eco non poteva ancora verificare che il limite castrante della pornografia stava nei supporti e nei mezzi di diffusione allora disponibili, ovvero il cinema e le VHS, che la riportavano entrambi alla forma-film, con una determinata durata (di solito attorno all’ora) e la necessità che non diventerà mai virtù di dover dare uno uno straccio di coerenza la sequela di copule, ingroppamenti, mucchi selvaggi e suggimenti senza nesso. Non chiamiamola trama e non chiamiamoli dialoghi.

Con le possibilità del web il cinema subisce un mutamento nella fruizione: se Youtube permette di sgangherare Amici miei in singole scene che possiamo vedere a nostro capriccio, Youporn dà finalmente al porno la misura ideale, il cortometraggio, un breve spazio dove si consuma una singola scena-fantasia erotica, libera dalla necessità innaturale di una cornice narrativa. Il pompino fine a se stesso, il pompino per il pompino.

Il secondo corrige che potremmo rivolgere a Umberto Eco parte dall’affermazione secondo cui il porno è concepito per compiacere lo spettatore con la visione di atti sessuali. Dire ciò significa scambiare il porno per qualcosa che non è trattandolo alla stregua del cinema, sottraendogli la componente interattiva che ne svela la natura sorgiva e profonda: il porno serve a far masturbare lo spettatore, e a nient’altro. Un porno che non passi attraverso la fase dell’eccitazione, dell’empatia con l’atto rappresentato, spesso pensato per solleticare una determinata fantasia erotica, un porno che si possa guardare coi pantaloni allacciati è un porno fallito, inutile, da disprezzare. L’utente di Pornhub, di XHamster, di Brazzers, di RedTube non sta cercando compiacimento visivo o semplicemente erotico. Sta cercando cinque minuti di stampella per masturbarsi sognando per un secondo di essere preda/predona di Ariella Ferrera.

A proposito delle parole belle e delle parole brutte Umberto Eco scrisse: Su La Stampa Camon trova belissimo ”amante” e sgradevole ”moglie”, ma io non riesco a liberarmi dai ricordi piccolo-borghesi della mia infanzia in cui con ”la sua amante” si designava una signora vistosamente truccata ed eccessivamente impellicciata che si incontrava con un commendatore grasso in uno squallido bar di periferia davanti a un vassoio di cioccolatini al liquore. Un ricordo che ci dice qualcosa sul velo che non fece vedere al Professore il porno nella sua volgarissima e igienica funzione di orinatoio sessuale. Ahinoi, a tutt’oggi è il solo vantaggio che abbiamo accumulato su di lui. (Palinuro)

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone

Leave a Response