Storia e attualità

IL NULLA FORMATO ESTATE

E la chiamano estate, questa estate che ci cola fra le gambe. Un’estate fa, la storia di noi due, per le strade mercenarie del sesso. L’estate addosso, calda come i baci che ho perduto: io sono ancora solo, non è una novità. Era d’estate, tanto tempo fa.

Abbiamo capito o stiamo cominciando a capire che, quando Accorsi era simpatico (prima, cioè, d’iniziare a fare l’attore seriamente) e diceva nello spot su un gelato Ciù gust is megl che uan!, si ha a che fare con un ricordo cronologicamente non così lontano, ancora allacciabile alle estati raccontate dai Vanzina coi capolavori del periodo di Sapore di mare; ma in un altro senso, trattasi di ricordo che risale a un’altra Era. Quel Ciù gust is megl che uan è archeologia tanto quanto  i madrigali, le anfore etrusche, le dentature degli ominidi: tutte cose che vengono studiate. Ma studiare per ri-comprendere l’estate nella Storia non è facile, perché l’estate è così rarefatta, e velocissima e lentissima al contempo. Rimane in me, gigante, il collegamento col concetto di Meriggio – quello di Montale e del perfetto quadro di Casorati ma, ancor più, della pittura metafisica. Non si vede bene perché i raggi solari accecano, la forza della temperatura preme sulle tempie e non permette di ragionare, qualsiasi cosa è nebulosa e avvolta nel sudore, nel torpore, nell’oppiaceo naturale che è l’estate. Si vorrebbe forse dormire, ma un’inquietudine – come la certezza di star perdendo qualcosa d’importante, anche se non si sa cosa – non concede neanche il sonno. La mia estate, probabilmente, è così: molto ma molto novecentesca. E la vostra?

Chi scrive non scrive da un po’ perché può capitare che gli impegni raddoppino, invece che scemare, se si è al mare – dove la vita del paese dura tre mesetti e il resto è la Morte Nera di Star Wars (solo nel nome, però; quella, almeno, era sempre attiva e faceva paura. Ma le località balneari d’inverno, sanno far paura anch’esse, a modo loro: appunto, inesistendo). E a volte chi è al mare e ha da fare è proprio al mare, che non va; poi, il giorno in cui ci va, si trova accanto a splendidi esemplari di giovani donne che intonano con la chitarra canzoni d’epoca. Chi siete, piccole? La perfezione formato adolescenza? Solo un sogno abbronzato targato Yamamay? Sirene al profumo di crema solare dalla cadenza romanesca? Beh, God bless you. Basta mare – troppo dolore!

Oppure, non cambia niente: il lavoro c’era e c’è e quindi, ci si va. Le ferie giungeranno. O sono giunte ma son già finite. Due giorni all’Elba? L’Adriatico, con le sue distese di sesso paventato? Il Sud, col suo essere Sud: una superiorità negli ultimi duecento anni dimostrata caricandosi il peso d’esser cenerentola economica e incubatrice di problemi. O ancora rimanere in città, rosolati a puntino per la calura infinita, in cerca di un po’ di rosmarino per aromatizzarsi e consegnarsi, infine, al miglior ristoratore del quartiere: «Prendetemi. Lasciate 1000 euro alla mia famiglia, li valgo tutti, son già cotto a puntino e il rosmarino è conficcato bene bene proprio lì; fate di me un solo ed unico boccone!».

Le Olimpiadi ora e gli Europei prima scandiscono il tempo di chi ne è interessato, come le sigarette fanno da metronomo a certi dialoghi infiniti, soprattutto se notturni; e lanciano strizzate d’occhio all’attualità, per far capire come oggi – l’Oggi – sia tutto collegato inesorabilmente, rendendo inabitabile il vecchio nido ch’era un tempo lo sport: epica, distrazione, aneddoti, storie, Storia, leggenda, vittorie, delusioni, elusioni, azioni. Ad esempio, l’atleta islamica di beach volley che invece di mostrar sode chiappette s’incaponisce religiosamente nel coprirsi; il judoka egiziano che non dà la mano a quello israeliano (Or Sasson, che avrebbe poi vinto il bronzo; ma che nomi belli hanno, gli ebrei? Mi fanno impazzire). L’attualità mondiale entra a gamba tesa e nessuno le fischia il fallo. Dall’altra parte, l’attualità becera – becera per chi la rappresenta, becera per i mezzucci, per la bassa qualità della comunicazione – della politica, italiana e non.

Ridete, se volete, di Trump: è il candidato di una delle due parti in causa che daranno il nuovo presidente dello Stato che guida ancora le nostre sorti! Potete farvi un trip pensando che Eastwood magari è il vostro idolo ma, così come appoggiò Romney, appoggia adesso il PelDiCarota miliardario. Forse alcuni di voi non capiscono perché i buoni del nostro cuore e i cattivi si mescolano così tanto fra loro, generando mostri percettivi. Beh, da questo punto di vista io preferisco questa nuova Era che ci mostra più verità rispetto a quella ideologica, con la sua visione tutto bianco/tutto nero (quando poi Churchill s’accordava con Stalin per battere Hitler: ma la differenza è che non lo si sapeva! Si teneva ancora a un garbo estetico, a un po’di ritegno in merito ai ruoli): i buoni e i cattivi sono splendidi nei film, ma la Realtà è complessa.

E ridete, se volete, di Renzi, sempre più vicino alla caricatura di se stesso: o lui o muerte, però! O di Roma, con la Raggi. Che sofferenza. Tutte barzellette che camminano: joke man walking. E la Riforma Costituzionale sì o no: grandissima caciara, ma nessuno – se non andiamo noi ad approfondire coi quotidiani, coi libri, e così via – che entra nel merito. Soltanto schieramenti per i quali si torna al discorso di cui sopra, al TuttoBianco falso tanto quanto è falso il suo compagno TuttoNero: La Boschi ha detto così? Allora voto no! D’Alessio smette di cantare se vince il no????! Come?!Beh, questa spero sia una bufala virale, sennò l’autogol è davvero troppo anche per noi vecchietti dal cuore tenero!

E poi scivolerà, l’estate, scivolerà via. I lagnoni che ora si lagnano dell’eccessivo caldo avranno di nuovo pane per i loro denti, perché improvviso giungerà il freddo e se ne potranno lamentar con gioia (Ma  una gioia sottesa: il lagnone è una fashion victim che invece d’appagarsi con un acquisto per poi esserne delusa e ricominciare con un altro acquisto, s’appaga della lagna solo nell’istante in cui la pronuncia; ed essendo quella, la sua soddisfazione, è la soddisfazione stessa a ingenerare la necessità del suo contrario, cioè la lagna. Detto questo – un questo molto attorcigliato – lo capite cosa fa, l’estate? Manda in pappa il cervello). Dunque? Dunque, mi si conferma fra le righe la versione novecentesca dell’estate: una bruma umida che toglie la ragione. Ma credo in voi: regalatevi un harmonizer e per il resto bonne chance, amici di penna! (Lester Bongs.)

 

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