Il giovedì nero di Milano: Ignazio La Russa e le sassate ai celerini

Storia e attualità

Milano, Via Bellotti.
12 aprile 1973.
Ore 18.30.

L’aria tersa di inizio primavera viene ripetutamente impregnata dal nero cenere dei candelotti lanciati delle forze dell’ordine verso i manifestanti: la corsa dei Missini e dei Sanbabilini verso lo sbarramento della celere rimbalza sul fumo che rende l’aria irrespirabile; gli scontri vanno avanti da ore ormai, ma la situazione invece di perdere forza ed animosità diventa sempre più tesa e violenta; una ricerca ostinata della tragedia.
Le urla dei manifestanti e le sirene della polizia improvvisamente vengono sovrastate da un boato enorme e crudele; in mezzo al fumo, lentamente diradato dal vento, si scorgono le sagome di due celerini crollare sull’asfalto.
Antonio Marino, ventiduenne appartenente alla seconda compagnia del terzo celere, non si rialzerà mai più; una bomba a mano modello SRCM Mod. 35, lanciata dai manifestanti di estrema destra, gli ha squarciato il torace e sfigurato il volto.

Il Giovedì nero di Milano sarà ricordato dalla Storia come uno dei cortei più violenti degli anni di piombo.
Il bilancio parla da sé: 35 feriti (26 appartenenti alle forze dell’ordine) tra i quali un ferito grave (il quattordicenne Giuseppe Cipolla, colpito da un proiettile calibro 7.65 al fegato), 64 fermi ed 11 arresti.
La manifestazione (non autorizzata dalla questura) era stata organizzata dal MSI (insieme a Destra nazionale e al Fronte della Gioventù) e prevedeva un comizio capitanato da Ciccio Franco, il condottiero dei Moti di Reggio Calabria del 1970, affiancato sul palco dal segretario generale del Fronte della Gioventù, uno studente siciliano di giurisprudenza chiamato Ignazio La Russa… volto ben conosciuto (e temuto) per la fitta presenza nei cortei lombardi più violenti dei primi anni 70.
Con la morte dell’agente Marino una parte della responsabilità morale cadde sulla folta chioma del ragazzo di Paternò:

Molti degli arrestati, infatti provengono da “Ordine Nuovo” e da “Avanguardia Nazionale” o hanno fatto parte delle SAM (squadre di azione Mussolini). Vi sono anche quelli del “Fronte della Gioventù”, l’organizzazione giovanile dell’MSI. Sembra infatti che Maurizio Murelli e Vittorio Loi abbiano chiamato in causa Ignazio La Russa, figlio del senatore missino Antonino La Russa, che da qualche mese è il segretario generale. Questi secondo i due arrestati avrebbe partecipato attivamente alla manifestazione di giovedì guidandoli all’assalto della polizia in due momenti […]” a San Vittore sono finiti accusati di radunata sedizione e resistenza alla forza pubblica, Romano La Russa, figlio del senatore missino Antonino la Russa (e ora Assessore alla Protezione civile, polizia locale e sicurezza – lo so che è ridicolo!) […]. Per gli stessi reati sono ricercati Gaetano La Scala e Cristiano Rosati Piancastrelli scomparsi da parecchi giorni e un terzo personaggio di cui non è stata rivelata l’identità. Secondo voci non controllate potrebbe essere Ignazio La Russa segretario del Fronte della Gioventù”
(La Stampa dom. 22 aprile 1973).

L’MSI cercò di dissociarsi dai fatti offrendo un premio di cinque milioni di lire come taglia per identificare i colpevoli. La lauta ricompensa spettò a Gian Luigi Radice, autore della deposizione e segretario provinciale del Fronte della Gioventù.
Dopo l’arresto dei colpevoli, il partito negò ogni rapporto con i giovani; nonostante Maurizio Murelli avesse in tasca la tessera dell’MSI e Vittorio Loi fosse noto per la sua accesa militanza missina.
I due furono condannati rispettivamente a 19 e 18 anni di reclusione.

La transumanza ideologica e partitica è una fulgida eccellenza nostrana.
Negli ultimi 40 anni la sfilata degli spiriti audaci, passati da novelli Bakunin ad ex rivoluzionari pentiti, è lunga e curiosa. Tra comunisti abbandonati alle cure benefiche dell’acqua santa padana, marxisti rinnegati ingrassati a dismisura e fascisti tristanzuoli per la calata di brache pseudo liberale, la storia odierna della nostra classe politica e dei rispettivi lacchè mediatici merita senza ombra di dubbio una nuova edizione Hasbro dell’ormai obsoleto Indovina chi.
La coerenza stolta e forzata non è una virtù; tutti cambiamo, nel bene e nel male. Con lo scorrere del tempo gli ideali si stiracchiano e con essi il ricordo dei nostri comportamenti giovanili, spesso armati di un fuoco ingenuo ma incredibilmente onesto.
Vedere Ignazio La Russa incitare costantemente la purga del manganello durante i cortei è l’ennesima conferma di come la politica tricolore sappia fare abilmente leva su uno dei maggiori difetti italiani: la brevissima memoria storica.
Perché, in fondo, domani è un altro giorno.

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